Sevy Blog: ovvero il mondo va, ma io non lo seguo...
SevY blog e' un piccolo spazio nella grande rete dove scrivo qualche pensiero ogni volta che non capisco piu nulla...
Nome: "Sevy" Sebastian Valmont
Sono un "normalissimo uomo anormale" reso ancor piu normalmente anormale dalle donne. In questo blog infatti ho deciso di mettere a nudo quello che io chiamo "il Sevy Pensiero", ovvero le mie idee piu vere e spontanee sulle donne, sperando che un giorno qualcuna di loro possa davvero capirle. Non a caso la mia vita e la mia persona possono definirsi praticamente identiche aa quelle del personaggio di John "J.D." Dorian del serial TV Scrubs. Insomma non posso dire alto che ...but I can't do this all on my own, no I know... I'm NO Superman!
La mia filosofia, e quindi la filosofia del mio blog, è parlare sempre di cose realmente accadute. Mai troverete, infatti, nei miei scritti qualcosa che non sia verificabile al 100%. Questo però, pur essendo una bella cosa, rappresenta un limite alla libera narrazione dei fatti, per ovvie cause di privacy. Quindi onde evitare denunce in base alla Legge sulla privacy n. 675 del 1996 (Artt. 1 - 29), sono costretto, mio malgrado, a sostituire i nomi veri con nomi di fantasia. Per il resto, tutti i fatti che leggerete su queste pagine sono storie vere. Che non significa necessariamente verosimili...
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«Pablo Neruda ha detto che
il poeta quello che ha da dire, lo dice in poesia,
perchè non ha un altro modo di spiegarlo.
Io, che faccio l'architetto, la morale
non la predico: la disegno e la costruisco.» Renzo Piano - Architetto
«L'architetto è un ingegnere che non sa la matematica,
l'ingegnere è un architetto che non sa cos'è l'arte;
non importa che tu sia ingegnere o architetto,
non ti occuperai ne di matematica ne di arte,
solo di Autocad.» Pippo Chennedy - Presentatore
Non scrivo sul mio blog da ormai 3 mesi e piu. Non è per mancanza di volontà, ma per mancanza di tempo forze e sopratutto di morale. Sono capitate un po di cose ultimamente, tra cui un'operazione di mio padre che stava per trasformarsi in tragedia. Ma l'importante è che ora sta bene, e che le cose ora vanno decisamente meglio.
Ho deciso di cominciare questo nuovo anno ancor meglio di qualsiasi anno precedente, ovvero con un obiettivo ben preciso in mente: fare le cose senza perdere tempo. Realizzare, concretizzare. E comincio dal mio blog, scrivendo un post che avevo promesso a quei pochi, pochissimi lettori che mi seguono.
Ragazzi giuro che c'ho provato a scrivere questo pezzo con tutti i crismi e carismi dello scrittore. Ho buttato via almeno una ventina di pagine del mio block notes durante il viaggio per la Biennale di Venezia in ottrobre e durante lunghi pomeriggi in ambiti meno felici a novembre, ma non è servito a nulla. Io scrivo di getto, con tanto di errori ortografici ed omissioni di punteggiatura. E' l'unico modo in cui so scrivere, in cui so amare e in cui so vivere. Sono diretto e spontaneo, non posso farci nulla.
Quindi allacciate le cinture di castità e buttiamoci nell'ennesimo reportage di vita vissuta di questo Hank Moody di provincia, con tanto di Keglevich alla menta a suo fianco e marlboro Light in bocca.
La Donna Intelligente.
L'architetto è un essere strano.
Si dice che l'architetto è colui che non è abbastanza sfigato ehm... portato alle materie scientifiche per fare l'ingegnere, e non abbastanza frocio ehm... trendy per fare lo stilista. E' quell'essere che studia per 5 anni la sedia di Charles Mackintosh e poi compera i mobili all'IKEA. E' quel tizio che ti costruisce una meravigliosa casa tutta in vetro e legno, tanto bella quanto scassinabile dall'ultimo dei ladruncoli di quartiere, eppure al contempo l'architetto è una persona capace di leggere dei significati reconditi sia nella materia che nelle idee. Ma non è detto che tali idee debbano essere perforza coerenti...
Infatti, io studio architettura.
E ricordo come fosse ieri la prima settimana di corsi all'università, quando incappai un un libricino di millesettecentoquarandadue pagine dall'accattivante titolo di "Storia dell'arte italiana Vol. 1-2-3" scritto da tale Giulio Carlo Argan che, guarda caso, non era manco un architetto. Sul mattone cartaceo, verso metà del secondo tomo, lessi una cosa che avrebbe cambiato la mia concezione dell'architettura per il resto della vita:
"il paradosso dell'architetto"
In buona sostanza egli dice che la figura dell'architetto non serve a nulla, perchè per quanto possa progettare in maniera perfetta, l'unico modo in cui egli può verificare la bontà del suo progetto è metterlo in opera, in modo da individuare tutti i difetti dell'immobile e corregerli con un secondo progetto. Unico problema è che il progetto di una cosa già realizzata è praticamente inutile!
E' un po come la storia di chi è nato prima tra l'uovo o la gallina. Oppure, se mi permettete il paragone, è come l'annosa questione tra uomini e donne. C'è chi sostiene che le donne non la danno via perchè gli uomini sono bastardi, e chi sostiene che gli uomini sono bastardi perchè le donne non la danno via.
Io credo di aver risolto il dilemma.
Ma dato che non sono ancora un architetto, e non aspiro alla carriera di pollicoltore, la mia intuizione si riferisce alla terza tipologia di paradosso: quello tra architetto maschio e architetto femmina.
E' proprio qui che comincia la mia storia con Kate. Ma, come di consueto, vi invito ad ambientarvi con il solito filmato.
Tralasciando gli ovvi "e che c'azzecca sto video?" che starete pronunciando, mi limiterò a dire che come per Hank Moody anche per me era un periodo di grande crisi mistica. Mi ero diplomato da poco e non sapevo se la mia strada sarebbe stata quella di architetto, di chimico o di barbone. A parte poi lo scoprire che in ogni caso sarei finito a fare il barbone, feci come si fa nei periodi di crisi mistica: decisi di fare un viaggio, in una sorta di "mese sabbatico" che avrebbe dovuto portare in me la chiarezza sul da farsi.
La chiarezza ci mise poco a farsi viva.
Ora vi chiedo uno sforzo di immaginazione: figuratevi due ex compagni di liceo, un anno dopo il diploma che discutono di dove andare ad agosto, seduti in una vecchia panda diesel mentre sorseggiano Heineken, in una caldissima serata di metà luglio. I due amici sono Sevy e Bestia, ma non fatevi intimidire dal nome, Sevy è solo un abbreviativo. In quanto a Bestia, lo chiamavamo così non tanto perchè è brutto, quanto perchè è dotato della sensibilità di un comodino dell'Ikea. E si sa che i comodini dell'Ikea suscitano tristezza quando viene il momento di assemblarli...
