Sevy Blog: ovvero il mondo va, ma io non lo seguo...
SevY blog e' un piccolo spazio nella grande rete dove scrivo qualche pensiero ogni volta che non capisco piu nulla...
 Nome: "Sevy" Sebastian Valmont
Sono un "normalissimo uomo anormale" reso ancor piu normalmente anormale dalle donne. In questo blog infatti ho deciso di mettere a nudo quello che io chiamo "il Sevy Pensiero", ovvero le mie idee piu vere e spontanee sulle donne, sperando che un giorno qualcuna di loro possa davvero capirle. Non a caso la mia vita e la mia persona possono definirsi praticamente identiche aa quelle del personaggio di John "J.D." Dorian del serial TV Scrubs. Insomma non posso dire alto che ...but I can't do this all on my own, no I know... I'm NO Superman!
|
domenica, 22 marzo 2009, 10:03
Mi ero riproposto di scrivere la seconda parte del post precedente, ma a differenza di ciò che si può immaginare un aspirante architetto alle prese con gli ultimi esami e con la tesi di laurea ha davvero poco tempo per scrivere, e ancor meno per riassumere qualche idea. Tant'è che l'unico momento che ho trovato per buttar giu qualche riga è questo: sette del mattino di domenica, senza nemmeno mezz'ora di sonno e con una massiccia dose di Long Island al posto del sangue. Va da se che mi scuso da ora per ogni strafalcione che scriverò e ovviamente mi scuso anche delle cazzate concettuali che mi verranno fuori. Ma infondo si sa: il Long Island non è certo il nettare della sapienza.
Tornando a noi, qualche post fa promisi di parlare un po di piu dei miei fallimenti - che sono notoriamente moooolto piu numerosi dei successi - sicchè dopo un'ampia scrematura di ricordi fortemente aiutati dall'alcool mi è tornata in mente Alberta. Ricordando al lettore che il nome è ovviamente modificato onde evitare che l'esercito mi chiuda il blog e mi porti via (Decreto di Legge 675 del 1996 sulla privacy) ne approfitto per sottolineare che tale pseudonimo nasce dall'accostamento ideale di tale donzella con la buonanima dell'esimio prof. Albert Einstein, del quale la nostra protagonista ricalcava l'innato genio nello sparare aforismi di una creatività quasi disumana. Ne cito uno dei piu belli che ella rivolse al sottoscritto tanto per dare idea di quanto fosse brava a distribuire due di picche: "Guarda, mi prendi alla sprovvista; dovrei pensarci, ma intanto continuiamo a vederci…". L'ho sempre sostenuto: era un genio... del male.
La pseudo-storia fallimentare con Alberta nasce in tempi immemori, quando il sindaco del mio paesello ci aveva idealmente donato le chiavi di via Squarcioni, la strada ove risiedeva e risiede tutt'ora il Liceo Classico Domenico Cirillo, e che noi quotidianamente chiudevamo (sempre idealmente, per carità) essendo sempre gli ultimi ad andare a casa. Già perchè noi studentelli del Liceo Scientifico Enrico Fermi avevamo la cattiva abitudine di abbandonare le nostre colleghe scenziate per muoverci in massa verso le letterate del classico che, a differenza delle nostre avevano quella superficialità mista al tirarsela fino a farla spezzare che a 17 anni, quando sei in preda alle tempeste ormonali, ti prende piu di una playstation .
Fu proprio un sabato di fine primavera, mentre idealmente chiudevamo il liceo e l'indera strada, che conobbi Alberta. Il primo impatto, devo ammetterlo, fu assolutamente traumatizzante. Chiacchieravo con Michele, un amico di vecchia data, e lei venne a salutarlo prima di incamminarsi verso casa. La guardai per quel breve lasso di tempo in cui parlava con Michele studiandone i contorni e sopratutto tentando di capire se non m'avesse visto per un difetto congenito di vista o se non m'avesse cagato nemmeno di striscio per sua assoluta volontà. Indossava uno di quei vestitini che tanto andavano di moda negli anni '90, cortissimi ma tutti sblusati e con le maniche a palloncino. I capelli biondi e mossi tutti raccolti in alto e fermati da una matita colorata della Giotto insieme ad una scarpa decoltè dal tacco alto fecero si che quel po di sangue di cui il buon Dio mi ha dotato si spostasse dal cervello al basso ventre in una manciata di secondi e la mia proverbiale mancanza di inibizioni fece il resto. Non persi occasione per presentarmi, e per colpa dell'afflusso sanguigno in direzione sbagliata feci con la frase ad effetto:
Io: "Michele non mi avevi detto di avere un'amica come l'universo... meravigliosa, ma piena di mistero!"
Alberta: "Coso, attento che ti faccio vedere le stelle!"
Probbilmente Alberta voleva intendere che mi avrebbe mollato un ceffone tanto forte da potersi equiparare ad un'esecuzione capitale, ma causa gli ormoni e il dannato l'afflusso ematico non mi resi conto della velatissima sfumatura negativa ed interpretai a modo mio, rincarando la dose:
Io: "Magari! Sogno da una vita di essere la luna di un cielo stellato..."
Alberta: "E allora comprati un cannocchiale!"
Ahhhhh! Alberta! Sempre una risposta pronta! Non l'abbattevi manco con un lanciamissili!
Ad ogni modo la figura di merda era fatta. Mi ero classificato come uno sfigato ed ero in fondo alla sua lista nera. Ma paradossalmente la cosa non mi turbava: sapevo che piu in basso non sarei potuto scendere sicchè ora dovevo solo risalire. Ricordo che trascorsi una parte del weekend a pensare il da farsi (e sopratutto il da dirsi) preparandomi per il momento in cui avrei incontrato dinuovo quell'angelo biondo. Mi venivano le cose piu turpi in mente preso com'ero da quello scambio di battute astronomiche. Pensai a cose tipo "Desidero da sempre essere risucchiato da un buco nero" ma sapevo che la sagacia di Alberta le avrebbe suggerito un "Allora buttati in un tombino e restaci", ma anche lanciarmi in cose meno sconcie del tipo "Non chiedo la luna perchè ho già davanti una stella" avrebbe sicuramente portato una risposta del tipo "Peccato che oggi il cielo è pieno di nuvole, e ora smettila di coprirmi". Fu solo intorno alle 11 di sera di domenica che mi resi conto dell'errore: a sagacia bisognava rispondere con la stessa moneta, o almeno con una valuta di pari potere d'aquisto... il sarcasmo. Feci una specie di reset mentale e mi addormentai.
L'indomani, carico di aspettative, scrissi per buona parte della mattinata sul mio diario ma con il doppio scarso risultato di scrivere una marea di inutili battute e di essere ripreso dalla prof. di italiano che mi incollò uno stupendo quattro meno meno sul registro. Quando sentii lo stridere della campanella della quinta ora balzai del banco, scesi le scale a due a due e mi precipitai sul mio fido destriero da 50cc per raggiungere come un cavaliere moderno la mia amata prigioniera di via Squarcioni. Vi lascerò soltanto immaginare l'amaro che mi venne in bocca e nel cuore quando, parcheggiato l'imponente cinquantino dell'Aprilia, vidi Alberta slinguazzare e limonare con un trucido tizio di forse 18 anni con la scarpa classica e la panzetta che un triste polo color cocozza non riusciva a trattenere.
Ma si sa che il buon Dio certe cose le fa accadere per un motivo! Quell'evento, infatti, generò in me una specie di reazione allergica ad Alberta che cominciò a sfogarsi in quel lasso di tempo in cui noi detentori delle chiavi ideali del Liceo Classico rimanevamo in sparuti gruppetti dopo lo sfollarsi della massa di adolescenti che imboccavano la via di casa. Deluso com'ero della situazione mi misi a chiacchierare del piu e del meno con il compagno di chiavi Michele ed altri due avventori, dando sempre uno sguardo alla fedifraga con la coda dell'occhio. Non so spiagare bene cosa mi successe, e tanto meno il motivo di quella delusione dato che non vantavo di alcuna considerazione da parte di Alberta e sopratutto che ero collocato all'ultimo posto della sua lista nera. Perchè mai me la prendevo tanto? Ma d'un tratto una luce squarciò le nuvole della mia mente: "chi disprezza vuol comprare"!
Proprio mentre quella luce mi colpiva, Alberta come suo solito fece il giro dei saluti ai cavalieri della chiave ideale concludendo proprio con Michele. Si avvicinò al nostro gruppetto, spavalda piu che mai e adornata da una mise stupenda: jeans elasticizzati che lasciavano vedere la caviglia e magliettina cortissima con ombelico di ordinanza da fuori e un seno da venticinquenne a malapena trattenuto, il tutto adornato dall'ennesima scarpa decoltè nera. Incazzato com'ero, pur ammirandola nella sua bellezza con lo sfondo dei due avventori sbavanti, simulai disinteresse. Forse fu proprio quella simulazione mal riuscita a generare l'ennesima ironia di Alberta quando, una volta salutato Michele, si rivolse a me con un secco:
Alberta: "Ah... c'è anche l'astronomo che mi definisce una stella"
La fedifraga probabilmente credette di aver colpito nel segno ma stavolta non fece i conti con il mio plasma che, seppur parzialmente dirottato continuava a concentrarsi maggiormente nelle tempie, tanto che un guizzo di ironia mi pervase e risposi un beffardo:
Io: "Ti correggo! Sei una stupenda stella cadente... peccato che sei caduta di faccia!"
Dovetti proprio colpire nel segno dato che la battuta ebbe come esito una paradisiaca risata di Alberta che ne trasformò il viso da quell'espressione da seduttrice ad una quasi da bambina. Ma Alberta era inattaccabile sicchè, ripresasi dalla risata, prontamente mi rispose:
Alberta: "Ma si vede che cadendo ho fatto un bel po di danni"
e si congedò da tutti con un sorriso ed un gesto di saluto per ricongiungersi all'amica in scooter.
Da quel giorno, per un'intera settimana, fu un continuo battibecco tra me ed Alberta. La situazione era piu o meno sempre la stessa, arrivavo al liceo e la trovavo a scambiare saliva con il buzzurro che per altro indossava sempre cose di colori improponibili come giacchette color cacca, maglioncini di filo a rombi e persino una camicia hawaiiana ma di un indefinito colore vedre militare, e sempre con quell'orrenda panza in bella vista. Ed era un clichè anche il saluto a Michele prima ci andar via con l'amica motomunita così come diventò un'abitudine quella della battuta sarcastica (talvolta piu di una) tra me e lei. Tutto il nostro rapporto verbale si fermava li: una presa per il culo celata da aforisma e poi il nulla.
Fu così fino al martedì successivo, quando coluì che avevo identificato come il suo slinguazzatore ufficiale non si fece vivo. Nella mia mente adolescenziale immaginai che il cafardo limonatore, ormai a corto di abiti orrendi, avesse optato per un po di shopping anzicchè insidiare le labbra del mio platonico ogetto del desiderio. Quel martedì decisi di giocarmi il tutto per tutto. Visto che la sagace Alberta era inespugnabile dall'interno decisi di attaccare dalle retrovie. Al consueto giro di saluti fermai Alberta per salutarla e le chiesi:
Io: "Ma che fine ha fatto il tuo amico, quello con cui limoni di solito?"
Alberta: "Perchè? Che ti frega?"
Io: "Volevo chiedergli la giacca in prestito, ho da fare una figura di merda tra mezz'ora..."
Alberta mi guardò quasi con odio per una frazione di secondo per poi farsi la solita stupenda risata. E fu li che Alberta mi stupì. Mi aspettavo già una rappresaglia per averle offeso il panzuto slinguazzatore ma lei, con ironia nella sguardo rispose:
Alberta: "Appena lo vedo me la faccio dare, tu intanto rimanda la figura di merda".
