Sevy Blog: ovvero il mondo va, ma io non lo seguo...
SevY blog e' un piccolo spazio nella grande rete dove scrivo qualche pensiero ogni volta che non capisco piu nulla...
 Nome: "Sevy" Sebastian Valmont
Sono un "normalissimo uomo anormale" reso ancor piu normalmente anormale dalle donne. In questo blog infatti ho deciso di mettere a nudo quello che io chiamo "il Sevy Pensiero", ovvero le mie idee piu vere e spontanee sulle donne, sperando che un giorno qualcuna di loro possa davvero capirle. Non a caso la mia vita e la mia persona possono definirsi praticamente identiche aa quelle del personaggio di John "J.D." Dorian del serial TV Scrubs. Insomma non posso dire alto che ...but I can't do this all on my own, no I know... I'm NO Superman!
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venerdì, 02 gennaio 2009, 11:39
«Pablo Neruda ha detto che
il poeta quello che ha da dire, lo dice in poesia,
perchè non ha un altro modo di spiegarlo.
Io, che faccio l'architetto, la morale
non la predico: la disegno e la costruisco.»
Renzo Piano - Architetto
«L'architetto è un ingegnere che non sa la matematica,
l'ingegnere è un architetto che non sa cos'è l'arte;
non importa che tu sia ingegnere o architetto,
non ti occuperai ne di matematica ne di arte,
solo di Autocad.»
Pippo Chennedy - Presentatore
Non scrivo sul mio blog da ormai 3 mesi e piu. Non è per mancanza di volontà, ma per mancanza di tempo forze e sopratutto di morale. Sono capitate un po di cose ultimamente, tra cui un'operazione di mio padre che stava per trasformarsi in tragedia. Ma l'importante è che ora sta bene, e che le cose ora vanno decisamente meglio.
Ho deciso di cominciare questo nuovo anno ancor meglio di qualsiasi anno precedente, ovvero con un obiettivo ben preciso in mente: fare le cose senza perdere tempo. Realizzare, concretizzare. E comincio dal mio blog, scrivendo un post che avevo promesso a quei pochi, pochissimi lettori che mi seguono.
Ragazzi giuro che c'ho provato a scrivere questo pezzo con tutti i crismi e carismi dello scrittore. Ho buttato via almeno una ventina di pagine del mio block notes durante il viaggio per la Biennale di Venezia in ottrobre e durante lunghi pomeriggi in ambiti meno felici a novembre, ma non è servito a nulla. Io scrivo di getto, con tanto di errori ortografici ed omissioni di punteggiatura. E' l'unico modo in cui so scrivere, in cui so amare e in cui so vivere. Sono diretto e spontaneo, non posso farci nulla.
Quindi allacciate le cinture di castità e buttiamoci nell'ennesimo reportage di vita vissuta di questo Hank Moody di provincia, con tanto di Keglevich alla menta a suo fianco e marlboro Light in bocca.
La Donna Intelligente.
L'architetto è un essere strano.
Si dice che l'architetto è colui che non è abbastanza sfigato ehm... portato alle materie scientifiche per fare l'ingegnere, e non abbastanza frocio ehm... trendy per fare lo stilista. E' quell'essere che studia per 5 anni la sedia di Charles Mackintosh e poi compera i mobili all'IKEA. E' quel tizio che ti costruisce una meravigliosa casa tutta in vetro e legno, tanto bella quanto scassinabile dall'ultimo dei ladruncoli di quartiere, eppure al contempo l'architetto è una persona capace di leggere dei significati reconditi sia nella materia che nelle idee. Ma non è detto che tali idee debbano essere perforza coerenti...
Infatti, io studio architettura.
E ricordo come fosse ieri la prima settimana di corsi all'università, quando incappai un un libricino di millesettecentoquarandadue pagine dall'accattivante titolo di "Storia dell'arte italiana Vol. 1-2-3" scritto da tale Giulio Carlo Argan che, guarda caso, non era manco un architetto. Sul mattone cartaceo, verso metà del secondo tomo, lessi una cosa che avrebbe cambiato la mia concezione dell'architettura per il resto della vita:
"il paradosso dell'architetto"
In buona sostanza egli dice che la figura dell'architetto non serve a nulla, perchè per quanto possa progettare in maniera perfetta, l'unico modo in cui egli può verificare la bontà del suo progetto è metterlo in opera, in modo da individuare tutti i difetti dell'immobile e corregerli con un secondo progetto. Unico problema è che il progetto di una cosa già realizzata è praticamente inutile!