Ad ogni moodo, Bestia mi raccontava già da qualche tempo di un posto favoloso in cui alcuni suoi amici si erano recati l'estate precedente, e del quale gli avevano riferito ogni minuzioso particolare. Lo descriveva come una specie di paese dei balocchi, ma che al posto delle giostre e dei burattini aveva discoteche e montagne di figa. E non figa ordinaria, bensì figa estera, per lo più inglese, scozzese e irlandese. Quel posto rispondeva al nome di Kavos, ribatezzato a seguito di quell'estate in "Kiavos". Esso altro non era che un paesino sull'isola di Corfù. Un probabile approdo del temerario Ulisse in quelle acque che lo videro resistere al canto delle sirene, incatenato all'albero maestro della sua nave. Quello stesso luogo avrebbe visto, di li a pochi giorni, lo sbarco di noi novelli solcatori di mari alle prese con sirene anglosassoni del terzo millennio.
Ora che ci penso, non mancherò di raccontare le avventure e le disavventure che mi hanno visto protagonista in ben 5 viaggi nella bella e dannata Corfù. Ma ora tmi limiterò a quel primo viaggio.
Sbarcammo a Kerkira, il capoluogo dell'isola, di primo mattino dopo una lunga traversata notturna cominciata sulle coste di Brindisi. Ma. a differenza di Ulisse. non incontrammo sirene britanniche bensì tre Gorgoni italiane rispettivamente di Bari, Taranto e Matera, che ci guardammo bene dall'invitare ad unirsi a noi. Apena discesi dalla sgangerata imbarcazione, ci incamminammo verso Kiavos a bordo della mia fatisciente panda, nella speranza di trovare un appartamento e un poco di riposo dall'estenuante viaggio.
Non avremmo mai immaginato di trovare il paradiso...
Raggiungiamo il luogo prestabilito percorrendo l'unica strada decentemente asfaltata dell'isola, fino alla punta sud. Davanti a noi si apre un paesino deserto e pieno di cumuli di bicchieri e bottiglie di tutte le misure ai lati della strada, una landa di vuoti alcolici testimoni di bagordi già avvenuti. Ma in giro non c'è nemmeno un anima... Guardo Bestia con gli occhi di chi chiede "ma dove cazzo siamo?" ma lui mi rassicura invitandomi a proseguire. Di li a poche centinaia di metri, appena superata una curva protetta da un'alta siepe, dinnanzi a noi si apre uno slargo e ci ritroviamo davanti ad uno spettacolo che rimarra scolpito nella mia mente negli anni a venire: una piazzetta gremita di ragazzi e ragazze di tutti i tipi.
I nostri occhi si soffermano sulle ragazze...
C'è la bionda e c'è la mora, la rossa lentiginosa e la nera coi capelli rasta. Ci sono ragazze che percorrono allegramente un viottolo dal quale si intravede il mare ed altre che prendono il sole su lettini e sedie sdraio intorno ad una piscina. Sono tutte assolutamente differenti tra di loro, in un eterogeneo mosaico carico di incredibile fascino, ma tutte sono accomunate da un unico fattore:
sono tutte in topless.
Dopo un imprecisato numero di secondi di totale visibilio, io e Bestia asciughiamo la bava, e mentre lui si vanta di essere lo scopritore di quel paradiso in terra, io parcheggio e mi metto alla ricerca di un appartamento. Dovete sapere che nei luoghi di villeggiatura rurali, nella ancora poco svlilupata Grecia - specie se si tratta delle piccole isole che la circondano - esiste ancora la cultura del contrattare il prezzo dell'alloggio. E noi da buoni Napoletani come potevamo farci scappare l'occasione di scovare un appartamento per pochi euro? Sicchè girando e rigirando per il paesino, tra tette al vento e sorrisi, trovammo gli appartamenti di Kristos, un simpatico autoctono trentacinqenne che ci fittò una camera alla incredibile cifra di cinque euro a notte. Una cifra assurdamentre conveviente finchè scoprimmo che era collocato proprio sopra la discoteca, anch'essa di sua proprietà e presagio di notti insonni...
Quando prendemmo posseso della camera, come solito tra maschietti italiani nel paese dei balocchi, scorreggiavamo e ruttavamo come verri da riproduzione finchè non mi affacciai al balconcino per abbordare dall'alto qualche britannica. Proprio mentre cercavo di attrarre l'attenzione di una improponibile scrofa in topless, mi resi conto che l'appartamento accanto era abitato. Due ragazze more abbastanza carine, anche loro con le tette di ordinanza al vento, mi guardavano dal loro balconcino incuriosite mentre esibivo la mia tamarraggine partenopea. Una delle due aveva un seno particolarmente bello: almeno una terza ma che si teneva su come fosse di silicone. Mi lanciai nell'approccio...
io: "Hi! I'm Sevy..."
lei: "I'm Kate.... and you are italian..."
Hmmm - pensai - ha capito che sono italiano... Sentivo di aver toppato alla grande! Già mi aspettavo barriere e scudi spaziali, perciò chiamai in aiuto Bestia il quale, appena sentite le voci, si era materializzato sul balcone già da qualche secondo, come fosse stato teletrasportato direttamente dall'Enterprise di Star Trek... altro che scudi spaziali! Dopo le presentazioni tentai il recupero in stile provolone con qualche battutaccia all'italiana, malamente tradotta in inglese, finchè sparai un ridicolo:
"I was not trying to court that fat girl" (non stavo tentendo di corteggiare quella ragazza grassa - n.d.r.)
Kate, che fino ad allora era sembrata sorridere ed annuire alle mie cazzate, mi guardò con aria severa. Già mi aspettavo una critica per il "fat" (grassa) attribuito alla sua connazionale dall'aspetto suino, ma lei con voce beffarda mi parlò in italiano, con un quasi impercettibile accento sassone:
"Si dice «to hook around»... To court significa corteggiare, mentre tu stai cazzeggiando"
Li per li, mi sentii molto perplesso davanti a tale rivelazione. Ma poi lo stordimento diventò una sensazione strana: mi sentii defraudato di un vecchio cavallo di battaglia. Dovete sapere che sono decentemente portato per la lingua inglese ed avendo buone basi grazie ad una mamma prof di lingue e ad ottimi professori, ero solito fingere di essere inglese con le ragazze italiane in vacanza all'estero. Quell'approccio studiato per stupire la tipa di turno, si concludeva poi svelando la mia vera identità con un "simm e Napule, paisà!" che finiva sempre per essere accettato come un approccio alquanto originale. E sino ad allora credevo, da povero illuso, di detenerne il Copyright. Potete quindi immaginare la sensazione di smarrimento che ebbi quando vidi quel trucco rivolto verso di me. Quella sconosciuta mi aveva preso in contropiede!
Nei minuti successivi scoprimmo che in realtà il trucco c'era solo a metà, dato che Kate e la sua amica dal poco pronunziabile nome di Lindsay erano studentesse della facoltà di Construction & Project Management dell'University College of London, e da ben due anni aderivano al Progetto Erasmus che le vedeva collocate presso il Politecnico di Milano. In pratica parlavano italiano meglio di me e Bestia. Come da manuale prendemmo appuntamento per quella sera, ovviamente per andare a bere qualcosa insieme nel club gestito dal nostro comune padrone di casa. Ma conoscendo l'idea che di solito si fanno le straniere, quando stanno a lungo contatto con i miei connazionali, davo quasi per scontato un sicuro "doppio due di picche" per me e per il mio socio di cuccaggio. Insomma perchè mai avrebbero dovuto perdere tempo con noi mentre avevano centinaia di connazionali inotrno a se?
Le sorprese, invece, dovevano ancora cominciare...