In quella frase credo fosse celato un quadruplo significato che probabilmente solo io interpretai ma tentai il tutto per tutto:
Io: "Oh... ma allora anche tu qualche volta scendi dalla volta celeste per onorare noi poveri astronomi"
Alberta: "Solo se voi astronomi abbassate il cannocchiale!" (Alberta!!! Ce ne fossero di piu come te!)
Io: "Se è per questo, non porto nemmeno le lenti a contatto..."
Tirai Alberta nel vicoletto che porta alle spalle del liceo e le sorrisi col risultato che le nostre labbra si incollarono quasi fossero state disegnate ad incastro. Quel bacio durò forse non piu di 5 secondi, ma valse piu di ogni altro bacio rubato fino ad allora. In quelle frazioni di secondo riuscii a pensare ad una sola cosa: l'avevo conquistata... a suon di risate! Quant'è vero che le donne bisogna saperle far ridere...
Tutto il mio rapporto con Alberta finì li. Un solo singolo unico irripetibile bacio nel vicoletto del Liceo Classico. Ma mi bastò quello, perchè Alberta mi aveva dato una grande, gigantesca, immensa lezione di vita. E come suo solito ebbe la meglio, almeno a livello verbale; si congedò da me con una battuta che rimase per sempre solpita nella mia corteccia cerebrale. Mentre si allontanava le dissi:
Io: "Insomma per conquistarti devo farti ridere?"
Alberta: "Si, ma solo prima di spogliarti!"
Ah... Alberta! Ce ne fossero di piu come te!
martedì, 21 ottobre 2008, 02:35
L'avevo promesso e lo faccio! Magari con 48 ore di ritardo, ma eccomi a scrivere della donna-intelligente, sperando che i miei 2 o 3 (forse esagero) lettori ne possano godere, o almeno trarne qualche forma di beneficio. Sinceramente, lo dubito.
Premessa:
questo è un blog - sono furbo eh? - ergo, può trasmettere solo con il potere dello scritto. Ma non del tutto. Infondo siamo nell'era digitale - che non significa l'era della stimolazione manuale delle parti basse - sicchè oltre allo scritto, si possono includere elementi di tipo multimediale. Sarebbe bello poter dirigere un video che descrivesse ciò di cui mi appresto a raccontare, ma dato che non sono un regista e che se lo fossi non starei di certo qui a scrivere, utilizzerò un espediente narrativo, grazie ai potenti mezzi messi a disposizione da youtube. L'escamotage consiste nell'utilizzare alcuni filmati evocanti semplici concetti, i quali poi vanno a collegarsi allo scritto. Il lettore attento dovrebbe di norma vedere tali filmati non prima, ne dopo la lettura del testo, ma di pari passo con il loro posizionamento nella pagina. E non permettetevi di non guardarli, che per metterli su ho fatto una faticaccia!
Trattasi infatti di spezzoni appositamente selezionati ed accuratamente tratti da un telefilm di ultima uscita, dall'evocativo titolo Californication, che su queste righe c'azzecca moltissimo. Ma non lasciatevi fuorviare! Si tratta soltanto di dare una sensazione, piuttosto che un'ambientazione alle mia parole. D'altra parte non è un segreto che oltre a scrivere una marea di cazzate, non sia nemmeno bravo a scriverle. Quindi perchè non farsi aiutare dai video?
Fatta questa doverosa spiegazione, mi permetto di aggiungere al post anche la categoria della donna-stupida, non foss'altro che per completezza di narrazione. Capirete poi il perchè...
donna stupida
Non me la sento, in questo caso, di usare il termine tipologia, poichè di tipologia non si pùò parlare. Già perchè, contrariamente a quanto staranno pensando i più maliziosi, io di donne stupide ne ho incontrata solo una. Ad onor del vero, non credo si potesse nemmeno classificare come donna, ma essendo dotata di tube di Falloppio, quindi capace di procreare, secondo la moderna biologia ella è è classificabile almeno come femmina di Homo Sapiens.
E non è che fosse brutta. Anzi.
E' stata forse una delle donne più belle che io abbia mai conosciuto. Probabilmente troppo bella per me. Infatti avrei dovuto sospettare qualcosa sin dall'inizio, ma non sono così furbo come pensate. Tanta era la differenza estetica che potrei dichiarare, se il paragone non risultasse offensivo, che io sto a lei come Alvaro Vitali sta ad Edwige Fenech. Offensivo, s'intende, per Alvaro Vitali.
A questo punto, bisogna vedere il filmato.
Direte voi: e che ci azzecca sto filmato? A parte il finale con "profanami" (che ho lasciato intenzionalmente per poi parlare della donna intelligente) direi che la donna descritta nel filmato rientrasse perfettamente in colei che chiameremo Lucy, in onore dell'omonimo fossile di Australopithecus afarensis del quale la nostra protagonista ricalcava solo l'innata capacità di camminare su due zampe.
Se c'è stata una sola volta in cui ho messo in seria discussione l'esimio Darwin e la sua teoria dell'evoluzione, è stato quando ho conosciuto Lucy in occasione di una serata in pizzeria. Piu che conosciuto dovrei dire che sono stato truffato. Un amico, infatti, che frequentavo allora - avrò avuto non più di 23-24 anni - non era automunito, e pare avesse trovato in me il perfetto chauffeur. Si da il caso, infatti, che l'abitazione della fidanzata di costui fosse sulla strada che collegava casa mia con la sua. L'abitudine era quella di passare a prendere la fidanzata per poi andare a prendere lui ed uscire tutti insieme. E dato che non si trattava di poche centinaia di metri, l'amico pensò di sugellare quella forma non scritta di accordo, piazzandomi con la sorella della sua metà. Io, seppur non sia stato mai propenso alla monogamia, quando vidi Lucy scendere di casa in compagnia della sorella mi feci abbindolare dall'inganno.
In quel momento Lucy è una specie di visione. Una donna statuaria ed al contempo dai movimenti sinuosi, un viso angelico adornato da stupendi capelli rossi. Porta grandi orecchini a cerchio, trucco pesante e qualche ettolito di profumo. Indossa un microvestitino che non lascia dubbi e - meraviglia delle meraviglie - un paio di sandali sberluccicanti dal tacco altissimo che tradiscono caviglie mozzafiato ed una pedicure degna della più riverita tra le principesse d'Oriente. Insomma una dea della bellezza, che scende le scale di una normalissima casa anzicchè dalle ripide pendici dell'Olimpo.
Purtroppo l'Afrodite condominiale ha lo sguardo vacuo e fisso nel vuoto, tipico degli psicotici in terapia. D'altronde va da se: cosa ci faceva una ragazza del genere nella mia auto, azicchè con il bellone di turno Ferrarimunito, se non avesse avuto qualche problema? Ma si sa: il sottoscritto non è un'aquila nel capire le donne e quell'insignificante dettaglio non lo spaventa piu di tanto. Dico tra me e me che forse è la volta buona che la dea della cornucopia (quella vera) si sia finalmente degnata di darmi il fatidico bacio.
Mi sbaglio di brutto.
Già durante il viaggio di andata Lucy, bella e luccicante, comincia a dare i primi segnali di pericolo: non parla. Che per una donna, a meno di una laringectomia, è un fatto abbastanza strano. La sorella di Lucy infatti, dal retro del mio semovente, blatera cose incomprensibili verso la consanguinea circa una presupposta relazione amorosa di una tale amica che pare sia l'ultima delle loro conoscenti appartenente alla stirpe delle non-accoppiate. L'ultima, tranne Lucy. Ma proprio mentre il mio unico neurone sta percependo quel particolare, Lucy si gira a guardarmi, con quell'occhio vuoto eppur adornato da tanta avvenenza. Quel movimento, infatti, fa si che il suo microvestitino si riduca ad una cintura e che il mio basso ventre prenda il controllo della mia coscienza.
Quando si dice che gli uomini ragionano a cazzo...
Arrivati in pizzeria, comincia a farsi chiaro l'arcano che circonda la personalità di Lucy: non ce l'ha. No, non capitemi male, non è che le manca l'apparato uro-genitale. Piuttosto le mancano le facoltà per usarlo, la personalità appunto. Già perchè dietro quella stupenda mise di memoria boccaccesca si nascondono 22 anni di niente. E per niente intendo proprio niente.
Tanto per cominciare, a fare la pizza con noi c'è Marvel (soprannome) con la fidanzata. Marvel non solo è di buona compagnia, ma è anche un buon intrattenitore, uno di quelli che ti fa davvero divertire a suon di barzellette, freddure e battute. Tanto bravo che da piccoli girava voce - poi rivelatasi falsa - che un amico della combriccola fosse morto a causa delle risate provocate da una sua barzelletta. Si svelò poi che il defunto si era invece trasferito a Milano con i genitori. Magari morire dalle risate no, ma era bravo, tanto che la sorella di Lucy in uno scoppio di riso espulse un frammento di pizza da una narice. Il che non fece altro che rincarare la dose di risate tra gli astanti.
Tutti tranne che Lucy.
Non che fosse immune alle battute, ma si limitava a sorridere in modo strano. Innanzitutto le sue esternazioni erano risatine a denti stretti, più sorrisi che risate vere e proprie e poi erano sempre accompagnati da quello sguardo che sembrava pensare a tutt'altre cose. Un particolare era il piu inquietante di tutti: ogni volta che Marvel faceva una battuta, mentre tutti scoppiavano dal ridere, Lucy si guardava intorno e solo alcuni istanti dopo faceva quel suo strano sorriso misto allo sguardo pieno di pensieri. Soltanto dopo presi coscienza che i pensieri non c'entravano nulla...
Verso la fine della serata decisi di interloquire un po più intimamente con Lucy, tanto per capirci qualcosa in quella che sembrava una specie di personalità inpenetrabile. Di parole non ne proferiva tante, anzi parlava a monosillabi tanto che dvovetti dar fondo a tutta la mia immaginazione per capire che la ragazza, dopo aver lasciato gli studi superiori, aveva deciso di darsi da fare.
Ma era davanti ad un dilemma: lavorare nel negozio di abbigliamento della madre o metter su famiglia?
Ora, corregetemi se sbaglio, ma a me non risulta che metter su famiglia corrisponda a percepire uno stipendio. Che per le donne sia diverso? Di sicuro, nella sua mente, le due cose coincidevano. Tanto che l'avvenente futura moglie era alla ricerca di un potenziale marito, perchè - così disse - "mi ci vedi a vendere vestiti, io che li dovrei indossare?". Ci vollero pochi minuti di conversazione, e tanta fantasia, per realizzare che la ragazza viveva in una specie di realtà parallela. Una realtà nella quale - secondo lei - un non ben identificato principe azzurro dotato di destriero l'avrebbe dovuta rendere la regina del castello, con tanto di ancelle a riverirla e di principini nati grazie allo stregone che abitava la torre nord del maniero. Fuor di metafora, la povera illusa cercava un marito economicamente conveniente pronto a sposarla e a fornirle la donna di servizio. In quanto ai riti magici, ella dichiarò: "si ma figli solo con l'utero in affitto". Insomma la principessa non voleva farsi carico nemmeno della procreazione, che forse vedeva come una cosa fuori dalla sua portata. Ma alla sua portata vedeva me, forse perchè tradita dalle parole del cognato o forse perchè la sorella le aveva ricordato d'essere rimasta l'unica senza consorte. Chi di voi starà pensando che io volessi cogliere l'occasione per far mia la mentecatta si sbaglia. Approfittare di una cerebrolesa non è un'azione di cui vantarsi. Ma sopratutto che gusto ci sarebbe stato? Infatti non ce ne fu bisogno. Fece tutto lei. Mi confessò che mi trovava "interessante", e che il cognato non si era sbagliato ad invitarmi. Sinceramente pensai l'esatto contrario, ma l'idea di essere sedotto da una tipa fermamente convinta di essere l'eroina di una fiaba dei fratelli Grimm, suscitò in me una specie di fantasia erotica preadolescenziale.