E' un po come la storia di chi è nato prima tra l'uovo o la gallina. Oppure, se mi permettete il paragone, è come l'annosa questione tra uomini e donne. C'è chi sostiene che le donne non la danno via perchè gli uomini sono bastardi, e chi sostiene che gli uomini sono bastardi perchè le donne non la danno via.
Io credo di aver risolto il dilemma.
Ma dato che non sono ancora un architetto, e non aspiro alla carriera di pollicoltore, la mia intuizione si riferisce alla terza tipologia di paradosso: quello tra architetto maschio e architetto femmina.
E' proprio qui che comincia la mia storia con Kate. Ma, come di consueto, vi invito ad ambientarvi con il solito filmato.
Tralasciando gli ovvi "e che c'azzecca sto video?" che starete pronunciando, mi limiterò a dire che come per Hank Moody anche per me era un periodo di grande crisi mistica. Mi ero diplomato da poco e non sapevo se la mia strada sarebbe stata quella di architetto, di chimico o di barbone. A parte poi lo scoprire che in ogni caso sarei finito a fare il barbone, feci come si fa nei periodi di crisi mistica: decisi di fare un viaggio, in una sorta di "mese sabbatico" che avrebbe dovuto portare in me la chiarezza sul da farsi.
La chiarezza ci mise poco a farsi viva.
Ora vi chiedo uno sforzo di immaginazione: figuratevi due ex compagni di liceo, un anno dopo il diploma che discutono di dove andare ad agosto, seduti in una vecchia panda diesel mentre sorseggiano Heineken, in una caldissima serata di metà luglio. I due amici sono Sevy e Bestia, ma non fatevi intimidire dal nome, Sevy è solo un abbreviativo. In quanto a Bestia, lo chiamavamo così non tanto perchè è brutto, quanto perchè è dotato della sensibilità di un comodino dell'Ikea. E si sa che i comodini dell'Ikea suscitano tristezza quando viene il momento di assemblarli...
Ad ogni moodo, Bestia mi raccontava già da qualche tempo di un posto favoloso in cui alcuni suoi amici si erano recati l'estate precedente, e del quale gli avevano riferito ogni minuzioso particolare. Lo descriveva come una specie di paese dei balocchi, ma che al posto delle giostre e dei burattini aveva discoteche e montagne di figa. E non figa ordinaria, bensì figa estera, per lo più inglese, scozzese e irlandese. Quel posto rispondeva al nome di Kavos, ribatezzato a seguito di quell'estate in "Kiavos". Esso altro non era che un paesino sull'isola di Corfù. Un probabile approdo del temerario Ulisse in quelle acque che lo videro resistere al canto delle sirene, incatenato all'albero maestro della sua nave. Quello stesso luogo avrebbe visto, di li a pochi giorni, lo sbarco di noi novelli solcatori di mari alle prese con sirene anglosassoni del terzo millennio.
Ora che ci penso, non mancherò di raccontare le avventure e le disavventure che mi hanno visto protagonista in ben 5 viaggi nella bella e dannata Corfù. Ma ora tmi limiterò a quel primo viaggio.
Sbarcammo a Kerkira, il capoluogo dell'isola, di primo mattino dopo una lunga traversata notturna cominciata sulle coste di Brindisi. Ma. a differenza di Ulisse. non incontrammo sirene britanniche bensì tre Gorgoni italiane rispettivamente di Bari, Taranto e Matera, che ci guardammo bene dall'invitare ad unirsi a noi. Apena discesi dalla sgangerata imbarcazione, ci incamminammo verso Kiavos a bordo della mia fatisciente panda, nella speranza di trovare un appartamento e un poco di riposo dall'estenuante viaggio.
Non avremmo mai immaginato di trovare il paradiso...