Quella sera, in onore di quell'inaspettato acchiappo, io e Bestia da italiani standard ci preparammo come damerini: jeans all'ultimo grido, scarpetta alla moda, camicia firmata e una mezz'ora davanti allo specchio a pettinare la criniera già abbastanza curata dal parrucchiere a casa. Non ci preoccupammo nemmeno di verificare cosa faceva il resto della popolazione. Perciò quando scendemmo le scale dell'appartamento fummo sorpresi di vedere le nostre due accompagnatrici vestite solo di un bikini, una maglietta e udite udite... le ciabattine da spiaggia!
Ci vogliono scaricare!
Quello fu il mio primo pensiero. Abituato e forse corrotto dlla cultura italiana, gIà m'immaginavo una scusa del tipo "non siamo riuscite a prepararci in tempo e ci sono venute le mestruazioni miracolosamente in contemporanea", ma ogni dubbio fu fugato quando le due ci annunciarono che saremmo andati a ballare altrove. L'ennesimo dubbio mi venne sbirciando la magniettina di Kate. Vidi nitidamente le punte dei suoi capezzoli dare forma alla t-shirt, segno evidente che non portava il pezzo di sopra del bikini. Non mi era chiaro il perchè scomodarsi a non indossare il reggiseno del bikini se ci volevano scaricare, ma appena alzai gli occhi da quella stupenda visione una molto meno bella ma allo stesso modo affascinante si impresse nel mio cervello ormai stordito da tanti pensieri e visioni.
Intorno a noi c'era quella stessa massa di ragazzi che avevamo visto all'arrivo, ma stavolta anzicchè starsene con le poppe al vento, erano in preda ad una specie di frenesia collettiva. Già a partire dall'abbigliamento, si capiva che le abitudini mie e di Bestia erano seriamente messe in discussione. C'era un tizio vestito con il completino dellla squadra del Chelsea, un alto che indossava uno di quei cilindri leopardati tipo quelli che indossa Zucchero Fornaciari, c'era una tizia con una minigonna seduta a terra a gambe aperte e... senza mutandine! Insomma era davvero uno spettacolo senza precendenti. Ma aguzzando un po la vista e muovendo qualche neurone di riserva nel mio poco dotato cervello, realizzai il motivo di quella baraonda umana. Ogniuno di loro, dal ragazzo piu maturo al piu giovincello, dalla ragazza piu grassa alla piu smilza, avevano qualcosa di alcolico in mano. E se dico tutti è davvero tutti! Non importava quale fosse l'alcolio, dalla classica heineken al bicchiere di mojito, dalla lattina di birra alla bottiglia di wiskey, chiunque aveva qualcosa in mano.
Non è il paese dei balocchi - pensai - questo è il paese degli alcolisti!
Le nostre accompagnatrici ci annunciano che quella sera c'è festa grossa ad un locale chiamato "LimeLight Disco Club" e che non siamo nella giusta condizione vestiaria per partecipare. Io be Bestia siamo costretti a risalire le scale e ad indossare costumino a pantaloncino e t-shirt. Io indosso l'infradito ma Bestia, fedele alle sue abitudini, mette su le scarpette ginniche. In meno di 5 minuti siamo al LimeLight che ci si presenta come uno di quei locali fighetti italiani nei quali per entrare devi lavorarti il PR che non slo prende la percentuale ma che sembra pure farti un favore a metterti in lista.
Piccolo appunto di viaggio per la Grecia: i greci, nostri antichi padri, sono gente furba. Sanno che un britannico medio quando va in un club spende una cifra considerevole in consumazioni sicchè si guarda bene dal fargli pagare l'ingresso. Ed evita anche cose come il pretendere qualche particolare abbigliamento, pretendere l'entrata in coppia o assurdità del genere, tipiche del locale italiano. Anche perchè l'inglese medio, seppur belligerante di natura, raramente s'ammazza di botte col connazionale e quando capita di solito è perchè quello non s'è fatto offrire da bere, a differenza dell'italiano che invece s'ammazza di botte col connazionale perchè quello ha respirato a meno di cento metri di distanza da quella che lui s'è portato nel locale con la speranza che quella poi glie la dia. Non a caso gli italiani non erano ammessi al LimeLight, ma noi passiamo perchè io e Kate continuiamo a parlare in inglese fluente e Bestia sta zitto mentre Lindsay gli parla.
Finalmente ci diviene chiaro il motivo di un abbigliamento così poco trendy degli avventori: questa sera c'è la gara degli indumenti bagnati, e le nostre due amiche vogliono ovviamente partecipare.
Giusto il tempo di lasciare il borsello col portafogli al guardaroba in cambio di una specie di gettone di plastica con un numero e una clip, e siamo nel club. Anche qui rimasi davvero stupito. Il locale è all'aperto e al suo centro ha una piscina con una pedana centrale dove ballano ragazzi e ragazze con evidente piacere. Alla pedana si accede tramite un ponticello mobile che viene ritirato da un tipo nerboruto con scritta "security" sulla maglietta. Il deejay, che risponde al nomignolo di "Dick" è rigorosamente nudo con in dosso solo un tanga col suo nome di battaglia ricamato sopra. Il menestrello musicale mixa da una consolle sul bordo della piscina e ad intervalli regolari si esibisce in uno strano balletto studiato per mostrare la scritta sul tanga a seguito del quale gira una manopola che attiva delle tubature montate sopra la pedana e appositamente bucate, che bagnano gli avventori sotto di esse. Poi, quale giudice indiscusso, decide chi deve scendere dalla pedana e chi passa il turno per essere nominato vincitore e vincitrice di quella stramba gara. I perdenti si buttano in piscina per raggiungere a nuoto il bordo pista. Il resto degli ospiti del club è intorno alla piscina che balla, alcune ragazze addirittura con le solite tette d'ordinanza al vento. Credo anche di aver visto qui e li qualche ragazzo farsi fotografare con il costume abbassato mostrando i gioielli di famiglia. Insomma uno spettacolo davvero unico.
Davanti a quella scena guardai Kate negli occhi tutto emozionato tentando di ringraziarla con quello sguardo di averci portato in un posto così assurdamente pazzo. Sono quasi certo che lei capì di aver involontariamente compiuto un piccolo miracolo, insomma di avermi svezzato ad un tipo di divertimento al quale non ero abituato. Ok, a ballare andavo, ma mai con la prospettiva di rimanere nudo per fine serata! Ma Kate probabilmente capì anche qualcosa che non avevo nemmeno ipotizzato: partecipare alla gara. Comunica qualcosa a Lindsay e tutti e quattro ci troviamo, trascinati dalle corrispettive, davanti al nerboruto son la scritta securyty che ci spinge sul ponticello per poi tirarselo via.
Ormai è fatta, siamo in ballo e non si torna indietro.
Mentre balliamo Bestia mi comunica di star bestemmiando dentro di se perchè ha in dosso le scarpe e non vuole bagnarsele, ma non ha nemmeno il tempo di dirlo che parte il primo getto d'acqua gelida. Kate intanto si è annodata la maglietta inzuppata intorno alla vita in modo da far spuntare ancor di piu il seno, seppur non c'è ne è davvero bisogno. La maglietta è ormai trasparente e credo che in qel momento ebbi probabilmente una delle mie piu istantanee erezioni che diventò anche una delle piu poderose quando ssciolse il nodo e si sfilò la maglietta bagnata con tanto di applauso del pubblico. Intanto Lindsay non se lo fa ripetere due volte e segue l'esempio dell'amica. In men che non si dica io e Bestia sembriamo inesistenti davanti a quelle due meraviglie della natura. Ma il peggio accade: Mr. Dick dal microfono annuncia che le due sono selezionate e noi altri, tre ragazze e quattro o cinque altri ragazzi ci dobbiamo buttare in piscina lasciando Kate Lindsay una figa bionda e due tipi muscolosi sulla pedana. vengo spinto in acqua.