La fantasia era destinata a morire di li ad un'ora.
Quando accompagnai le due sorelle, Lucy avvertì la congiunta che si sarebbe trattenuta con me per qualche minuto. Furono i minuti più esilaranti e inconcludenti della mia vita. Perchè magari non ero in auto con un'aquila, ma almeno ero con una gattina dalle movenze eccitanti. Anche i suoi occhi, sembravano aver assunto una qualche forma di espressione. E la gattina non si fece pregare. Si lanciò su di be con un appassionante bacio. Verificato il concreto interessamento della ragazza e la sua scioltezza pensai bene di passare alla fase petting, ma non ebbi manco il tempo di allungare una mano che lei si ritrasse quasi spaventata. Gli occhi fornarono alla loro espressione vacua e stizzita, disse cotante parole:
"...Ma per chi mi hai preso? Mica sono una di quelle io! La verginità è una cosa importante!"
Ne seguì una mia fragorosa risata, che ebbe come effetto la sortita della ragazza dall'abitacolo, che ricomponendosi disse l'ennesima frase che si è scolpita per sempre nella mia mente:
"Tutti uguali gli uomini! Pensano solo a quello!"
In quel momento pensai che dopotutto mi ero sbagliato. Non è vero che la ragazza era un essere inutile. Dopotutto mi aveva strappato una risata, seppur in maniera così tragicomica. Per i più curiosi, da fonti certe (la sorella) risulta che Lucy, ora 29enne sia ancora alla ricerca spasmodica di un consorte. Mentre molteplici fonti molto meno attendibili la darebbero ancora per vergine. A voi credere alle parole del popolo. Ma si sa... Vox populi vox Dei
Giuro che domani scrivo della donna intelligente. Ma ora sto morendo di sonno...
sabato, 18 ottobre 2008, 03:15
Ed io che m'impegno tanto a trattare temi seri come la prostituzione e le modalità con cui debellarla. Ma si sa: categorizzi un uomo e quelli si identifica, ma categorizza una donna e... apriti cielo! E giù con "Non sono mica come le altre io!". Quindi come promesso alla fine di questo post eccovi la sua integrazione tanto attesa e tanto reclamata dai commenti, a proposito di due "omissis", cioè la donna sono come sono e la donna intelligente, ovvero: l'onestà dell'amore è il vero senso della vita...
Partiamo, doverosamente, dalla più reclamata cioè la donna "io sono come sono". Come al solito, pur pralando di vita vissuta, chiameremo le protagoniste FrancAlberta, FrancElena FrancAntonia e FrancAstolfa sennò la madama mi si viene a prendere fino a casa per oltraggio alla privacy femminile. Se poi succede che non solo ti riconosci nella tipologia ma ti chiami pure FrancAstolfa, tesoro mio... fatti una corsa all'anagrafe!
Tipologia "io sono come sono"
Non esiste una catalogazione vera e propria, perchè per quanto possiate cercare non troverete mai una donna capace di ammettere che anche un singolo pregio, un difetto, un vestito, o solo una unghia finta possano mai essere comuni a lei e ad una del suo sesso. Secondo lei ogni donna è unica ed irripetibile. Ma sopratutto è convinta di default che quelli dell'altro sesso siano, al contrario, soltanto dei cloni di qualche primordiale capostipite il cui stampo continua a lavorare a pieno ritmo. Inutile dire che per lei esiste uno ed un solo corrispondente "grande amore eterno". Tant'è che molto spesso questa tipologia ha una specie di predisposizione naturale alla storia a lungo termine, che nella maggioranza delle volte sfocia nel tanto agognato matrimonio.
Soluzione:
Avete presente Il diario di Bridget Jones? Si, lo so che non vedreste mai un flm del genere, ma mi ci portarono con l'inganno, e poi le ho ringraziate, perchè da quel film ho imparato tanto. In parole povere basta comportarsi come Hugh Grant: voi ve la trombate e Colin Firth se la sposa e se la tiene sul groppone.
Tempi per portarla a letto:
Bibblici! (Non a caso era un "omissis" voluto...)
Per capirci: è quel tipo di donna che se tu vai da lei solo perchè istintivamente è bona e speri di limonarci, o nel migliore dei casi speri di fartela, le da te pretende la sincerità. Vuole che tu glie lo dica, perchèle ammette che tu possa pensarlo, ma poi inevitabilmente ti dirà:
Apprezzo la tua onestà ma "io sono come sono" e visto che tu "sei come sei" io e te non si può fare nulla.
Da aggiungersi, come proposto dai miei lettori e sopratutto dalle mie lettrici, che la donna "io sono come sono" desidera esclusivamente l'uomo "io sono come tu mi vuoi" (razza la cui esistenza è ancora da dimostrarsi) che però oltre a diventare inevitabilmente l'uomo "io ero quel che ero" finisce per tendere all'uomo "chi cazzo me lo ha fatto fare". Beate le donne che riescono a concepire tutte queste trasformazioni...
Ma visto che vi voglio bene, a questa categoria ci aggiungo anche le esperienze personali, come promesso. Vi chiedo solo lo sforzo di immaginare me in diversi periodi della mia vita; già... perchè FrancAlberta, FrancElena, FrancAntonia e FrancAstolfa sono venute fuori, in tempi assolutamente distanti tra loro.
Cominciamo con FrancAlberta che io intitolerei "...così impara quello stronzo!".
Liceo Scientifico, secondo anno scolastico e appena 16 anni compiuti da qualche settimana. Andavo a scuola con il mio mitico Tuareg della Aprilia che sebbene 50cc sembrava una moto da grandi. FrancAlberta di anni ne aveva 15 e sedeva a due banchi di distanza da me e dal mio compagno di banco FrancErnesto del quale, a detta sua, era innamorata alla follia. Non era raro infatti che l'anziana prof. di latino la riprendesse quando si imbambolava a guardare l'oggetto del suo desiderio. Mi capitava spesso di prenderla in giro per quell'espressione da inebetita, ma a lei non dispiaceva, perchè sosteneva che fossi suo amico sicchè le dovevo far notare queste cose e possibilmente darle una mano a conquistare l'amato.
FrancErnesto, poveretto, non era un'aquila sicchè la povera FrancAlberta ci mise un po a convincerlo a "stare insieme", come si diceva a quei tempi. Fatto stà che una torrida mattina di fine giugno, durante l'ora di educazione fisica, mentre mi dilettavo a calciare con gli amici, tra un tiro in porta ed un passaggio di testa notai la coppietta appartarsi dal lato del parcheggio dei professori. Da quel momento... il buio! Non ho mai saputo cosa successe in quei 4 o 5 minuti di "imboscaggio", so solo che al ritorno la sedicente amica si sedette ed aspettò la fine dell'ora, e quando il Prof ci intimò la ritirata in classe, mi si avvicinò furtiva e disse un sibillino: "dopo ti devo chiedere una cosa...".
Alle 13:20 avevamo già varcato le porte a vetri del liceo, e mentre mi accingevo a togliere il pesante catenone che legava la moto al cancello di recinsione, FrancAlberta mi chiese un passaggio per casa "perchè ho perso il biglietto del bus". Mi carico la tipa in sella, le affido il mio zainetto e manco persorsi 700 metri tra macchine di genitori in fila e autobus stracolmi di studenti lei mi fa "Fermati!". Non si dica mai che il sottoscritto non rispetta il volere femminile! Così mi fermo all'incrocio nella strada che porta alla stazione, metto il cavalletto e faccio per girarmi in modo da scendere dall'imponente cinquantino e.... ZAC! FrancAlberta mi tira almeno 6 centimetri di lingua in bocca. Passati quei 30-60 secondi di puro piacere da limonata, lei si tira indietro e fa: "...ma perchè FrancErnesto non bacia come te?!?". Io più perplesso che stupito "Boh???"... e lei, con un filo di vendetta nella voce: "così impara quello stronzo!" e mi rificca la lingua in bocca...
Passiamo a FrancAntonia e FrancAstolfa, che io intitolerei "...la mia vita è come un film..."
Sapete quei giovincelli che tentano a tutti i costi di fare i grandi uomini? Beh, io e Cocò (per carità, non si chiama così) ne eravamo la perfetta immagine. Correva l'anno del signore 1999, e noi cazzeggiavamo in coppia: due amici 23enni, universitari, perennemente allupati, ma stavolta a cavallo della mia Fiat Bravo vecchia di zecca dal terzo proprietario. Era la serata del "cazzeggio al multisala", e come si poteva dire di no ai fratelli Wachowski che ci deliziavano stavolta con il grande "Matrix"? Parcheggiamo e mentre facciamo la fila ber i biglietti (rigorosamente a metà prezzo con sconto universitario) si sente una voce da lontano che fa "Ua! Non ci credo! Ma sei proprio tu??? Sevyyyyy!!!!"; mi giro di scatto e vedo una figa con stivaletto nero dal vertigionoso tacco a spillo e jeans attillatissimi che viene verso di me a braccia aperte.
Li per li pensai che fosse una candid camera ma quando un po perplesso le faccio "Ciaooo! Da quanto tempo..." per schivare la sicura figura di merda di non ricordarne il nome, lei mi fa "Stavo per fare una figuraccia... Avevo scambiato il tuo amico per FrancArturo, quello che chiamavate <<il teschio>>". E li mi si apre l'album mentale dei ricordi! E' FrancAntonia, quella tipa grassa come una balenottera che, quando avevo poco piu di 14 anni, mi correva dietro ogni santa sera che ci riunivamo a via Squarcioni... Porca puttana quanto s'è fatta bona!!! E le faccio "Beh... ma lo sai che sei cambiata un casino?!?" e lei "Eh si, sai la pubertà ti trasforma... ma anche FrancAstolfa è cambiata un casino! Aspè, la chiamo... FrancAstolfaaaaaaa....". Manco il tempo di ricordarmene e mi si para davanti l'ennesimo ricordo di fanciullezza: anche FrancAstolfa, che all'epoca era una specie di brufolo con una ragazzetta in mezzo, è diventata proprio bona...
Che dire? Due esempi di come la natura a volte si rende conto dei suoi errori e li corregge! Intanto sono stati fatti i convenevoli tra Cocò e le mie due vecchie amiche, e siamo sotto la biglietteria quando loro acquistano i tickets per vedere "Gioco d'amore", una di quelle puttanate con Kevin Costner che tanto stanno a cuore alle donne. Ricordo bene quel momento perchè pensai "Beh...si saranno fatte pure bone, ma a quanto pare sono rimaste sempre melense e sdolcinate". Ad ogni modo ci invitano a vedere il diabetico film, ma noi gentilmente rifiutiamo e ci congediamo per lanciarci alla visione del preferibile Matrix.
Dopo 130 spettacolari minuti di film, prima di riprendere la strada di casa, ci fermiamo al bar del multisala a bere una coca, e li ci si ritrova dinuovo con FrancAntonia e FrancAstolfa che vengono a salutarci. Come di buona norma si fanno quattro chiacchiere in compagnia durante le quali, vengo a sapere che FrancAntonia s'è fidanzata con FrancOrazio, vecchia conoscenza di via Squarcioni, nonchè mio collega di liceo alla succursale, che ora fa il carabiniere. Pare che FrancAntonia sia follemente innamorata di FrancOrazio da ben 5 anni e dato che lui già lavora ed ha anche un paio d'anni piu di lei, stanno seriamente pensando di andare a vivere insieme. Tutto ciò potrà avvenire appena lei si sarà laureata in psicologia e lui avrà trovato una casa in affitto. Scopro anche che FrancAstolfa sta ancora con FrancUgo, e ci sta da 8 interminabili anni. La serata si conclude con l'immancabile scambio dei numeri telefonici che poi nessuno userà mai.