Raggiungiamo il luogo prestabilito percorrendo l'unica strada decentemente asfaltata dell'isola, fino alla punta sud. Davanti a noi si apre un paesino deserto e pieno di cumuli di bicchieri e bottiglie di tutte le misure ai lati della strada, una landa di vuoti alcolici testimoni di bagordi già avvenuti. Ma in giro non c'è nemmeno un anima... Guardo Bestia con gli occhi di chi chiede "ma dove cazzo siamo?" ma lui mi rassicura invitandomi a proseguire. Di li a poche centinaia di metri, appena superata una curva protetta da un'alta siepe, dinnanzi a noi si apre uno slargo e ci ritroviamo davanti ad uno spettacolo che rimarra scolpito nella mia mente negli anni a venire: una piazzetta gremita di ragazzi e ragazze di tutti i tipi.
I nostri occhi si soffermano sulle ragazze...
C'è la bionda e c'è la mora, la rossa lentiginosa e la nera coi capelli rasta. Ci sono ragazze che percorrono allegramente un viottolo dal quale si intravede il mare ed altre che prendono il sole su lettini e sedie sdraio intorno ad una piscina. Sono tutte assolutamente differenti tra di loro, in un eterogeneo mosaico carico di incredibile fascino, ma tutte sono accomunate da un unico fattore:
sono tutte in topless.
Dopo un imprecisato numero di secondi di totale visibilio, io e Bestia asciughiamo la bava, e mentre lui si vanta di essere lo scopritore di quel paradiso in terra, io parcheggio e mi metto alla ricerca di un appartamento. Dovete sapere che nei luoghi di villeggiatura rurali, nella ancora poco svlilupata Grecia - specie se si tratta delle piccole isole che la circondano - esiste ancora la cultura del contrattare il prezzo dell'alloggio. E noi da buoni Napoletani come potevamo farci scappare l'occasione di scovare un appartamento per pochi euro? Sicchè girando e rigirando per il paesino, tra tette al vento e sorrisi, trovammo gli appartamenti di Kristos, un simpatico autoctono trentacinqenne che ci fittò una camera alla incredibile cifra di cinque euro a notte. Una cifra assurdamentre conveviente finchè scoprimmo che era collocato proprio sopra la discoteca, anch'essa di sua proprietà e presagio di notti insonni...
Quando prendemmo posseso della camera, come solito tra maschietti italiani nel paese dei balocchi, scorreggiavamo e ruttavamo come verri da riproduzione finchè non mi affacciai al balconcino per abbordare dall'alto qualche britannica. Proprio mentre cercavo di attrarre l'attenzione di una improponibile scrofa in topless, mi resi conto che l'appartamento accanto era abitato. Due ragazze more abbastanza carine, anche loro con le tette di ordinanza al vento, mi guardavano dal loro balconcino incuriosite mentre esibivo la mia tamarraggine partenopea. Una delle due aveva un seno particolarmente bello: almeno una terza ma che si teneva su come fosse di silicone. Mi lanciai nell'approccio...
io: "Hi! I'm Sevy..."
lei: "I'm Kate.... and you are italian..."
Hmmm - pensai - ha capito che sono italiano... Sentivo di aver toppato alla grande! Già mi aspettavo barriere e scudi spaziali, perciò chiamai in aiuto Bestia il quale, appena sentite le voci, si era materializzato sul balcone già da qualche secondo, come fosse stato teletrasportato direttamente dall'Enterprise di Star Trek... altro che scudi spaziali! Dopo le presentazioni tentai il recupero in stile provolone con qualche battutaccia all'italiana, malamente tradotta in inglese, finchè sparai un ridicolo:
"I was not trying to court that fat girl" (non stavo tentendo di corteggiare quella ragazza grassa - n.d.r.)