Quando risalii il bordo della piscina mi sentii proprio come il piu classico degli italiani in una serata sfigata: con quei due fusti li non sarebbero piu scese dalla pedana e noi ce ne saremmo tornati al nostro appartamento con la coda tra le gambe. Sicchè invitai Bestia a bere qualcosa al bar, che almeno era una nuova sensazione chiedere da bere ad un bancone seminudi e tutti grondanti di acqua. Passaggio obblicato al guardaroba col gettone in mano, prendo il danaro necessario e ordino un Cuba Libre. Bestia si fa servire una birra. Solo il tempo di fare il primo sorso che Kate, scesa dalla pedana con dinuovo la maglietta bagnata indosso, mi sfila il bicchiere di mano. Si fa un sontuoso sorso e mi fa con quel suo impercettibile accento sassone: "andiamo a divertirci!".
Già sento puzza di una seconda doccia fredda ma Kate, in barba alle previsioni, mi conduce fuori dalla disco, e via per la strada principale di Kiavos! Perdiamo le tracce di Bestia e Lindsay. e io comincio a perdere le tracce di me stesso. Insomma: sono da qualche ora in compagnia di una pazza che mi eccita un casino e fin'ora non l'ho nemmeno approcciata! Credo sia quello il momento in cui un uomo fa i conti con il suo ruolo, e mai come in quel momento mi sentivo come aver perso il solito ruolo del conquistatore. Insomma ero in piena euforia con una ragazza bella e pazza con la quale mi stavo divertendo "alla pari", senza dover inventare nulla, senza dover fingere niente, anche perchè non me ne dava il tempo e sopratutto perchè di certo non sarebbe servito a nulla.
A questo punto invito tutti i lettori maschi a fare un punto della propria vita sentimentale e sessuale, perchè nel mio caso quello fu un momento di svolta epocale. Capirete poi il perchè.
Cerco nel mio vuoto mentale di trovare un modo, un approccio verbale adeguato atto alla conquista di Kate. Purtroppo, complici l'euforia e l'alcool, l'unica cosa che mi esce è un triste e melanconico "andiamo sulla spiaggia?" quasi come quei ragazzetti che cercano di approcciare le controparti a suon di luoghi comuni come "il dolce rumore del mare" e "che belle sono le stelle"! A quel punto Kate, come suo solito, mi stupì per la quinta volta da poche ore che la conoscevo. Mi diede la risposta che chiunque avrebbe voluto. Modulò il suo simpatico accento britannico e disse:
"Sulla spiaggia c'è la sabbia... meglio il letto"
In men che non si dica mi trovai sul mio letto con il bicchiere di cuba libre in una mano e il pacchetto di profilattici nell'altra. Quella sera ci divertiimmo un casino, e a giochi finiti, quando pensavo già ad un dolce sonno abbracciato al quel fenomeno della natura, Kate rimodula quella cazzo di vocina e mi fa:
"mica vuoi dormire?"
e io
"perchè, che vuoi fare?"
e lei ancora
"non ho ancora bevuto niente".
Insomma ci rivestimmo con la stessa velocità con cui ci spogliammo ed andammo nel locale del nostro padrone di casa per bere come spugne. Credeteci o no lo facemmo per ben tre volte! Su a trombare e giu a bere, su a trombare e dinuovo giù a bere. Una nottata che sarebbe stata da incorniciare e da mettere negli annali già di suo. Ma quella era poco meno che la punta dell'iceberg.
Nuove sorprese mi aspettavano, ma questo ve lo riporto domani nella seconda parte perchè mo vado a cucinare.
allegramente cagato dalla mente di sevy venerdì, 02 gennaio 2009 permalink · commenti (3)
L'avevo promesso e lo faccio! Magari con 48 ore di ritardo, ma eccomi a scrivere della donna-intelligente, sperando che i miei 2 o 3 (forse esagero) lettori ne possano godere, o almeno trarne qualche forma di beneficio. Sinceramente, lo dubito.
Premessa:
questo è un blog - sono furbo eh? - ergo, può trasmettere solo con il potere dello scritto. Ma non del tutto. Infondo siamo nell'era digitale - che non significa l'era della stimolazione manuale delle parti basse - sicchè oltre allo scritto, si possono includere elementi di tipo multimediale. Sarebbe bello poter dirigere un video che descrivesse ciò di cui mi appresto a raccontare, ma dato che non sono un regista e che se lo fossi non starei di certo qui a scrivere, utilizzerò un espediente narrativo, grazie ai potenti mezzi messi a disposizione da youtube. L'escamotage consiste nell'utilizzare alcuni filmati evocanti semplici concetti, i quali poi vanno a collegarsi allo scritto. Il lettore attento dovrebbe di norma vedere tali filmati non prima, ne dopo la lettura del testo, ma di pari passo con il loro posizionamento nella pagina. E non permettetevi di non guardarli, che per metterli su ho fatto una faticaccia!
Trattasi infatti di spezzoni appositamente selezionati ed accuratamente tratti da un telefilm di ultima uscita, dall'evocativo titolo Californication, che su queste righe c'azzecca moltissimo. Ma non lasciatevi fuorviare! Si tratta soltanto di dare una sensazione, piuttosto che un'ambientazione alle mia parole. D'altra parte non è un segreto che oltre a scrivere una marea di cazzate, non sia nemmeno bravo a scriverle. Quindi perchè non farsi aiutare dai video?
Fatta questa doverosa spiegazione, mi permetto di aggiungere al post anche la categoria della donna-stupida, non foss'altro che per completezza di narrazione. Capirete poi il perchè...
donna stupida Non me la sento, in questo caso, di usare il termine tipologia, poichè di tipologia non si pùò parlare. Già perchè, contrariamente a quanto staranno pensando i più maliziosi, io di donne stupide ne ho incontrata solo una. Ad onor del vero, non credo si potesse nemmeno classificare come donna, ma essendo dotata di tube di Falloppio, quindi capace di procreare, secondo la moderna biologia ella è è classificabile almeno come femmina di Homo Sapiens.
E non è che fosse brutta. Anzi.
E' stata forse una delle donne più belle che io abbia mai conosciuto. Probabilmente troppo bella per me. Infatti avrei dovuto sospettare qualcosa sin dall'inizio, ma non sono così furbo come pensate. Tanta era la differenza estetica che potrei dichiarare, se il paragone non risultasse offensivo, che io sto a lei come Alvaro Vitali sta ad Edwige Fenech. Offensivo, s'intende, per Alvaro Vitali.
A questo punto, bisogna vedere il filmato.
Direte voi: e che ci azzecca sto filmato? A parte il finale con "profanami" (che ho lasciato intenzionalmente per poi parlare della donna intelligente) direi che la donna descritta nel filmato rientrasse perfettamente in colei che chiameremo Lucy, in onore dell'omonimo fossile di Australopithecus afarensis del quale la nostra protagonista ricalcava solo l'innata capacità di camminare su due zampe.