Ma sapete come si dice... Mai dire mai! Tanto che la settimana successiva, mentre sono in compagnia del fido Cocò, mi arriva una telefonata di FrancAntonia che mi fa "Sevyyyyy! Te l'avevo detto che ti chiamavo! Siamo io e FrancAstolfa, ti va un caffè?" e io "Tesoro! Mica ti dispiace se ho compagnia? Sai, quì con me ci stà Cocò...". ZAC! Silenzio di 30 secondi e una voce di fondo che riesco a distinguere come quella di FrancAstolfa. E poi... "Sevy... FrancAstolfa deve tornare a casa presto. Magari stò caffè ce lo prendiamo domani, chiedi a Cocò se gli va...". Un cenno a Cocò e la conferma arriva in un attimo. "Ok, a domani! Dimmi solo posto ed ora!". L'indomani, trascorriamo una felice serata al bar, durante la quale si fanno sempre piu evidenti gli interessi di FrancAstolfa per l'aitante Cocò e mentre i due cercano di flirtare sperando che io e FrancAntonia non lo notiamo, la comuinicazione tra me e la mia ex-grassa amica, rimane sul livello di "tra poco vado a convivere". Ma dopo un Lemon Soda ed un Aperol la conversazione si fa un po piu piccante perchè lei ha avuto la brillante idea di schiacciare la sua generosa quarta misura coppa-C con un giubbetto dal colletto in pelo e dalla scollatura molto generosa. ovviamente lei finisce per notarlo, perchè le donne per queste cose pur avendo il 6° il 7° e pure l'8° senso per accorgersene, usano sempre la vista!
Così ad un tratto lei mi fa "Ma che fai? Mi guardi le tette???" ed io, con tutta la sincerità di cui sono capace "Se avessi saputo che erano così belle, l'altra sera avrei guardato il film insieme a te!". Non vi racconterò tutta la serata, ma basterà dirvi che da quella battuta nacque uno scambio di ignobili provocazioni a base cinematografica del tipo:
(lei) "Si, mi sono diventate molto Titanic"
oppure (io) "Per queste tette mi farei Sette anni in Tibet"
o ancora (io) "Non ti ricordavo così Lolita"
e ancora (lei) "Beh... sai, Quancosa è cambiato".
Insomma per farla breve finiamo tutti in macchina. Furbescamente metto Cocò alla guida (tanto la Bravo è vecchia di zecca) e prima delle 11 stiamo trombando tutti in allegria. Davanti Cocò con FrancAstolfa che geme nella maniera piu silenziosa che io abbia mai sentito e FrancAntonia che si avvita violentemente su di me ricordandomi quanto ben di dio la natura possa dare al petto di una donna. Ma il bello arriva alla fine dei giochi, quando è ora di riaccompagnarle a casa. FrancAstolfa sibila qualcosa all'orecchio di FrancAntonia, la quale fedelmente ricompone la frase dell'amica nel seguente modo: "Ragazzi, ovviamente stasera non è successo niente! Mi raccomando... se dovesse accorgsene qualcuno sono guai!" ed io rivolgendomi ironicamente a Cocò "Perchè? Ti sei accorto di qualcosa?". Un minuto di imbarazzante silenzio e poi la timida vocina di FrancAstolfa ci chiede: "Che fate mercoledì? Noi andiamo al cinema...", e prontamente io e Cocò: "E allora... mercoledì cinema!!!". Nel congedarci, in un innaturale tentativo di gentilezza mista a simpatia, FrancAntonia mi fa "Sevy, sei un pazzo! Come sempre, con te la mia vita è come un film"...
"Si..." penso tra me e me "un film porno"...
Ed infine FrancElena che senza mezzi termini intitolerei "...con te vado a letto... ma lui lo amo!"
FrancElena è recente, meno di un'anno e mezzo fa. I fatti si svolgono quando sono a qualche mese da compiere i fatidici 30 anni, l'allupamento si è trasformato in una doviziosa selezione, mi sono fatto casa per conto mio e la Fiat Bravo vecchia di zecca è diventata un Mercedes C220 Coupè nero con TV e lettore DVD. All'epoca frequentavo una palestra (non quella attuale), che con un gioco di parole chiameremo "Officina del Porco" onde evitare la famigerata legge 675/1996 sulla privacy. E vi dirò che mai nome fu più azzeccato per una palestra, vista la strabordante presenza di figa e l'altrettanta immensa quantità di "uomo-suino" che c'ho incontrato, categoria dalla quale prendo le debite distanze da sempre.
Anche FrancElena, stupenda cavallona 37enne, frequentava l'Officina, ma in giorni della settimana diversi dai miei. Infatti mi capitava di vederla abbastanza raramente, molto probabilmente solo in quelle occasioni in cui le capitava di saltare il turno Lunedì-Mercoledì-Venerdì. Credo che nei primi 3 mesi di Officina Suina l'avrò vista non più di 5 volte, di solito il Giovedì, e di averci parlato per non più di 10 minuti in totale. Ma ricordo perfettamente quando le feci i complimenti per gli addominali. Ce li aveva a dir poco perfetti, manco un po di pancetta, neanche un filo di fianchi. Insomma un gran bel pezzo di 37enne! Ovviamente i miei complimenti le fecero molto piacere, tanto che notai un sorriso che tradiva qualcos'altro. Ma la scoperta fu che quando risposi al sorriso e rincarai la dose di complimenti, la sua risposta fu "...si, ma questi addominali sono già prenotati", lasciandomi intendere l'invito ad abbandonare ogni forma di approccio, causa una relazione in corso.
All'officina c'era anche Socrata, che chiameremo così non tanto perchè in ogni suo discorso tentava di fare la filosofa al pari del suo omonimo teorizzatore dell'etica, quanto per il fatto che mi ricordasse inevitabilmente l'altro suo omonimo, il calciatore brasiliano Sòcrates, forse a causa dei suoi folti e ben mantenuti baffi. E dato che non sono un sostenitore del detto "donna baffuta sempre piaciuta" mi affidai al più saggio detto popolare "donna brutta è sempre piena di amiche bone".
Socrata infatti è tutt'ora una esimia esponente di quella categoria femminile delle cosidette "donne organizzatrici", di quelle che si mettono a capo, o comunque nell'organizzazione, di qualsiasi evento. Una specie di ragionier Filini al femminile. Che si tratti di una manifestazione politica o di una spaghettata al risorante, lei è sempre li pronta a prenotare, a pianificare e sopratutto ad invitare. Eh si perchè quel che potrebbe sembrare un gesto di spontanea dedizione, altro non è che un mero tentativo di trovar marito. Non ci credete? Beh io sono stato a due cene organizzate da Socrata, e "casualmente" in ambedue c'erano soltanto coppiette e singles maschi, con Socrata che faceva da unica alternativa ad eventuali soluzioni di autoerotismo. E fui invitato proprio ad una di queste cene, complice il fatto che due tra le piu avvenenti frequentatrici della palestra sarebbero state tra le invitate: Mazzinculo (detta così perchè è molto bona ma molto altezzosa, di quelle che sembrano camminare con un elemento ligneo conficcato nel colon) e FrancElena. Già perchè Socrata spesso usava le sue "amiche della palestra" come esche per ignari uomini che vedeva come suoi inconsapevoli spasimanti. Ed io ci cascai come un fesso.
La cena "della palestra" era a casa di Socrata, e gli invitati erano due coppiette e tre singles tra cui il sottoscritto. Tralasciando i due miei compagni di sventura nelle grinfie della baffuta padrona di casa, mi concentrai sulle coppiette, cercando di evincere quanche informazione per dare un senso a quella serata. La coppietta di fidanzatini numero 2 era composta da Mazzinculo e corrispettivo fidanzato mentre la coppia numero 1, quella di mio interesse, altri non era che FrancElena e rispettivo marito, che da ora in poi chiameremo per convenzione "Muflone". Muflone mi si presenta come uno scialbo 41enne, magrolino e quasi calvo, con un vestito semi-classico sul marroncino cacca e un viso inespressivo, tipico di quelle foto che spesso si vedono al TG del tizio che stermina la famiglia a fucilate e poi si va a costituire dicendo "...li ho uccisi perchè li amavo troppo...".
La serata, infatti, si preannunciava da suicidio collettivo per i singles, mentre prendeva le pieghe da chiacchiericcio su vita di coppia e matriminio per la padrona di casa e le due coppiette. Così pensai bene di accendere un po gli animi con qualche battuta provocatoria, creando l'occasione per l'eterno scontro tra i sostenitori della vita da single (noi tre sfigati) e i sostenitori della vita di coppia (le due donne accoppiate e la padrona di casa), lasciando i due poveri accoppiati come ignari giudici di una sentenza già pronunciata. La mia esperienza personale insegna che l'uomo acoppiato benchè ben ammaestrato a difendere i valori del matrimonio e della convivenza, quando si trova davanti alla memoria della sua ex-libertà ha la naturale tendenza ad incazzarsi. Al contrario, la donna accoppiata pur difendendo a spada tratta la sudata estorsione del fidanzamento e del matrimonio, tende a ricordare il romanticismo della vita da single corteggiata, seppur non lo ammetterà mai pubblicamente. Proprio su questa leva tentai la mia carta vincente.
Non ricordo esattamente le parole, quindi citerò a memoria. Dissi, con voce pacate e sorridente, qualcosa del tipo:
<<... Difendo solo l'ebbrezza di un primo appuntamento. Quel senso di euforia che accompagna i giorni della settimana in cui il fatidico giorno si avvicina, quel senso di indecisione che ti prende davanti l'armadio nel pensare a che immagine vuoi dare di te a quella persona. Difendo quel senso di gioco nello sfoderare le diverse personalità che ti contraddistinguono durante l'appuntamento, quell'avere uno scambio di opinioni con gente diversa, il mettersi alla prova trovandosi davanti a persone nuove, la semplice bellezza del conoscere altri punti di vista. I primi appuntamenti sono forgianti del carattere, sono lì che ti aspettano al varco, con i loro imbarazzanti momenti di silenzio, con i timidi sguardi rubati e le parole dettate dal vino ma a volte anche dall'ingenuità del non saper vendersi bene quando si è sotto pressione. Difendo i primi appuntamenti perchè sono elettrizzanti, perchè non sai mai cosa ne esce, perchè non c'è certezza che domina la serata, perchè il bacio a volte c'è, ma molte volte non c'è. E difendo l'incertezza del conoscersi appena, che a volte ne esci folgorato, altre volte infastidito, ma nulla è d'ordinanza, si è in due sconosciuti davanti ad un calice di vino, emozionati, palpitanti e vivi...>>
Il risultato fu una generale incazzatura con gli accoppiati che cominciavano a passare dalla parte dei singles, e le donne che si coalizzavano tra di loro. Ma quando parli di emozioni gratuite, quando parli di romanticismo, quando accenni alle palpitazioni di cuore, tutte le donna-coppia (e sottolineo TUTTE) in cuor loro ci pensano e rimpiangono quei momenti. Potranno negare e difendere la coppia quanto vogliono ma rimangono delle inguaribili appassionate dell'uomo conquistatore, quello che non sanno mai se riusciranno a far innamorare.