Kate, che fino ad allora era sembrata sorridere ed annuire alle mie cazzate, mi guardò con aria severa. Già mi aspettavo una critica per il "fat" (grassa) attribuito alla sua connazionale dall'aspetto suino, ma lei con voce beffarda mi parlò in italiano, con un quasi impercettibile accento sassone:
"Si dice «to hook around»... To court significa corteggiare, mentre tu stai cazzeggiando"
Li per li, mi sentii molto perplesso davanti a tale rivelazione. Ma poi lo stordimento diventò una sensazione strana: mi sentii defraudato di un vecchio cavallo di battaglia. Dovete sapere che sono decentemente portato per la lingua inglese ed avendo buone basi grazie ad una mamma prof di lingue e ad ottimi professori, ero solito fingere di essere inglese con le ragazze italiane in vacanza all'estero. Quell'approccio studiato per stupire la tipa di turno, si concludeva poi svelando la mia vera identità con un "simm e Napule, paisà!" che finiva sempre per essere accettato come un approccio alquanto originale. E sino ad allora credevo, da povero illuso, di detenerne il Copyright. Potete quindi immaginare la sensazione di smarrimento che ebbi quando vidi quel trucco rivolto verso di me. Quella sconosciuta mi aveva preso in contropiede!
Nei minuti successivi scoprimmo che in realtà il trucco c'era solo a metà, dato che Kate e la sua amica dal poco pronunziabile nome di Lindsay erano studentesse della facoltà di Construction & Project Management dell'University College of London, e da ben due anni aderivano al Progetto Erasmus che le vedeva collocate presso il Politecnico di Milano. In pratica parlavano italiano meglio di me e Bestia. Come da manuale prendemmo appuntamento per quella sera, ovviamente per andare a bere qualcosa insieme nel club gestito dal nostro comune padrone di casa. Ma conoscendo l'idea che di solito si fanno le straniere, quando stanno a lungo contatto con i miei connazionali, davo quasi per scontato un sicuro "doppio due di picche" per me e per il mio socio di cuccaggio. Insomma perchè mai avrebbero dovuto perdere tempo con noi mentre avevano centinaia di connazionali inotrno a se?
Le sorprese, invece, dovevano ancora cominciare...
Quella sera, in onore di quell'inaspettato acchiappo, io e Bestia da italiani standard ci preparammo come damerini: jeans all'ultimo grido, scarpetta alla moda, camicia firmata e una mezz'ora davanti allo specchio a pettinare la criniera già abbastanza curata dal parrucchiere a casa. Non ci preoccupammo nemmeno di verificare cosa faceva il resto della popolazione. Perciò quando scendemmo le scale dell'appartamento fummo sorpresi di vedere le nostre due accompagnatrici vestite solo di un bikini, una maglietta e udite udite... le ciabattine da spiaggia!
Ci vogliono scaricare!
Quello fu il mio primo pensiero. Abituato e forse corrotto dlla cultura italiana, gIà m'immaginavo una scusa del tipo "non siamo riuscite a prepararci in tempo e ci sono venute le mestruazioni miracolosamente in contemporanea", ma ogni dubbio fu fugato quando le due ci annunciarono che saremmo andati a ballare altrove. L'ennesimo dubbio mi venne sbirciando la magniettina di Kate. Vidi nitidamente le punte dei suoi capezzoli dare forma alla t-shirt, segno evidente che non portava il pezzo di sopra del bikini. Non mi era chiaro il perchè scomodarsi a non indossare il reggiseno del bikini se ci volevano scaricare, ma appena alzai gli occhi da quella stupenda visione una molto meno bella ma allo stesso modo affascinante si impresse nel mio cervello ormai stordito da tanti pensieri e visioni.
Intorno a noi c'era quella stessa massa di ragazzi che avevamo visto all'arrivo, ma stavolta anzicchè starsene con le poppe al vento, erano in preda ad una specie di frenesia collettiva. Già a partire dall'abbigliamento, si capiva che le abitudini mie e di Bestia erano seriamente messe in discussione. C'era un tizio vestito con il completino dellla squadra del Chelsea, un alto che indossava uno di quei cilindri leopardati tipo quelli che indossa Zucchero Fornaciari, c'era una tizia con una minigonna seduta a terra a gambe aperte e... senza mutandine! Insomma era davvero uno spettacolo senza precendenti. Ma aguzzando un po la vista e muovendo qualche neurone di riserva nel mio poco dotato cervello, realizzai il motivo di quella baraonda umana. Ogniuno di loro, dal ragazzo piu maturo al piu giovincello, dalla ragazza piu grassa alla piu smilza, avevano qualcosa di alcolico in mano. E se dico tutti è davvero tutti! Non importava quale fosse l'alcolio, dalla classica heineken al bicchiere di mojito, dalla lattina di birra alla bottiglia di wiskey, chiunque aveva qualcosa in mano.