Se c'è stata una sola volta in cui ho messo in seria discussione l'esimio Darwin e la sua teoria dell'evoluzione, è stato quando ho conosciuto Lucy in occasione di una serata in pizzeria. Piu che conosciuto dovrei dire che sono stato truffato. Un amico, infatti, che frequentavo allora - avrò avuto non più di 23-24 anni - non era automunito, e pare avesse trovato in me il perfetto chauffeur. Si da il caso, infatti, che l'abitazione della fidanzata di costui fosse sulla strada che collegava casa mia con la sua. L'abitudine era quella di passare a prendere la fidanzata per poi andare a prendere lui ed uscire tutti insieme. E dato che non si trattava di poche centinaia di metri, l'amico pensò di sugellare quella forma non scritta di accordo, piazzandomi con la sorella della sua metà. Io, seppur non sia stato mai propenso alla monogamia, quando vidi Lucy scendere di casa in compagnia della sorella mi feci abbindolare dall'inganno.
In quel momento Lucy è una specie di visione. Una donna statuaria ed al contempo dai movimenti sinuosi, un viso angelico adornato da stupendi capelli rossi. Porta grandi orecchini a cerchio, trucco pesante e qualche ettolito di profumo. Indossa un microvestitino che non lascia dubbi e - meraviglia delle meraviglie - un paio di sandali sberluccicanti dal tacco altissimo che tradiscono caviglie mozzafiato ed una pedicure degna della più riverita tra le principesse d'Oriente. Insomma una dea della bellezza, che scende le scale di una normalissima casa anzicchè dalle ripide pendici dell'Olimpo.
Purtroppo l'Afrodite condominiale ha lo sguardo vacuo e fisso nel vuoto, tipico degli psicotici in terapia. D'altronde va da se: cosa ci faceva una ragazza del genere nella mia auto, azicchè con il bellone di turno Ferrarimunito, se non avesse avuto qualche problema? Ma si sa: il sottoscritto non è un'aquila nel capire le donne e quell'insignificante dettaglio non lo spaventa piu di tanto. Dico tra me e me che forse è la volta buona che la dea della cornucopia (quella vera) si sia finalmente degnata di darmi il fatidico bacio.
Mi sbaglio di brutto.
Già durante il viaggio di andata Lucy, bella e luccicante, comincia a dare i primi segnali di pericolo: non parla. Che per una donna, a meno di una laringectomia, è un fatto abbastanza strano. La sorella di Lucy infatti, dal retro del mio semovente, blatera cose incomprensibili verso la consanguinea circa una presupposta relazione amorosa di una tale amica che pare sia l'ultima delle loro conoscenti appartenente alla stirpe delle non-accoppiate. L'ultima, tranne Lucy. Ma proprio mentre il mio unico neurone sta percependo quel particolare, Lucy si gira a guardarmi, con quell'occhio vuoto eppur adornato da tanta avvenenza. Quel movimento, infatti, fa si che il suo microvestitino si riduca ad una cintura e che il mio basso ventre prenda il controllo della mia coscienza.
Quando si dice che gli uomini ragionano a cazzo...
Arrivati in pizzeria, comincia a farsi chiaro l'arcano che circonda la personalità di Lucy: non ce l'ha. No, non capitemi male, non è che le manca l'apparato uro-genitale. Piuttosto le mancano le facoltà per usarlo, la personalità appunto. Già perchè dietro quella stupenda mise di memoria boccaccesca si nascondono 22 anni di niente. E per niente intendo proprio niente.
Tanto per cominciare, a fare la pizza con noi c'è Marvel (soprannome) con la fidanzata. Marvel non solo è di buona compagnia, ma è anche un buon intrattenitore, uno di quelli che ti fa davvero divertire a suon di barzellette, freddure e battute. Tanto bravo che da piccoli girava voce - poi rivelatasi falsa - che un amico della combriccola fosse morto a causa delle risate provocate da una sua barzelletta. Si svelò poi che il defunto si era invece trasferito a Milano con i genitori. Magari morire dalle risate no, ma era bravo, tanto che la sorella di Lucy in uno scoppio di riso espulse un frammento di pizza da una narice. Il che non fece altro che rincarare la dose di risate tra gli astanti.
Tutti tranne che Lucy.
Non che fosse immune alle battute, ma si limitava a sorridere in modo strano. Innanzitutto le sue esternazioni erano risatine a denti stretti, più sorrisi che risate vere e proprie e poi erano sempre accompagnati da quello sguardo che sembrava pensare a tutt'altre cose. Un particolare era il piu inquietante di tutti: ogni volta che Marvel faceva una battuta, mentre tutti scoppiavano dal ridere, Lucy si guardava intorno e solo alcuni istanti dopo faceva quel suo strano sorriso misto allo sguardo pieno di pensieri. Soltanto dopo presi coscienza che i pensieri non c'entravano nulla...
Verso la fine della serata decisi di interloquire un po più intimamente con Lucy, tanto per capirci qualcosa in quella che sembrava una specie di personalità inpenetrabile. Di parole non ne proferiva tante, anzi parlava a monosillabi tanto che dvovetti dar fondo a tutta la mia immaginazione per capire che la ragazza, dopo aver lasciato gli studi superiori, aveva deciso di darsi da fare.
Ma era davanti ad un dilemma: lavorare nel negozio di abbigliamento della madre o metter su famiglia?
Ora, corregetemi se sbaglio, ma a me non risulta che metter su famiglia corrisponda a percepire uno stipendio. Che per le donne sia diverso? Di sicuro, nella sua mente, le due cose coincidevano. Tanto che l'avvenente futura moglie era alla ricerca di un potenziale marito, perchè - così disse - "mi ci vedi a vendere vestiti, io che li dovrei indossare?". Ci vollero pochi minuti di conversazione, e tanta fantasia, per realizzare che la ragazza viveva in una specie di realtà parallela. Una realtà nella quale - secondo lei - un non ben identificato principe azzurro dotato di destriero l'avrebbe dovuta rendere la regina del castello, con tanto di ancelle a riverirla e di principini nati grazie allo stregone che abitava la torre nord del maniero. Fuor di metafora, la povera illusa cercava un marito economicamente conveniente pronto a sposarla e a fornirle la donna di servizio. In quanto ai riti magici, ella dichiarò: "si ma figli solo con l'utero in affitto". Insomma la principessa non voleva farsi carico nemmeno della procreazione, che forse vedeva come una cosa fuori dalla sua portata. Ma alla sua portata vedeva me, forse perchè tradita dalle parole del cognato o forse perchè la sorella le aveva ricordato d'essere rimasta l'unica senza consorte. Chi di voi starà pensando che io volessi cogliere l'occasione per far mia la mentecatta si sbaglia. Approfittare di una cerebrolesa non è un'azione di cui vantarsi. Ma sopratutto che gusto ci sarebbe stato? Infatti non ce ne fu bisogno. Fece tutto lei. Mi confessò che mi trovava "interessante", e che il cognato non si era sbagliato ad invitarmi. Sinceramente pensai l'esatto contrario, ma l'idea di essere sedotto da una tipa fermamente convinta di essere l'eroina di una fiaba dei fratelli Grimm, suscitò in me una specie di fantasia erotica preadolescenziale.
La fantasia era destinata a morire di li ad un'ora.