Ad ogni modo FrancElena venne "casualmente" in palestra il martedì successivo, e altrettanto "casualmente" fece il suo allenamento alternandosi con me agli attrezzi, cogliendo ogni occasione per chiedermi se credessi veramente i quel che avevo detto qualche sera prima. Sostenni fermamente che l'emozione ed il brivido che regala l'ignoto non sono nemmeno paragonabili alla quotidianità della coppia, e colsi l'occasione di sperimentare la fedeltà della mia nuova amica proponendole di farci una chiacchierata al bar giusto per chiarire il mio punto di vista. Mi diede il suo numero di telefono dicendo scherzosamente "Ma non credere di convincermi, io sono a favore della coppia!". Seguirono ben tre chiacchierate al bar dopo la palestra, l'ultima delle quali terminò a casa mia. Quel pomeriggio non mancai di fare due cose fondamentali: innanzitutto baciare e leccare quell'opera d'arte di "addominali prenotati" che mi facevano girare la testa proprio come un primo appuntamento e poi farle presente che dopotutto il primo appuntamento aveva ancora effetto su di lei, tant'è che la passione ci aveva portati a letto. Lei dapprima sussultò, poi fece una faccia un po svanita, infine alzò le ciglia in un espressione da ammonimento e con una tranquillità unica mi disse una frase che non dimenticherò mai: "Ma che ti sei messo in testa??? Con te vado a letto... ma lui lo amo!"
Per farla breve, la donna innamorata va bene solo per l'uomo onesto e muflone. Perchè l'onestà dell'amore è il vero senso della vita...
Ma poi chi pensa alle donne non innamorate? Qualcuno dovrà pur fare il lavoro sporco...
Della donna intelligente ne parliano domani che s'è fatto tardi e ho sonno.
lunedì, 13 ottobre 2008, 18:17
Quanto odio dover ripetere che "io l'avevo detto". E mica l'avevo detto qualche ora fa, lo dico dal 2004 e prue da prima! Ma andiamo per ordine.
Da sempre mi sono espresso contro ogni forma di prostituzione e di mercificio del corpo umano, sia maschile che femminile, a partire dalla "cenetta romantica" fino allo sfruttamento della prostituzione. Da sempre, infatti, mi prodigo per trasmettere a tutti - e specialmente alle mie connazionali - l'idea che la vagina non sia un bene di scambio, bensì l'esatto equivalente femminile del pene nel maschio. Sono, altresì, sempre piu convinto invece che il fenomeno della prostituzione vada affrontato in un contesto antropologico e bioevolutivo. E non è un segreto che io sostenga la teoria secondo la quale la prostituzione potrebbe scomparire totalmente dal nostro pianeta laddove le donne la dessero di più e gratis. Ma tant'è, che piu andiamo avanti e piu peggiorano le cose. E visto che l'ovvio non lo verifica mai nessuno, io da buon avvocato delle cause perse, mi sono preso la briga di fare 1+1=2
Da 50 anni, ovvero dalla promulgazione della Legge Merlin, in Italia è in corso una vera e propria guerra alla prostituzione. Vien da chiedersi come sia possibile che in cinquant'anni di lotta non solo non si sia trovata una soluzione, bensì non si sia nemmeno riusciti a capire le motivazioni che sono alla base di un fenomeno così diffuso. Per capire meglio, quindi, analizziamo innanzitutto qualche notizia degli ultimi mesi e dell'ultima settimana.
Il 20 dicembre il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge per impedire la prostituzione in strada e in luoghi aperti al pubblico mediante l'arresto. Già qui il primo dubbio va a quanti non abbiano pensato che forse, dopo l'esperienza della chiusura delle case di tolleranza il 16 agosto 1948, questo disegno di legge ne avrebbe naturalmente riattivato il meccanismo.
Si sa, però, che l'ingegno umano (quello femminile in particolare) è in grado di superare i propri limiti. Quindi le signorine de "bocca 30, l'amore 50" hanno pensato di organizzarsi in modo da non poter essere arrestate per adescamento, laddove non colte in flagrante, semplicemente dichiarando di non essere prostitute. Già, perchè dovete sapere che da molte indagini statistiche, tra cui due dell' I.S.T.A.T. (chissà perchè mai citate dai tg e dalla stampa) risulta che solo il 54% della prostituzione in italia è operato da extracomunitarie, e sopratutto che del totale delle prostitute italiane solo il 7% è costretto con la forza a prostituirsi. Stando così i fatti, il furbo italiano medio ha fatto ancora di più! Con un'ordinanza partita dal sindaco Alemanno nel comune di Roma e poi seguita a ruota da molti altri comuni italiani, s'è deciso che indossare "abiti succinti" rappresenti abbastanza per l'arresto di una donna che passeggi per strada, come riportato da un infinità di notizie su: il giorno, l'espresso, il messagero, corriere della sera, panorama, vivicantù e chi più ne ha piu ne metta.
Credete che sia finita qui? Poveri illusi! Non solo l'italiano medio (e quindi il politico medio) non si sono resi conti dell'ultimo di una fila interminabile di errori e strafalcioni nell'affrontare la questione, bensì hanno pensato di rincarare la dose a colpi di multe. Nei giorni successivi all'ordinanza romana si sono susseguiti eventi che avrebbero fatto riflettere anche un cerebroleso, come la protesta delle prostitute e dei viados o addirittura delle petizioni che le stesse operatrici di meretricio hanno a loro volta presentato ai reciproci comuni. Un po come successe qualche tempo fa con una manifestazione di prostitute che protestavano contro la proposta di tassarle davanti al Parlamento Italiano...
C'è anche chi ha pensato, un po come faccio io nel mio stile, di affrontare la cosa in maniera ironica ed autocritica come il caso del servizio-inchiesta della grandiosa Elena di Cioccio per Le Iene in cui la reporter ha pensato di vedere se davvero l'abito fa il monaco.
Ma cosa ho già detto? Che la mente umana a volte gioca brutti scherzi! E le lucciole hanno imparato a coprirsi e scoprirsi all'uopo, ma nemmeno questo ha fermato il moralizzatore dal continuare la sua opera di purificazione delle strade. Pare infatti che la polizia, successivamente abbia cominciato a chiedere di vedere cosa ci fosse sotto il cappotto delle tipe, ma questo è ancora da verificarsi...
Ad ogni modo come conseguenza, nei mesi successivi, c'è stata una vera e propria fuga delle prostitute dalla strada che, onde evitare di essere arrestate (magari anche al di fuori dell'orario di lavoro!) hanno giustamente pensato di organizzarsi in case private, pubblicizzandosi tramite altri canali. E quali potevano essere questi canali se non i giornali o internet? E così, in qualche mese, la cultura dell'italiano medio ha un picco, e tutti a leggere i quotidiani cartacei ed online, tanto che l'industria dell'editoria registra un picco di vendite. Che bella la cultura italiana!
Ma credete che sia finita qui? Se si, allora siete proprio degli ottimisti... Pare infatti che l'italiano medio, non contento della nuova sluzione trovata dalle meretrici, abbia pensato di estendere la purificazione anche alla rete. E così è cominciata la caccia alle streghe digitali, con sequestri di siti e l'oscuramento di domini .com .net .org .info .biz .us e ovviamente .it peraltro gli unici sui quali può cadere la giuristizione italiana, laddove il sito sia ospitato fisicamente in un altra nazione.
Anzi ancora di più, si è creato un precedente che condanna anche il fatto stesso di utilizzare un computer in abiti succinti. Non ci credete? Ebbene se doveste mai trovarvi a casa in una calda giornata primaverile, magari solo con un top non connettetevi ad alcuna chat! Pare infatti che secondo una sentenza della corte di cassazione i proprietari del server su cui risiede la chat sono passibili di denuncia per favoreggiamento alla prostituzione, e voi sareste successivamente chiamati a rispondere all'accusa di meretricio. M'immagino già milioni di persone sudoranti perchè imbavagliate fino ai capelli chattare su MSN... ed ora che ci penso, come mai Microsoft col suo Live Messenger non è ancora stato portato in tribunale? Misteri d'Italia...
Ma sapete la cosa più sconvolgente di tutto ciò dov'è? E' nel fatto che mentre tutto ciò accadeva venivano fuori notiziuole e chicche che invece all'italiano medio sono piaciute tantissimo (ne è la prova il fatto che se ne sia parlato addirittura in testate giornalistiche serie e qualche TG).
Prima notizia bomba:
"Ricerca iraniana: hai il raffreddore? Curalo con il sesso!". Sembra infatti, secondo una ricerca dell'Università di medicina di Tabriz in Iran, che "[...]per curare il raffreddore è sufficiente avere un rapporto sessuale e in mancanza di un'occasione propizia si può ricorrere alla masturbazione[...]" pare senza effetti collaterali e per fortuna che ce l'hanno ricordato, sennò ci dimenticavamo che esiste anche la masturbazione... Ma ciò che mi è balzato agli occhi per primo è il fatto che la notizia venga da un paese, quale l'Iran, universalmente considerato retrogrado in italia. Quel paese tanto discusso dagli italiani ora riceve il plauso dagli stessi per una notizia che, seppur può far felice qualche edonista, è apprezzata per lo piu in maniera ironica. Insomma questa è la notizia che interessa l'italiano medio, e poco conta se poi nessuno mai s'ammazzerà di seghe per evitare il raffreddore. Però, ovunque sia riportata la notizia, questa ha sempre una notazione: "Sono quindi esclusi dallo studio i giovani – anche se non ne viene spiegato il motivo – e ovviamente le donne", ora non so per le donne, ma c'è qualche legge che nega ad un minorenne maschio di evitare una malattia? Insomma pare che all'italiano medi anche un ragazzino che se lo mena rappresenti un problema... d'altra parte si deventa ciechi!
Seconda notizia bomba, e con questa concludo il reportage sullo squallore italiano:
"Signora di 105 anni, il segreto? Niente sesso". Un singolo caso (che dovrebbe far scienza, in barba al metodo galileiano) di una tizia, presumibilmente mostruosamente brutta (almeno a giudicare dalla attuale foto) che probabilmente all'epoca non si sarebbe sbattuta nessuno, la quale dichiara che la sua longevità dipenda dalle ragnatele che ha fatto nell'utero in 105 anni di astinenza. Non farò commenti, non mi dilungherò in riflessioni e considerazioni, seppur la notizia fornisce infinite possibilità. Mi limiterò a fare una semplice domanda a tutti: che cazzo vivi a fare 105 anni senza il piacere di viverli?
Insomma, se ancora servisse ricordarlo, per eliminare le prostitute dalla faccia della terra c'è bisogno di qualcuna che prenda il loro posto! Ma è così difficile capire che se la prostituzione esiste sin dai tempi dei sumeri, un motivo deve pur esserci? E mi astengo dal riportare tutte quelle assurde notizie degli ultimi tempi che riportano sempre piu donne (e solo loro, si badi bene) che si dichiarano a favore dell'astinenza sessuale.
Per quel che mi riguarda, io combatto per la figa ogni giorno, e trovo da solo le mie soluzioni (vedi post precedente), ad ogni modo, come già fatto in un vecchio post, sono costretto a ripetermi con una mia vecchia massima:
"Finchè la figa sarà il solo strumento di baratto e arma di coercizione delle donne nei confronti degli uomini, essa continuerà ad avere lo stesso valore e la stessa importanza di un portafogli o di una carta di credito. Quando invece la donna capirà (ma lo dubito) che è l'esatto equivalente del pisello (almeno per quanto rigurada il clitoride) allora essa avrà la dovuta importanza."
Ma ve l'immaginate che bello se le donne la dessero via senza farsi problemi e magari anche provandoci piu piacere di quanto noi uomini diamo via il cazzo? Meditate, italiani, meditate...
mercoledì, 14 novembre 2007, 13:14
Sevy disse Linux, e Ubuntu fu!
Lo so, non ci azzecca niente con l'argomento del blog, ma sapete com'è: quando si fa una cosa bella ed utile si ha voglia di dirlo a tutti. Ecco com'è andata. Ieri, dopo un po di operazioni di ripristino di XP sul laptop, ero stanco dei continui riavvii e problemi che mi dava la solita copia pirata dell'OS di Redmond, specie nella noiosa fase di "la preghiamo di inderire il suo product key regolarmente piratato" sicché mi si è accesa una lampadina!