Non è il paese dei balocchi - pensai - questo è il paese degli alcolisti!
Le nostre accompagnatrici ci annunciano che quella sera c'è festa grossa ad un locale chiamato "LimeLight Disco Club" e che non siamo nella giusta condizione vestiaria per partecipare. Io be Bestia siamo costretti a risalire le scale e ad indossare costumino a pantaloncino e t-shirt. Io indosso l'infradito ma Bestia, fedele alle sue abitudini, mette su le scarpette ginniche. In meno di 5 minuti siamo al LimeLight che ci si presenta come uno di quei locali fighetti italiani nei quali per entrare devi lavorarti il PR che non slo prende la percentuale ma che sembra pure farti un favore a metterti in lista.
Piccolo appunto di viaggio per la Grecia: i greci, nostri antichi padri, sono gente furba. Sanno che un britannico medio quando va in un club spende una cifra considerevole in consumazioni sicchè si guarda bene dal fargli pagare l'ingresso. Ed evita anche cose come il pretendere qualche particolare abbigliamento, pretendere l'entrata in coppia o assurdità del genere, tipiche del locale italiano. Anche perchè l'inglese medio, seppur belligerante di natura, raramente s'ammazza di botte col connazionale e quando capita di solito è perchè quello non s'è fatto offrire da bere, a differenza dell'italiano che invece s'ammazza di botte col connazionale perchè quello ha respirato a meno di cento metri di distanza da quella che lui s'è portato nel locale con la speranza che quella poi glie la dia. Non a caso gli italiani non erano ammessi al LimeLight, ma noi passiamo perchè io e Kate continuiamo a parlare in inglese fluente e Bestia sta zitto mentre Lindsay gli parla.
Finalmente ci diviene chiaro il motivo di un abbigliamento così poco trendy degli avventori: questa sera c'è la gara degli indumenti bagnati, e le nostre due amiche vogliono ovviamente partecipare.
Giusto il tempo di lasciare il borsello col portafogli al guardaroba in cambio di una specie di gettone di plastica con un numero e una clip, e siamo nel club. Anche qui rimasi davvero stupito. Il locale è all'aperto e al suo centro ha una piscina con una pedana centrale dove ballano ragazzi e ragazze con evidente piacere. Alla pedana si accede tramite un ponticello mobile che viene ritirato da un tipo nerboruto con scritta "security" sulla maglietta. Il deejay, che risponde al nomignolo di "Dick" è rigorosamente nudo con in dosso solo un tanga col suo nome di battaglia ricamato sopra. Il menestrello musicale mixa da una consolle sul bordo della piscina e ad intervalli regolari si esibisce in uno strano balletto studiato per mostrare la scritta sul tanga a seguito del quale gira una manopola che attiva delle tubature montate sopra la pedana e appositamente bucate, che bagnano gli avventori sotto di esse. Poi, quale giudice indiscusso, decide chi deve scendere dalla pedana e chi passa il turno per essere nominato vincitore e vincitrice di quella stramba gara. I perdenti si buttano in piscina per raggiungere a nuoto il bordo pista. Il resto degli ospiti del club è intorno alla piscina che balla, alcune ragazze addirittura con le solite tette d'ordinanza al vento. Credo anche di aver visto qui e li qualche ragazzo farsi fotografare con il costume abbassato mostrando i gioielli di famiglia. Insomma uno spettacolo davvero unico.
Davanti a quella scena guardai Kate negli occhi tutto emozionato tentando di ringraziarla con quello sguardo di averci portato in un posto così assurdamente pazzo. Sono quasi certo che lei capì di aver involontariamente compiuto un piccolo miracolo, insomma di avermi svezzato ad un tipo di divertimento al quale non ero abituato. Ok, a ballare andavo, ma mai con la prospettiva di rimanere nudo per fine serata! Ma Kate probabilmente capì anche qualcosa che non avevo nemmeno ipotizzato: partecipare alla gara. Comunica qualcosa a Lindsay e tutti e quattro ci troviamo, trascinati dalle corrispettive, davanti al nerboruto son la scritta securyty che ci spinge sul ponticello per poi tirarselo via.