Quando accompagnai le due sorelle, Lucy avvertì la congiunta che si sarebbe trattenuta con me per qualche minuto. Furono i minuti più esilaranti e inconcludenti della mia vita. Perchè magari non ero in auto con un'aquila, ma almeno ero con una gattina dalle movenze eccitanti. Anche i suoi occhi, sembravano aver assunto una qualche forma di espressione. E la gattina non si fece pregare. Si lanciò su di be con un appassionante bacio. Verificato il concreto interessamento della ragazza e la sua scioltezza pensai bene di passare alla fase petting, ma non ebbi manco il tempo di allungare una mano che lei si ritrasse quasi spaventata. Gli occhi fornarono alla loro espressione vacua e stizzita, disse cotante parole:
"...Ma per chi mi hai preso? Mica sono una di quelle io! La verginità è una cosa importante!"
Ne seguì una mia fragorosa risata, che ebbe come effetto la sortita della ragazza dall'abitacolo, che ricomponendosi disse l'ennesima frase che si è scolpita per sempre nella mia mente:
"Tutti uguali gli uomini! Pensano solo a quello!"
In quel momento pensai che dopotutto mi ero sbagliato. Non è vero che la ragazza era un essere inutile. Dopotutto mi aveva strappato una risata, seppur in maniera così tragicomica. Per i più curiosi, da fonti certe (la sorella) risulta che Lucy, ora 29enne sia ancora alla ricerca spasmodica di un consorte. Mentre molteplici fonti molto meno attendibili la darebbero ancora per vergine. A voi credere alle parole del popolo. Ma si sa... Vox populi vox Dei
Giuro che domani scrivo della donna intelligente. Ma ora sto morendo di sonno...
allegramente cagato dalla mente di sevy martedì, 21 ottobre 2008 permalink · commenti (51)
Quanto odio dover ripetere che "io l'avevo detto". E mica l'avevo detto qualche ora fa, lo dico dal 2004 e prue da prima! Ma andiamo per ordine.
Da sempre mi sono espresso contro ogni forma di prostituzione e di mercificio del corpo umano, sia maschile che femminile, a partire dalla "cenetta romantica" fino allo sfruttamento della prostituzione. Da sempre, infatti, mi prodigo per trasmettere a tutti - e specialmente alle mie connazionali - l'idea che la vagina non sia un bene di scambio, bensì l'esatto equivalente femminile del pene nel maschio. Sono, altresì, sempre piu convinto invece che il fenomeno della prostituzione vada affrontato in un contesto antropologico e bioevolutivo. E non è un segreto che io sostenga la teoria secondo la quale la prostituzione potrebbe scomparire totalmente dal nostro pianeta laddove le donne la dessero di più e gratis. Ma tant'è, che piu andiamo avanti e piu peggiorano le cose. E visto che l'ovvio non lo verifica mai nessuno, io da buon avvocato delle cause perse, mi sono preso la briga di fare 1+1=2
Da 50 anni, ovvero dalla promulgazione della Legge Merlin, in Italia è in corso una vera e propria guerra alla prostituzione. Vien da chiedersi come sia possibile che in cinquant'anni di lotta non solo non si sia trovata una soluzione, bensì non si sia nemmeno riusciti a capire le motivazioni che sono alla base di un fenomeno così diffuso. Per capire meglio, quindi, analizziamo innanzitutto qualche notizia degli ultimi mesi e dell'ultima settimana.
Il 20 dicembre il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge per impedire la prostituzione in strada e in luoghi aperti al pubblico mediante l'arresto. Già qui il primo dubbio va a quanti non abbiano pensato che forse, dopo l'esperienza della chiusura delle case di tolleranza il 16 agosto 1948, questo disegno di legge ne avrebbe naturalmente riattivato il meccanismo.
Si sa, però, che l'ingegno umano (quello femminile in particolare) è in grado di superare i propri limiti. Quindi le signorine de "bocca 30, l'amore 50" hanno pensato di organizzarsi in modo da non poter essere arrestate per adescamento, laddove non colte in flagrante, semplicemente dichiarando di non essere prostitute. Già, perchè dovete sapere che da molte indagini statistiche, tra cui due dell' I.S.T.A.T. (chissà perchè mai citate dai tg e dalla stampa) risulta che solo il 54% della prostituzione in italia è operato da extracomunitarie, e sopratutto che del totale delle prostitute italiane solo il 7% è costretto con la forza a prostituirsi. Stando così i fatti, il furbo italiano medio ha fatto ancora di più! Con un'ordinanza partita dal sindaco Alemanno nel comune di Roma e poi seguita a ruota da molti altri comuni italiani, s'è deciso che indossare "abiti succinti" rappresenti abbastanza per l'arresto di una donna che passeggi per strada, come riportato da un infinità di notizie su: il giorno, l'espresso, il messagero, corriere della sera, panorama, vivicantù e chi più ne ha piu ne metta.
Credete che sia finita qui? Poveri illusi! Non solo l'italiano medio (e quindi il politico medio) non si sono resi conti dell'ultimo di una fila interminabile di errori e strafalcioni nell'affrontare la questione, bensì hanno pensato di rincarare la dose a colpi di multe. Nei giorni successivi all'ordinanza romana si sono susseguiti eventi che avrebbero fatto riflettere anche un cerebroleso, come la protesta delle prostitute e dei viados o addirittura delle petizioni che le stesse operatrici di meretricio hanno a loro volta presentato ai reciproci comuni. Un po come successe qualche tempo fa con una manifestazione di prostitute che protestavano contro la proposta di tassarle davanti al Parlamento Italiano...
C'è anche chi ha pensato, un po come faccio io nel mio stile, di affrontare la cosa in maniera ironica ed autocritica come il caso del servizio-inchiesta della grandiosa Elena di Cioccio per Le Iene in cui la reporter ha pensato di vedere se davvero l'abito fa il monaco.
Ma cosa ho già detto? Che la mente umana a volte gioca brutti scherzi! E le lucciole hanno imparato a coprirsi e scoprirsi all'uopo, ma nemmeno questo ha fermato il moralizzatore dal continuare la sua opera di purificazione delle strade. Pare infatti che la polizia, successivamente abbia cominciato a chiedere di vedere cosa ci fosse sotto il cappotto delle tipe, ma questo è ancora da verificarsi...
Ad ogni modo come conseguenza, nei mesi successivi, c'è stata una vera e propria fuga delle prostitute dalla strada che, onde evitare di essere arrestate (magari anche al di fuori dell'orario di lavoro!) hanno giustamente pensato di organizzarsi in case private, pubblicizzandosi tramite altri canali. E quali potevano essere questi canali se non i giornali o internet? E così, in qualche mese, la cultura dell'italiano medio ha un picco, e tutti a leggere i quotidiani cartacei ed online, tanto che l'industria dell'editoria registra un picco di vendite. Che bella la cultura italiana!
Ma credete che sia finita qui? Se si, allora siete proprio degli ottimisti... Pare infatti che l'italiano medio, non contento della nuova sluzione trovata dalle meretrici, abbia pensato di estendere la purificazione anche alla rete. E così è cominciata la caccia alle streghe digitali, con sequestri di siti e l'oscuramento di domini .com .net .org .info .biz .us e ovviamente .it peraltro gli unici sui quali può cadere la giuristizione italiana, laddove il sito sia ospitato fisicamente in un altra nazione.