Era una lampadina proprio in stile Walt Disney, ma con la nuvoletta accanto che diceva: visto che per 10-12 ore al giorno uso una cinquantina di shell FreeBSD in remoto, nonché gestisco quotidianamente almeno una ventina tra derivazioni di RedHat (Fedora, CentOS, ecc..) e di tanto in tanto Mandriva, SUSE, Slackware e Gentoo, - per chi non lo sapesse faccio il sysadmin - perché non sperimentare l'OS desktop OpenSource più diffuso degli ultimi tempi?
Così nella successiva mezz'ora il caro vecchio Debian, distribuzione Ubuntu si è fatto strada tra i circuiti un po arrugginiti del mio laptop vecchio di quasi 2 anni... ma è stata una rinascita! In meno di un'ora il mio vecchio Acer Aspire 1522WLMi ha vissuto una seconda era, ed ora eccomi qui ad editare il mio blog con la potenza e soprattutto son la stabilità del pinguino. Viene proprio da chiedersi come mai nelle scuole e nelle università ci siano ancora i vecchi Windows NT a farla da padroni. In verità ci fu un progetto ministeriale abortito qualche tempo fa per un passaggio di massa a Mac OS-X, ma pare che le grandi menti dei prof. nostrani fossero troppo spaventate da un cambiamento così colossale.
 E questo mi riporta all'argomento del blog: la mia relazione col mondo e con le donne (che fanno categoria a se). Dovete sapere che nella mia triste facoltà di architettura non solo si tira avanti con macchine x86 delle guerre puniche, ma hanno anche il coraggio di installarci su roba "leggera" tipo Windows XP o NT Enterprise. E fino a qui non mi stupirei, ma il colmo è successo ieri, mentre seguivo la prima lezione di tesi quando mi sono reso conto che un tizio accanto a me ha acceso un 2.1 GHz con poco piu di 512 MB RAM con su installato Windows Vista! Sarà stato un caso che abbia chiesto al prof di attendere qualche minuto prima di cominciare la lezione affinchè si avviasse Microsoft Word? Sta di fatto che il tizio mi faceva pena.
E qui si inserisce il vero problema, ovvero la sua causa scatenante. Dovete sapere che l'aula di informatica della mia facoltà è gestita da un tizio che definire "sfigato" è praticamente un eufemismo. Come al solito, onde evitare denunce in base alla Legge n. 675 del 1996 (Artt. 1 - 29) sulla privacy, ometterò il nome del suddetto limitandomi a chiamarlo "Ken il Guerriero" non tanto per il suo aspetto che è al contrario quello del classico sfigato ultra-trentenne che non ha mai visto gnocca in vita sua, ma per una certa assonanza del suo nome con un altro personaggio del cartone animato, e soprattutto a causa della sua indole: è sempre incazzato come una iena e se potesse ucciderebbe tutti. Che c'entri la sindrome da carenza di fessa?
Tornando a noi, Ken mi odia. In verità mi ha sempre odiato. Fino a qualche tempo fa ero convinto che avesse cominciato ad odiarmi quando feci un takeover del server archivio2 per fregarmi il doc del test a risposta multipla relativo alla prova intercorso di Restauro dell'Architettura, o forse poco prima quando creai alcune backdoors sul server RADIUS perché il poveraccio aveva come password il suo nome seguito dalla data di nascita. Ma poi facendo mente locale mi sono reso conto che mi ha odiato da sempre, sin da quando entrai nell'aula di informatica con un LiveCD Knoppix e il povero sventurato, abituato a vedere il desktop di NT da quand'era nato vide un desktop Gnome su una delle macchine e pensò erroneamente che l'avessi formattata.
 Ma se devo essere ancora piu preciso credo che il suo odio verso di me nacque il mio quinto giorno in facoltà. Feci la domandina in carta semplice alla segreteria degli studenti, nella quale richiedevo l'assegnazione di un account di accesso personale, una casella di posta @unina2.it, una scheda elettronica per la prenotazione degli esami e un account web sul server universitario con spazio illimitato, php/cgi e accesso shell dato che mi spettava di diritto essendo uno sviluppatore attivo di ben 7 communities opensource. Presi il cedolino dalla segreteria e lo consegnai a Ken il quale in atteggiamento scocciate e superiore mi disse: "Bene, torna tra una settimana ed avrai accesso al tuo account, per ora usa l'account Guest". Rimasi un po interdetto davanti a tale farase sicchè replicai: "una settimana? Ci vogliono 30 secondi, basta aprire l'account manager di NT ed immettere 4 righe di informazioni! Se non ti va lo faccio io...". Ricordo che mi lanciò un'occhiata intimidatoria del tipo "Questi sono i miei giocattoli e ci giochi solo quando lo dico io!" e si limitò a dire "Ora non ho tempo!". Sta di fatto che pur avendo insistito nei successivi 3 mesi per la creazione del mio account, oggi ad otto anni di distanza il mio account non è ancora stato creato. E credo che proprio dopo quell'evento siano cominciate le mie rappresaglie ai danni della rete universitaria.
Tornando a ieri, sono entrato in aula informatica e mi sono apprestato a seguire la lezione del prof. piazzando il mio Ubuntu nuovo di zecca in una delle postazioni apposite per laptop. L'ho messo in corrente e l'ho agganciato alla LAN della facoltà. A quel punto Ken ha inveito contro di me dicendo "Che fai? La LAN non si puo usare ed ora l'aula chiude quindi tolgo la corrente" dimenticandosi della presenza di circa veti altre persone delle quali almeno otto con un portatile. E' stato in quel momento che ho focalizzato in maniera piu precisa la ragione di tanta rabbia. Ma per capirlo bisogna fare una domanda ed un passo indietro.
Domanda: quale sysadmin è geloso di una LAN di proprietà statale e soprattutto dell'energia elettrica erogata a spese dello stato?
Risposta: solo un cerebroleso.
Per quanto rovinata possa essere l'amministrazione ministeriale scolastica, dubito che un qualsiasi consiglio direttivo possa affidare la gestione di un'aula CAD ad una persona affetta da Sindrome di Down. Sicchè, escluso (ma solo in via teorica) il deficit cerebrale, faccio mente locale ad un piccolo particolare che è sfuggito alla maggior parte degli studenti della mia facoltà: il server centrale di ammninistrazione della facoltà, quello dove risiede praticamente tutto il materiale critico e riservato, si chiama Lia.
 Tale nome non è un caso. Trattasi di una giovane e giunonica fanciulla simpaticissima ed ormai laureata della quale il nostro Ken si invaghì qualche tempo prima essendo, il povero tonto, totalmente ignaro del fatto che costei fosse una delle piu degne portatrici sane della Sindrome da Zoccolamma Irreversibile Autoimmune. Correva l'anno 2005 quando, al ritorno da una noiosa lezione di Progettazione Urbanistica mi offrii di dare un passaggio a casa alla puledra, dal qual momento passarono 3 giorni di causali incontri che si conclusero in una splendida nottata nel suo appartamento in affitto.
Non sono stato il primo e non sarò l'ultimo ad aver avuto tale piacere, ma fonti certe riportano che Ken non abbia mai nemmeno sfiorato la giunonica donzella. Sicchè a me torna il vecchio dubbio di sempre: ma se gli esseri umani di sesso maschile (specie se amministratori di aule di informatica) sono la vergogna e la rovina del sistema planetario che colpa ne ho io?
Quindi, a mo' di metafora, mi permetto di dire: uomini cambiate sistema operativo. Anzicchè star li a pagare per un XP o a cercare affannosamente una chiave pirata che vi permetterà solo temporaneamente di godere del vostro NT, passate all'OpenSource possibilmente già infetto dal virus Zoccolamma Irreversibile Autoimmune. Altrimenti vi ritroverete inevitabilmente con un Windows ingrippato configurato col nome di un Linux di ultima generazione.
Per quel che mi riguarda io amo gli OS OpenSource distribuzione Lia...
venerdì, 15 dicembre 2006, 15:18
In questi giorni, per diversi motivi, mi sono ritrovato per le mani un veccio scatolo contenente materiale cartaceo che risale ai tempi della mia fanciullezza. Non so se è stato un bene o un male ma, rileggendo alcune cose ho sentito un po di nostalgia e mi sono fatto un paio di risate. Mi sono riproposto, quindi, di selezionare le piu carine e postarle qui, sperando che piacciano pure a voi.
Tra l'altro ho ritrovato molto materiale utile a dare un continuo a "Cronostoria di un'acchiappanza" che ha riscosso un certo interesse tra i pochi lettori di questo blog.
Cominciamo con
Elisa e la stanza dei significati
Correva l'anno del Signore 1991 ed io, 14enne in preda ai piu mostruosi istinti sessuali, frequentavo il 1° Liceo Scientifico, con ottimi risultati.
In quel periodo frequentavo una compagna di classe, Elisa, ragazzina di non grande bellezza ma dai costumi apparentemente disinibiti. Non a caso io le facevo il filo ma, complice la tenera età, i miei 10.000 tentativi di portarla in orizzontale, ebbero il solo effetto di sortire in lei una risposta alquanto cinica, nonchè subdola: "L'amore si dimostra con dolci parole, non con squallidi gesti".
Quell'anno fu indetto nel mio istituto un concorso di letteratura e poesia per scuole medie e licei. Non ricordo il nome di tale concorso, ma in compenso ricordo esattamente la traccia di concorso di quel preciso anno: "Errori del consumismo occidentale che incidono sulle popolazioni del III° mondo".
La prof. Grassi, docente di lettere, pur di dimostrare le sue capacità di insegnamento spinse affinchè tutta la classe partecipasse, ignoranti inclusi. Ne venne fuori un putiferio di banalità e castronerie che spaziavano dal tema del secchione di turno, Arturo, che sottolineava la troppa abbondanza di cibo sulle tavole italiane alla geniale cazzata di Raffaele "il casalese" che in poco piu di 20 righe ammoniva il malcostume dei regali a base di oro.
Decisi così di cogliere anch'io l'occasione al volo per per colpire in una sola volta i due proverbiali piccioni con la singola fava. L'intento fu di stupire la prof con un'opera degna di un 10 e di ammonire Elisa con qualcosa che le facesse capire il mio punto di vista.
Al termine delle 4 settimane di preparazione dell'elaborato, portai una simpatica poesiola, che (come tutti del resto) fui costretto a recitare in pubblico.
Si intitolava: "'o cesso"
(napoletano de "il gabinetto")
‘O Cesso
Bottigliette di profumi
guarnizioni di cristallo
sopra il tavolo dolciumi
specchi e piante di corallo
Come fossero ninfei
ancor’più terme di Tito
tre sculture degli Dei
Bacco Eros e Afrodite
Accostato li di fianco
ci sta un letto a baldacchino
che se sei spossato e stanco
ti ci fai un riposino
Per chi non sa rinunciare
al piacere dell’ebbrezza
la si può rifocillare
col martini o col gin-fizz
E la giù, proprio sul fondo
è piazzato un proiettore
con i film da tutto il mondo
per distrarre l’avventore.
Ma che dire, poi, del suono!
Che sia un dance o che sia un lento
con l’impianto stereo e mono
è un superbo godimento.
Il lavabo, novità
è scolpito in pietra rara
mentre tazza e bidet
sono in marmo di Carrara
Tutti i tubi e fontanine
e persino lo zampillo
sono in oro e diamaintino
e le stuoie in coccodrillo
E la vasca, figurarsi…
Ovviamente è una Jacuzzi!
Così larga da tuffarsi,
e con schiuma, bolle e spruzzi
..Ma… Hoibò! In questo posto
non vien fuori manco un goccio!
Con un bagno di tal costo
è normale che mi cruccio…
Mi sa tanto che ho toppato…
…tolto il costo della vasca…
L’acquedotto ha m’ha tagliato…
…perché non ho un soldo in tasca!