Ormai è fatta, siamo in ballo e non si torna indietro.
Mentre balliamo Bestia mi comunica di star bestemmiando dentro di se perchè ha in dosso le scarpe e non vuole bagnarsele, ma non ha nemmeno il tempo di dirlo che parte il primo getto d'acqua gelida. Kate intanto si è annodata la maglietta inzuppata intorno alla vita in modo da far spuntare ancor di piu il seno, seppur non c'è ne è davvero bisogno. La maglietta è ormai trasparente e credo che in qel momento ebbi probabilmente una delle mie piu istantanee erezioni che diventò anche una delle piu poderose quando ssciolse il nodo e si sfilò la maglietta bagnata con tanto di applauso del pubblico. Intanto Lindsay non se lo fa ripetere due volte e segue l'esempio dell'amica. In men che non si dica io e Bestia sembriamo inesistenti davanti a quelle due meraviglie della natura. Ma il peggio accade: Mr. Dick dal microfono annuncia che le due sono selezionate e noi altri, tre ragazze e quattro o cinque altri ragazzi ci dobbiamo buttare in piscina lasciando Kate Lindsay una figa bionda e due tipi muscolosi sulla pedana. vengo spinto in acqua.
Quando risalii il bordo della piscina mi sentii proprio come il piu classico degli italiani in una serata sfigata: con quei due fusti li non sarebbero piu scese dalla pedana e noi ce ne saremmo tornati al nostro appartamento con la coda tra le gambe. Sicchè invitai Bestia a bere qualcosa al bar, che almeno era una nuova sensazione chiedere da bere ad un bancone seminudi e tutti grondanti di acqua. Passaggio obblicato al guardaroba col gettone in mano, prendo il danaro necessario e ordino un Cuba Libre. Bestia si fa servire una birra. Solo il tempo di fare il primo sorso che Kate, scesa dalla pedana con dinuovo la maglietta bagnata indosso, mi sfila il bicchiere di mano. Si fa un sontuoso sorso e mi fa con quel suo impercettibile accento sassone: "andiamo a divertirci!".
Già sento puzza di una seconda doccia fredda ma Kate, in barba alle previsioni, mi conduce fuori dalla disco, e via per la strada principale di Kiavos! Perdiamo le tracce di Bestia e Lindsay. e io comincio a perdere le tracce di me stesso. Insomma: sono da qualche ora in compagnia di una pazza che mi eccita un casino e fin'ora non l'ho nemmeno approcciata! Credo sia quello il momento in cui un uomo fa i conti con il suo ruolo, e mai come in quel momento mi sentivo come aver perso il solito ruolo del conquistatore. Insomma ero in piena euforia con una ragazza bella e pazza con la quale mi stavo divertendo "alla pari", senza dover inventare nulla, senza dover fingere niente, anche perchè non me ne dava il tempo e sopratutto perchè di certo non sarebbe servito a nulla.
A questo punto invito tutti i lettori maschi a fare un punto della propria vita sentimentale e sessuale, perchè nel mio caso quello fu un momento di svolta epocale. Capirete poi il perchè.
Cerco nel mio vuoto mentale di trovare un modo, un approccio verbale adeguato atto alla conquista di Kate. Purtroppo, complici l'euforia e l'alcool, l'unica cosa che mi esce è un triste e melanconico "andiamo sulla spiaggia?" quasi come quei ragazzetti che cercano di approcciare le controparti a suon di luoghi comuni come "il dolce rumore del mare" e "che belle sono le stelle"! A quel punto Kate, come suo solito, mi stupì per la quinta volta da poche ore che la conoscevo. Mi diede la risposta che chiunque avrebbe voluto. Modulò il suo simpatico accento britannico e disse:
"Sulla spiaggia c'è la sabbia... meglio il letto"
In men che non si dica mi trovai sul mio letto con il bicchiere di cuba libre in una mano e il pacchetto di profilattici nell'altra. Quella sera ci divertiimmo un casino, e a giochi finiti, quando pensavo già ad un dolce sonno abbracciato al quel fenomeno della natura, Kate rimodula quella cazzo di vocina e mi fa:
"mica vuoi dormire?"
e io
"perchè, che vuoi fare?"
e lei ancora
"non ho ancora bevuto niente".