Anzi ancora di più, si è creato un precedente che condanna anche il fatto stesso di utilizzare un computer in abiti succinti. Non ci credete? Ebbene se doveste mai trovarvi a casa in una calda giornata primaverile, magari solo con un top non connettetevi ad alcuna chat! Pare infatti che secondo una sentenza della corte di cassazione i proprietari del server su cui risiede la chat sono passibili di denuncia per favoreggiamento alla prostituzione, e voi sareste successivamente chiamati a rispondere all'accusa di meretricio. M'immagino già milioni di persone sudoranti perchè imbavagliate fino ai capelli chattare su MSN... ed ora che ci penso, come mai Microsoft col suo Live Messenger non è ancora stato portato in tribunale? Misteri d'Italia...
Ma sapete la cosa più sconvolgente di tutto ciò dov'è? E' nel fatto che mentre tutto ciò accadeva venivano fuori notiziuole e chicche che invece all'italiano medio sono piaciute tantissimo (ne è la prova il fatto che se ne sia parlato addirittura in testate giornalistiche serie e qualche TG).
Prima notizia bomba: "Ricerca iraniana: hai il raffreddore? Curalo con il sesso!". Sembra infatti, secondo una ricerca dell'Università di medicina di Tabriz in Iran, che "[...]per curare il raffreddore è sufficiente avere un rapporto sessuale e in mancanza di un'occasione propizia si può ricorrere alla masturbazione[...]" pare senza effetti collaterali e per fortuna che ce l'hanno ricordato, sennò ci dimenticavamo che esiste anche la masturbazione... Ma ciò che mi è balzato agli occhi per primo è il fatto che la notizia venga da un paese, quale l'Iran, universalmente considerato retrogrado in italia. Quel paese tanto discusso dagli italiani ora riceve il plauso dagli stessi per una notizia che, seppur può far felice qualche edonista, è apprezzata per lo piu in maniera ironica. Insomma questa è la notizia che interessa l'italiano medio, e poco conta se poi nessuno mai s'ammazzerà di seghe per evitare il raffreddore. Però, ovunque sia riportata la notizia, questa ha sempre una notazione: "Sono quindi esclusi dallo studio i giovani – anche se non ne viene spiegato il motivo – e ovviamente le donne", ora non so per le donne, ma c'è qualche legge che nega ad un minorenne maschio di evitare una malattia? Insomma pare che all'italiano medi anche un ragazzino che se lo mena rappresenti un problema... d'altra parte si deventa ciechi!
Seconda notizia bomba, e con questa concludo il reportage sullo squallore italiano: "Signora di 105 anni, il segreto? Niente sesso". Un singolo caso (che dovrebbe far scienza, in barba al metodo galileiano) di una tizia, presumibilmente mostruosamente brutta (almeno a giudicare dalla attuale foto) che probabilmente all'epoca non si sarebbe sbattuta nessuno, la quale dichiara che la sua longevità dipenda dalle ragnatele che ha fatto nell'utero in 105 anni di astinenza. Non farò commenti, non mi dilungherò in riflessioni e considerazioni, seppur la notizia fornisce infinite possibilità. Mi limiterò a fare una semplice domanda a tutti: che cazzo vivi a fare 105 anni senza il piacere di viverli?
Insomma, se ancora servisse ricordarlo, per eliminare le prostitute dalla faccia della terra c'è bisogno di qualcuna che prenda il loro posto! Ma è così difficile capire che se la prostituzione esiste sin dai tempi dei sumeri, un motivo deve pur esserci? E mi astengo dal riportare tutte quelle assurde notizie degli ultimi tempi che riportano sempre piu donne (e solo loro, si badi bene) che si dichiarano a favore dell'astinenza sessuale.
Per quel che mi riguarda, io combatto per la figa ogni giorno, e trovo da solo le mie soluzioni (vedi post precedente), ad ogni modo, come già fatto in un vecchio post, sono costretto a ripetermi con una mia vecchia massima:
"Finchè la figa sarà il solo strumento di baratto e arma di coercizione delle donne nei confronti degli uomini, essa continuerà ad avere lo stesso valore e la stessa importanza di un portafogli o di una carta di credito. Quando invece la donna capirà (ma lo dubito) che è l'esatto equivalente del pisello (almeno per quanto rigurada il clitoride) allora essa avrà la dovuta importanza."
Ma ve l'immaginate che bello se le donne la dessero via senza farsi problemi e magari anche provandoci piu piacere di quanto noi uomini diamo via il cazzo? Meditate, italiani, meditate...
allegramente cagato dalla mente di sevy lunedì, 13 ottobre 2008 permalink · commenti (8)
Lo so, non ci azzecca niente con l'argomento del blog, ma sapete com'è: quando si fa una cosa bella ed utile si ha voglia di dirlo a tutti. Ecco com'è andata. Ieri, dopo un po di operazioni di ripristino di XP sul laptop, ero stanco dei continui riavvii e problemi che mi dava la solita copia pirata dell'OS di Redmond, specie nella noiosa fase di "la preghiamo di inderire il suo product key regolarmente piratato" sicché mi si è accesa una lampadina!
Era una lampadina proprio in stile Walt Disney, ma con la nuvoletta accanto che diceva: visto che per 10-12 ore al giorno uso una cinquantina di shell FreeBSD in remoto, nonché gestisco quotidianamente almeno una ventina tra derivazioni di RedHat (Fedora, CentOS, ecc..) e di tanto in tanto Mandriva, SUSE, Slackware e Gentoo, - per chi non lo sapesse faccio il sysadmin - perché non sperimentare l'OS desktop OpenSource più diffuso degli ultimi tempi?
Così nella successiva mezz'ora il caro vecchio Debian, distribuzione Ubuntu si è fatto strada tra i circuiti un po arrugginiti del mio laptop vecchio di quasi 2 anni... ma è stata una rinascita! In meno di un'ora il mio vecchio Acer Aspire 1522WLMi ha vissuto una seconda era, ed ora eccomi qui ad editare il mio blog con la potenza e soprattutto son la stabilità del pinguino. Viene proprio da chiedersi come mai nelle scuole e nelle università ci siano ancora i vecchi Windows NT a farla da padroni. In verità ci fu un progetto ministeriale abortito qualche tempo fa per un passaggio di massa a Mac OS-X, ma pare che le grandi menti dei prof. nostrani fossero troppo spaventate da un cambiamento così colossale.
E questo mi riporta all'argomento del blog: la mia relazione col mondo e con le donne (che fanno categoria a se). Dovete sapere che nella mia triste facoltà di architettura non solo si tira avanti con macchine x86 delle guerre puniche, ma hanno anche il coraggio di installarci su roba "leggera" tipo Windows XP o NT Enterprise. E fino a qui non mi stupirei, ma il colmo è successo ieri, mentre seguivo la prima lezione di tesi quando mi sono reso conto che un tizio accanto a me ha acceso un 2.1 GHz con poco piu di 512 MB RAM con su installato Windows Vista! Sarà stato un caso che abbia chiesto al prof di attendere qualche minuto prima di cominciare la lezione affinchè si avviasse Microsoft Word? Sta di fatto che il tizio mi faceva pena.