Qui seduto nel mio bagno
un pò triste, un pò depresso
solo ora mi ragguaglio
che rimane solo un cesso…
La poesiola, aveva solo il compito di rappresentare alla prof il valore effimero del consumismo, che simbolicamente poi finiva alla problematica della siccità e carestie, ed aveva la funzione di esplicare ad Elisa il mio stato danimo nel paragone che facevo di lei con la stanza.
Purtroppo essa ebbe un esito fantozziano: la prof mi diede un 4 per volgarità ed incongruenza dell'argomento con la traccia, mentre Elisa sostenne che avrei dovuto scrivere qualche poesia anche per lei.
Forse erano tutte e due stupide, o forse erano semplicemente tutte e due donne, non so...
giovedì, 28 settembre 2006, 10:58
Per quanto l'esperienza insegni, la curiosità umana ha sempre il sopravvento. Ed è forse proprio per questo che, per l'ennesima volta, mi sono imbattuto in una ennesima prova dell'inutilità umana.
Dovrei imparare dal mio passato, ma la curiosità finisce sempre per impadronirsi di me e catapultarmi in quelle realtà che con la realtà effettiva non hanno nulla a che fare.
Stavolta mi sono imbattuto in una certa superqueen (il nick name già la dice lunga) il cui unico obiettivo esistenziale pare essere rappresentato dal comperare tutte quelle assurdità che un manipolo di omosessuali inpacchetta e smercia ogni sei mesi.
Non ho parole per descrivere. Rimetto quindi al navigatore il compito (e la responsabilità) di dare un giudizio. Ecco il blog: http://vorreimanonposso.splinder.com/
Dal canto mio, ho provato a dare una definizione che potesse almeno avvicinarsi ad una descrizione approssimativa di tale assoluta assurdità. L'unica cosa che mi è venuta fuori è:
"Inutilità esistenziale ed inadeguatezza alla vita..."
Devo imparare a frenare il mouse quando leggo i blogs femminili...
sabato, 16 settembre 2006, 15:42
Qunate volte ci siamo imbattuti nella piu comune eppur insensata lamentela feminile: "Voglio un cazzo grosso". Semmai un essere umano di sesso maschile sarà mai capace di comprendere l'insensatezza e il paradosso, nonchè la assoluta mancanza di oggettività e la totale assenza di coerenza contenuta in questa frase, probabilmente questo essere umano prenderà coscienza di non essere piu "umano", bensì una entità trascendentale. Se così invece non fosse, vorrei che qualche donna desse un senso compiuto o una ragione d'essere ad una frase così priva di senso. Perchè un conto è tener presente le sogettive esigenze umane, ed un altro è farle diventare degli standards, dei parametri, entro i quali bisogna muoversi.
E così come per le dimensioni falliche, allo stesso modo ciò si adatta a tutte quelle esternazioni umane che, per colpa di qualche stolta persona (forse donna, aggiungo io) finiscono per diventare una regola come, ad esempio, quelle assurde regole comportamentali che inercorrono tra due sogetti di diverso sesso quando subentra un reciproco interesse. Chi ha mai decretato che "L'uomo è caqcciatore e la donna è preda"? e quale povero/a mentecatto/a ha deciso che per avere un rapporto sessuale ci debba essere della fiducia reciproca?
Tant'è che poi queste regole sono solitamente unidirezionali e (guarda caso) finiscono sempre a sfavore degli uomini, e a favore delle donne. Tanto per citare un esempio: semmai una donna dovesse apostrofare un uomo come "negativo" ella è autorizzata (per chossà quale ragione) a poterlo fare senza aspettarsi una adeguata risposta. Mi è capitato infatti, di essere classificato da una tizia come "volgare porco", ma data la situazione precedentemente esposta, quando le ho risposto in piena sincerità che la mia "volgare suinità" era direttamente proporzionata alla sua palese bruttezza lei come tutta risposta mi ha tirato uno schiaffo, con conseguente sanguinamento del setto nasale, di cui ancora ricordo il dolore. E li, purtroppo, è subentrata la legge costituzionale che mi ha impedito di rispondere adeguatamente.
Insomma, credo che il concetto sia ben chiaro, ma torniamo a monte della domanda e delle considerazioni sulle dimensioni falliche. Il ridicolo di queste considerazioni è come al solito rappresentato dalla mancanza di obiettività del punto di vista femminile. Come al solito basta dire una cosa ed una donna è in grado di dire tutto e il contrario di tutto. E per giunta partendo sempre dall'assunto che il suo punto di vista è quello corretto.
Per render meglio l'idea, mi riferirò ad una esperienza personale.
Circa due anni fa sono stato con una tizia che vantava l'esigenza di un "grosso cazzo".
Ora, lungi da me dichiarare di avere attributi piu o menon espansi, le proposi una sperimenzazione di qualsivoglia natura al fine di poter godere di tali dimensioni. Da presupporre che la persona in questione dichiarava di "amarmi" ragion per cui io facevo lo stesso mettendo a sua disposizione una ampia gamma di possibilità finalizzate al suo piacere.
Si lamentò del mio arnese, paventandosi di avere maggiori esigenze, cosicchè elaborai alcune soluzioni:
1) Ricorrere ad artifici (leggi cazzo di gomma etc...) ma lei si rifiutò sostenendo la mancata sensibilità fisica proditta da ogetti in lattice.
2) Le proposi persone di mia conoscenza che con il suo consenso avrebbero potuto darle prestazioni maggiori della mia, ma lei rifiutò in base alla maggiore importanza della monogamia, rispetto al piacere sessuale.
3) Le proposi uno scambio di coppia finalizzato alla ricerca di cosidetti partners di letto a lunga scadenza, ma si oppose in nome della integritò della sua moralità.
4) Le proposi un trattamento di tipo psicosociale (leggi sociologo) ma dissentì, sostenendo che il problema fosse insito in me.
5) Le proposi di trovare un nuovo partner che potesse soddisfare il suo lato sessuale, ma anche in questo caso il rifiuto fu netto.
Dal canto mio, continuai a darle quel po di piacere che potevo e lei continuò a lamentarsi, ma ad ogni mio tentativo risolutore di quella situazione ne risultò sempre un rifiuto a trovare una qualsivoglia soluzione. Quando infine le feci osservare che cotanta situazione era null'altro che frutto della sua paranoia, lei mi accusò di:
- insensibilità
- egoismo
- menegreghismo
- inettitudine
- deviazione sessuale
Ancora oggi non comprendo appieno in cosa o in chi ella identificasse il problema, dato che la mia dotazione di bordo è invariabile per ragioni genetiche e per volontà di entità superiori.
Poi trovai una successiva partner la quale sosteneva di necessitare di veri e propri tralicci dell'alta tensione in figa, però ad ogni mio tentativo di penetrazione sosteneva che il mio arnese fosse di calibro troppo grosso. Ma questa è tutta un'altra storia...
Insomma dico io: Ma che cazzo volete?!?!?!
martedì, 23 maggio 2006, 11:31
Citazione:
"Il matrimonio è il prezzo che gli uomini pagano per il sesso; il sesso è il prezzo che le donne pagano per il matrimonio"
(Sevy)
Proviamo per una volta a porci dal punto di vista del cosidetto "gentil sesso" ed analizziamo una delle domande piu frequenti che le donne rivolgono agli uomini, senza però trovare mai una risposta capace di soddisfarle: "Perchè gli uomini pensano solo al sesso?".
E' molto interessante guardare le cose dall'altra parte della staccionata, non foss'altro che per una forma di completezza nell'osservazione dei fatti. Ed è proprio dall'altro lato che le paure degli uomini prendono le forme piu orrende ed atterrenti, sposandosi con quei dubbi che gli uomini tengono sotto controllo, proprio restando dalla propria parte della suddetta staccionata.
Ma procediamo con ordine e proviamo ad immedesimarci in una donna con la sua sacrosanta (seppur non adeguatamente motivata) avversione al sesso. Forza, quindi, allacciamo le cinture e... si parte!
La prima cosa che farei, calato nei panni di una donna, sarebbe andare alla radice della questione, ovvero: "Perchè non mi piace?" o forse sarebbe meglio dire "Perchè non ho la stessa esigenza sessuale di un uomo?".
Purtroppo, per quanto mi sforzi di calarmi nella parte femminile, una risposta a questa domanda la posso trovare SOLO in una realtà che non è propria ne dell'uomo ne della donna. La realtà in questione è una coppia di caratteristiche proprie sia all'uomo che alla donna, che permea la natura umana indipendentemente dal sesso, dalla cultura o dall'estrazione sociale. E' una coppia di caratteristiche paradossalmente totalmente diversa eppure assurdamente concatenata:
- L'egoismo
- Gli ormoni
E' curioso notare che, seppur presenti in ambedue i sessi, queste due caratteristiche sono inversamente proporzionali l'una all'altra, Ed è ancora piu interessante notare che la compresenza di queste due caratteristiche si presenta spesso sbilanciata tra sesso maschile e femminile.
Per intenderci, un uomo con un eccesso di ormoni, non puo avere un eccesso di egoismo, dato che esso inficierebbe sulla soddisfazione dell'appagamento ormonale. Un uomo che si mostra egoista ha poche speranze di far sesso e quindi, ha poche possibilità di diminuire la sua carica ormonale. Allo stesso modo, ma in senso opposto, un eccesso di egoismo non puo portare ad una carica ormonale elevata poichè essa, essendo diretta ad un sogetto esterno, andrebbe in contraddizione con l'emozione stessa dell'egoismo. Sempre per rendere chiare le cose: una donna profondamente egoista difficilmente puo provare il desiderio di dare piacere, al piu puo desiderare di ottenerne.
Detto questo, l'unica cosa che mi mviene in mente è la profonda ironia della vita che, nella sua perfezione, non lascia nulla al caso e, anzi, crea una forma di bilanciamento perfetto tra gli eventi. Il bilanciamento a cui mi riferisco è di natura squisitamente biologica e sociale.
Mi spiegherò meglio: la natura fsica del genere umano trova il suo bilanciamento nell'evoluzione stessa del genere, ovvero la carica ormonale in un soggetto ha come conseguenza l'ecoismo nella controparte. Provate, infatti, ad immaginare un mondo in cui ad una pari quantità di egoismo, nello stesso sogetto viene prodotta una pari quantità di ormoni. Il risultato sarebbe davvero catastrofico, o quantomeno sterile, dato che si raggiungerebbe un appiattimento fisico/emotivo che porterebbe al rifiuto sia della condizione di esigenza sessuale che di quella egoistica.
Grazie al cielo, però, la natura è perfetta. E la sua perfezione si espleta nel fatto che il bilanciamento tra egoismo ed ormoni deve svolgersi tra sogetti diversi.
Già, ma la natura non ha fatto i conti con gli esseri umani, i quali (a loro dire) evolvono, cambiando le regole della natura in aberrazioni.
La cosa piu naturale, a questo punto, sarebbe auspicare ad un bilanciamento tra ormoni ed egoismo nel rapporto uomo-donna. Ma anche in questo caso, l'aberrazione umana ha il sopravvento.
Per chiarire l'argomento, porrò la domanda dai due lati:
Domanda maschile: "Se una donna ha meno ormoni, e quindi non aprezza il sesso, perchè mai agisce per stimolare la produzione ormonica nella controparte?"
Domanda femminile: "Se un uomo ha piu ormoni, perchè mai non agisce per eliminarli, creando così un equilibrio?"
Com'è ovvio capire, ambedue le parti hanno lo stesso diritto di contestare l'altro, ma con un piccolo vizio di fondo. Per trovare il vizio, prendiamo le diue domande e diamo loro una risposta.
La risposta alla domanda maschile è da ricercarsi nella base emotiva egoistica umana. E' parte della natura umana utilizzare il proprio potere per trarre vantaggio. In questo senso una donna ha la sua motivazione a stimolare l'uomo alla finalità di esercitare un potere di qualche tipo.
La risposta alla domanda femminile è da ricercarsi nella base biologica testosteronica umana. E' parte della natura umana la produzione ormonale per la regolazione degli equinibri del sistema umano poichè essi sono tutti basati su carene molecolari a base carbonio.
Non resta che proporre un modello per risolvere la questione. Ma è proprio nel modello che si comprende il vizio di fondo a ui facevo riferimento prima.
La scienza ci insegna che l'egoismo non puo essere abbattuto, poichè funzionale alla stessa esistenza. Ma la filosofia, l'evoluzione, la storia e la semplice esperienza umana, ci hanno insegnato, nel corso dei millenni, che il sentimento dell'egoismo seppur parte integrante della nostra esistenza, puo essere mitigato. E la stessa esperienza ha anche dimstrato che proprio la mitigazione del sentimento egoistico, se effettuata in pluralità porta ad un miglioramento della qualità della vita. Basterebbe essere tutti un po meno egoisti.
A questo punto il vizio si fa chiaro ed una domanda si solleva all'unisono dalla controparte:
Come cazzo si fa a controllare la produzione degli ormoni?
A questa domanda non esiste, al momento, una risposta. L'unica strada che io conosco per affrontare l'argomento è la ricerca scientifico-filosofica. Pe questo lascio al lettore la risposta, citando forse il piu grande ricercatore di questa materia mai esistito al mondo:
"Nell'animale come nell'uomo, il rapporto tra corpo ed anima è un rapporto di reciproco completamento."
(Sigmund Freud)
venerdì, 28 aprile 2006, 22:44
Citazione: "Esistono due tipi di donne: puttane e pure. Le prime sono puttane, le seconde pure."
(Roberto Benigni)
Uno dei piu grandi misteri dell'universo, secondo solo alla morte è "Cosa vogliono le donne?". In una analisi superficiale si sarebbe portati a dare risposte banali del tipo "Vogliono le stesse cose degli uomini" oppure "Non vogliono null'altro che quello che vuole un uomo" o ancorea "Non vogliono assolutamente nulla"... Ma all'attenta osservazione dell'uomo intelligente risulta lampante un unico fatto: a questa domanda non esiste alcuna risposta.
Dal mio punto di vista, chiedere ad una donna "Cosa vuoi?" equivale a chiedere ad un guerrigliero maoista del Nepal in lotta contro la monarchia costituzionale quale sapore ha l'Happy Meal del McDonalds di Piazza Dante a Napoli. Ancora una volta il lettore poco attento si soffermerà sul fatto che l'Happy Meal ha lo stesso sapore a Piazza Dante come ad Hong Kong o a Los Angeles, ma il vero punto della questione è che il povero guerrigliero maoista del Nepal non ha la benchè minima idea di cosa cazzo sia un Happy Meal e tantomeno di cosa sia un Mc Donalds!
Detto questo, pasiamo alla fase riflessiva, nella quale cercherò con tutte le mie forze di trovare almeno un punto che faccia cadere la mia teoria del guerrigliero maoista del Nepal, in modo da verificare se il mio puo essere considerato un assioma o solo un banale punto di vista.
Mi chiedo: se una donna sa davvero cio che vuole da un uomo, perchè non lo trova mai? Semplice: perchè non è coerente. Il discorso sulla coerenza si potrebbe allungare all'infinito e riempire l'intero server di splinder, ma io mi soffermerò su di un solo aspetto attaverso il quale la coerenza si manifesta nel suo massimo grado: la comunicazione.
La coerenza tra esseri umani, in genere, ruota tutta intorno alla comunicazione. E' ovvio infatti, che un essere mano isolato dal mondo è in perfetta coerenza con se stesso, ma se quest'essere umano vene messo in un gruppo piu o meno grande di altri esseri umani, ecco che viene fuori l'incoerenza dei sogetti singoli, generata dalla incapacità di comprendersi reciprocamente. Essa trova a sua soluzione nell'attività piu antica dell'ominide: la comunicazione.
Che bella parola che è "Comunicazione", ma bisogna capire cosa veramente essa significa. L'enciclopedia ci puo dare una mano. Essa riporta:
"La comunicazione (dal lat. cum = con, e munire = legare, comporre, costruire) è lo scambio di informazioni per mezzo di segni tra sistemi, in particolare tra esseri viventi e tra persone. La caratteristica fondamentale dei sistemi che comunicano è la capacità di interagire comprendendo ciò che viene comunicato. Nell'uso quotidiano, la comunicazione è lo scambio di pensieri tra esseri umani per mezzo della parola, della scrittura, dei gesti, delle immagini."
La definizone enciclopedica ci aiuta, quindi, a capire e definire che la comunicazone puo avvenire tramite svariati canali, tra i quali quello verbale, qello gestuale, quello delle immagini ecc...
Detto questo, esprimo a chiare lettere il mio dubbio:
Ma (porco Dio) perchè le donne non parlano?
Il sopracitato dubbio, nasce dalla continua osservazione di donne ignobilmente ciniche le quali sostengono che laddove un uomo voglia fare del sesso, gli basti chiederlo, per ottenerne quantità sovraumane. Un esempio lampante lo trovate qui:
Ma ora analizziamo la controparte:
Perchè le donne non dicono cio che vogliono?
- Hanno forse paura di cio che chiedono?
- Forse ciò che chiedono non puo essere dato?
- Per caso ciò che chiedono non è realmente ciò che vogliono?
- Forse sanno già che cio che vogliono è irrealizzabile? E in tal caso, perchè vogliono l'impossibile?
A tutte queste domande ci sono solo due possibili risposte:
1)Le donne non parlano perchè sono mute.
2)Le donne NON sanno cio che vogliono.
Le avvocatesse del daivolo staranno già affilando le armi, per smentire la precedente tesi, ma io non sono una cinica donna. Io sono un onesto uomo che, proprio per avvalorare ancora di piu la sua tesi, proverà a distruggerla ipotizzando che le donne sappiano davvero cio che vogliono.
Partiamo dall'ipotesi della coerenza, quindi: le donne sanno ciò che vogliono. Ma allora (ripetendo la domanda già fatta in precedenza) perchè non lo dicono? Volete davvero scopare? Allora fatemelo capire! Volete compagnia? Parlate! Volete soddisfare un massiccio bisogno egoistico? Fate un disegno!
I piu scettici faranno notare che ci sono alcune donne (una sparutaminoranza) che si azzardano a dire ciò che vogliono. E' proprio in quel caso che la mia tesi, azicchè vacillare, si fa ancora piu forte.
Fissiamo l'attenzione sul momento in cui una donna dichiara ciò che vuole.
Innanzitutto scartiamo quelle donne prive di corteccia cerebrale che dichiarano cose del tipo "Da un uomo mi aspetto che sia: marto, amante, padre, madre, figlio, spirito santo, carpentiere, muratore, avocato, architetto, schiavo ma padrone, intelligente ma stupido, brutto ma bello, impotente ma maiale..." ecc. e concentriamoci su quelle che sembrano dare una parvenza di intelligenza.
Avete mai notato quanto sia difficile, se non impossibile, ascoltare le parole di una donna? Credo che Le donne abbiano una specie di deformzione cerebrale che impedisce loro di comunicare. Facciamo qualche esempio:
Esempio n1 (personale):
Io ed una ragazza in macchina, dopo una estenuante quantità di avances, celate a malapena, mi dice che se voglio scopare basta che lo chieda. Poi, in conseguenza alla mia esplicita richiesta sotto forma di
"Si, voglio scopare"
lei risponde:
"Per conquistarmi devi cambiare direzione, perchè la mia personalità è complessa. La mia idea di rapporto sessuale è piu ampia, e presuppone delle azioni che non ancora hai compiuto."
Esempio n2 (personale):
Parlando di sesso tra amici, una ragazza sostiene: "Un vero uomo sa come conquistare una donna" ed io rispondo "Dato che io NON sono un vero uomo, potresti essere cosi gentile da spiegarmelo?". Seguono circa 30 secondi di silenzio che culminano in un sonoro ed rabbioso "Vaffanculo!".
Esempio n3 (personale):
Al sesto appuntamento con una ragazza, prima del quale non si era concluso nulla, sotto casa sua. Lei sale in auto e mi chiede:
Lei: Allora che si fa?
Io: Andiamo a ballare?
Lei: No, non mi sono preparata.
Io: Allora cinema?
Lei: No, al cinema mi rompo...
Io: Passeggiata romantica sul lungomare di Mergellina?
Lei: Che palle!
Io: Io: Possiamo andare a casa di Costantino, stanno tutti li...
Lei: Non ho voglia di vedere gente.
Io: Allora che facciamo?
Lei: Sai che ti doco? Questa è una di quelle sere in cui farei sesso fino a cadere esausta!
Io: Allora facciamolo!
Alcuni secondi di silenzio accompagnati da uno sguardo severo ed accusatorio. Poi si volta con aria schifata, scende dall'auto sbattendo la portiera e se ne risale a casa.
Esempio n4 (riportatomi da Mimmo, un amico dell'università che cito testualmente in una confessione che mi face quasi in lacirme):
"Mi aveva detto che voleva scopare tutta la notte. Io ho ripulito la casa di Baia Domizia, ho fatto il pieno alla macchina ed ho comprato i presrvativi. Siamo andati a Baia, ed appena siamo entrati, ci siamo spogliati. Stavo per darmi da fare quando lei mi ha fermato e mi ha detto che non era sicura. Le ho chietsto di cosa non fosse esattamente sicura, e lei mi ha detto che non lo sapeva. Sentiva che la cosa le piaceva ma non riusciva a farlo. E siamo tornati a casa senza concludere niente. Mica potevo violentarla!"
Per inciso, come feci notare a Mimmo qualche gionro piu tardi, lei, lo sputtano con le sue amiche accusandolo di essere, sessualmente, un buono a nulla.
Se non è incoerenza questa...
Ma cerchiamo, con un ultimo sforzo, di trovare un punto di rottura nella mia tesi. Sosteniamo, come alcuni fanno, che la lettura del pensiero femminile debba essere fatta al contrario, interpretando i SI come no e viceversa.
A tal proposito, citerò un dei molteplici episodi nei quali ho agito secondo la teoria del contrario e che hanno sortito un effetto opposto a quello previsto.
Correva il 1999 e le mie vacanze toccarono, per alcuni giorni, le affollate sponde del mare adriatico. Erano momenti di spensieratezza con un gruppo di amici abbastanza simpatici. Conobbi Daria, una baldanzosa gnocca di Cesenatico che sin dai primi istanti dava segni di profondo squilibrio mentale femminile. Decisi così, di procedere ad un esperimento secondo il quale, io mi sarei dovto comportare in maniere perfettamente opposta alla coomune logica. Fui oltermodo fortunato poichè, contemporaneamente, Pasquale, un amico della combriccola decise, anch'egli di provarci con la bella Daria, ma ovviamente agendo in maniera perfettamente coerente.
Trascorsero due giorni di situazioni davvero singolari nelle quali io sarei potuto passare, senza troppi giri di parole, per un pazzo da rinchiudere in manicomio, mentre l'ignaro pasquale si comportava da vero gentlemen senza macchia o difetto.
Il risultato fu inaspettato, poichè la ragazza non scese alcuno di noi due, ma sembrava attratta da ambedue finchè una sera, per gioco, rispose che sarebbe venuta volentieri a letto con tutti e due. Quella fu l'ultima volta che la vedemmo...
Insomma per concludere la mia tesi che fin ora non trova nemmeno un elemento per essere considerata fallimentare, cito un grande autore:
"Le donne non sanno mai quando si cala il sipario. Vogliono sempre un sesto atto e, proprio quando l'interesse dello spettacolo è svanito del tutto, propongono di continuarlo"
(Oscar Wilde)
|