E qui si inserisce il vero problema, ovvero la sua causa scatenante. Dovete sapere che l'aula di informatica della mia facoltà è gestita da un tizio che definire "sfigato" è praticamente un eufemismo. Come al solito, onde evitare denunce in base alla Legge n. 675 del 1996 (Artt. 1 - 29) sulla privacy, ometterò il nome del suddetto limitandomi a chiamarlo "Ken il Guerriero" non tanto per il suo aspetto che è al contrario quello del classico sfigato ultra-trentenne che non ha mai visto gnocca in vita sua, ma per una certa assonanza del suo nome con un altro personaggio del cartone animato, e soprattutto a causa della sua indole: è sempre incazzato come una iena e se potesse ucciderebbe tutti. Che c'entri la sindrome da carenza di fessa?
Tornando a noi, Ken mi odia. In verità mi ha sempre odiato. Fino a qualche tempo fa ero convinto che avesse cominciato ad odiarmi quando feci un takeover del server archivio2 per fregarmi il doc del test a risposta multipla relativo alla prova intercorso di Restauro dell'Architettura, o forse poco prima quando creai alcune backdoors sul server RADIUS perché il poveraccio aveva come password il suo nome seguito dalla data di nascita. Ma poi facendo mente locale mi sono reso conto che mi ha odiato da sempre, sin da quando entrai nell'aula di informatica con un LiveCD Knoppix e il povero sventurato, abituato a vedere il desktop di NT da quand'era nato vide un desktop Gnome su una delle macchine e pensò erroneamente che l'avessi formattata.
Ma se devo essere ancora piu preciso credo che il suo odio verso di me nacque il mio quinto giorno in facoltà. Feci la domandina in carta semplice alla segreteria degli studenti, nella quale richiedevo l'assegnazione di un account di accesso personale, una casella di posta @unina2.it, una scheda elettronica per la prenotazione degli esami e un account web sul server universitario con spazio illimitato, php/cgi e accesso shell dato che mi spettava di diritto essendo uno sviluppatore attivo di ben 7 communities opensource. Presi il cedolino dalla segreteria e lo consegnai a Ken il quale in atteggiamento scocciate e superiore mi disse: "Bene, torna tra una settimana ed avrai accesso al tuo account, per ora usa l'account Guest". Rimasi un po interdetto davanti a tale farase sicchè replicai: "una settimana? Ci vogliono 30 secondi, basta aprire l'account manager di NT ed immettere 4 righe di informazioni! Se non ti va lo faccio io...". Ricordo che mi lanciò un'occhiata intimidatoria del tipo "Questi sono i miei giocattoli e ci giochi solo quando lo dico io!" e si limitò a dire "Ora non ho tempo!". Sta di fatto che pur avendo insistito nei successivi 3 mesi per la creazione del mio account, oggi ad otto anni di distanza il mio account non è ancora stato creato. E credo che proprio dopo quell'evento siano cominciate le mie rappresaglie ai danni della rete universitaria.
Tornando a ieri, sono entrato in aula informatica e mi sono apprestato a seguire la lezione del prof. piazzando il mio Ubuntu nuovo di zecca in una delle postazioni apposite per laptop. L'ho messo in corrente e l'ho agganciato alla LAN della facoltà. A quel punto Ken ha inveito contro di me dicendo "Che fai? La LAN non si puo usare ed ora l'aula chiude quindi tolgo la corrente" dimenticandosi della presenza di circa veti altre persone delle quali almeno otto con un portatile. E' stato in quel momento che ho focalizzato in maniera piu precisa la ragione di tanta rabbia. Ma per capirlo bisogna fare una domanda ed un passo indietro.
Domanda: quale sysadmin è geloso di una LAN di proprietà statale e soprattutto dell'energia elettrica erogata a spese dello stato?
Risposta: solo un cerebroleso.
Per quanto rovinata possa essere l'amministrazione ministeriale scolastica, dubito che un qualsiasi consiglio direttivo possa affidare la gestione di un'aula CAD ad una persona affetta da Sindrome di Down. Sicchè, escluso (ma solo in via teorica) il deficit cerebrale, faccio mente locale ad un piccolo particolare che è sfuggito alla maggior parte degli studenti della mia facoltà: il server centrale di ammninistrazione della facoltà, quello dove risiede praticamente tutto il materiale critico e riservato, si chiama Lia.
Tale nome non è un caso. Trattasi di una giovane e giunonica fanciulla simpaticissima ed ormai laureata della quale il nostro Ken si invaghì qualche tempo prima essendo, il povero tonto, totalmente ignaro del fatto che costei fosse una delle piu degne portatrici sane della Sindrome da Zoccolamma Irreversibile Autoimmune. Correva l'anno 2005 quando, al ritorno da una noiosa lezione di Progettazione Urbanistica mi offrii di dare un passaggio a casa alla puledra, dal qual momento passarono 3 giorni di causali incontri che si conclusero in una splendida nottata nel suo appartamento in affitto.
Non sono stato il primo e non sarò l'ultimo ad aver avuto tale piacere, ma fonti certe riportano che Ken non abbia mai nemmeno sfiorato la giunonica donzella. Sicchè a me torna il vecchio dubbio di sempre: ma se gli esseri umani di sesso maschile (specie se amministratori di aule di informatica) sono la vergogna e la rovina del sistema planetario che colpa ne ho io?
Quindi, a mo' di metafora, mi permetto di dire: uomini cambiate sistema operativo. Anzicchè star li a pagare per un XP o a cercare affannosamente una chiave pirata che vi permetterà solo temporaneamente di godere del vostro NT, passate all'OpenSource possibilmente già infetto dal virus Zoccolamma Irreversibile Autoimmune. Altrimenti vi ritroverete inevitabilmente con un Windows ingrippato configurato col nome di un Linux di ultima generazione.
Per quel che mi riguarda io amo gli OS OpenSource distribuzione Lia...
allegramente cagato dalla mente di sevy mercoledì, 14 novembre 2007 permalink · commenti (7)
Questo video è nato direttamente al cinema quando mi trascinarono con la forza a vedere quella minchiata di Spiderman II. Io adoro osservare la regia, e la ripresa circolare è una delle mie passioni. Così, mentre andavano le immagini, dissi ad un mio amico accanto a me. "Guarda che reinterpretazione", poi tappai le orecchie e cominciai a fare le voci degli attori ma senza accorgermene alzai un po la voce. Alla fine della drammatica sequenza sentii delle risate venire dai posti dietro al mio, poi una ragazza si calò un poco verso di me e disse "è molto meglio la tua versione". Non vidi l'ora di tornare a casa per realizzarla...
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Questo spot tarokkato e' diventato un po l'emblema delle nostre cazzate. E' un po il concetto madre delle puttanate che faccio col pc... Ricordo come fosse ieri la chiacchierata con Mario (Mave) mentre tornavamo a casa. Nell'ascensore lui mi diede l'input ed il resto venne da se in appena 30 minuti di videoediting. Che bei tempi...
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Questo è un video del tutto estemporaneo. Mi venne in mente mentre ascoltavo musica duirante una noiosa pausa pubblicitaria del programma "Le invasioni barbariche" su LA7. Ripescai lo spot su rete 4 e mi resi conto che non volendo diedi un significato del tutto "tra le righe" allo spot taroccato. A voi l'ardua sentenza...
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Digitale Terra Terra è un video fatto da me ed alcuni amici qualche tempo fa, quando il digitale terrestre era ai suoi albori. Ben prima delle critiche al sistema DTT e ben prima della grande distribuzione di massa, noi avevamo già intuito la bufala...
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