Insomma ci rivestimmo con la stessa velocità con cui ci spogliammo ed andammo nel locale del nostro padrone di casa per bere come spugne. Credeteci o no lo facemmo per ben tre volte! Su a trombare e giu a bere, su a trombare e dinuovo giù a bere. Una nottata che sarebbe stata da incorniciare e da mettere negli annali già di suo. Ma quella era poco meno che la punta dell'iceberg.
Nuove sorprese mi aspettavano, ma questo ve lo riporto domani nella seconda parte perchè mo vado a cucinare.
martedì, 21 ottobre 2008, 02:35
L'avevo promesso e lo faccio! Magari con 48 ore di ritardo, ma eccomi a scrivere della donna-intelligente, sperando che i miei 2 o 3 (forse esagero) lettori ne possano godere, o almeno trarne qualche forma di beneficio. Sinceramente, lo dubito.
Premessa:
questo è un blog - sono furbo eh? - ergo, può trasmettere solo con il potere dello scritto. Ma non del tutto. Infondo siamo nell'era digitale - che non significa l'era della stimolazione manuale delle parti basse - sicchè oltre allo scritto, si possono includere elementi di tipo multimediale. Sarebbe bello poter dirigere un video che descrivesse ciò di cui mi appresto a raccontare, ma dato che non sono un regista e che se lo fossi non starei di certo qui a scrivere, utilizzerò un espediente narrativo, grazie ai potenti mezzi messi a disposizione da youtube. L'escamotage consiste nell'utilizzare alcuni filmati evocanti semplici concetti, i quali poi vanno a collegarsi allo scritto. Il lettore attento dovrebbe di norma vedere tali filmati non prima, ne dopo la lettura del testo, ma di pari passo con il loro posizionamento nella pagina. E non permettetevi di non guardarli, che per metterli su ho fatto una faticaccia!
Trattasi infatti di spezzoni appositamente selezionati ed accuratamente tratti da un telefilm di ultima uscita, dall'evocativo titolo Californication, che su queste righe c'azzecca moltissimo. Ma non lasciatevi fuorviare! Si tratta soltanto di dare una sensazione, piuttosto che un'ambientazione alle mia parole. D'altra parte non è un segreto che oltre a scrivere una marea di cazzate, non sia nemmeno bravo a scriverle. Quindi perchè non farsi aiutare dai video?
Fatta questa doverosa spiegazione, mi permetto di aggiungere al post anche la categoria della donna-stupida, non foss'altro che per completezza di narrazione. Capirete poi il perchè...
donna stupida
Non me la sento, in questo caso, di usare il termine tipologia, poichè di tipologia non si pùò parlare. Già perchè, contrariamente a quanto staranno pensando i più maliziosi, io di donne stupide ne ho incontrata solo una. Ad onor del vero, non credo si potesse nemmeno classificare come donna, ma essendo dotata di tube di Falloppio, quindi capace di procreare, secondo la moderna biologia ella è è classificabile almeno come femmina di Homo Sapiens.
E non è che fosse brutta. Anzi.
E' stata forse una delle donne più belle che io abbia mai conosciuto. Probabilmente troppo bella per me. Infatti avrei dovuto sospettare qualcosa sin dall'inizio, ma non sono così furbo come pensate. Tanta era la differenza estetica che potrei dichiarare, se il paragone non risultasse offensivo, che io sto a lei come Alvaro Vitali sta ad Edwige Fenech. Offensivo, s'intende, per Alvaro Vitali.
A questo punto, bisogna vedere il filmato.
Direte voi: e che ci azzecca sto filmato? A parte il finale con "profanami" (che ho lasciato intenzionalmente per poi parlare della donna intelligente) direi che la donna descritta nel filmato rientrasse perfettamente in colei che chiameremo Lucy, in onore dell'omonimo fossile di Australopithecus afarensis del quale la nostra protagonista ricalcava solo l'innata capacità di camminare su due zampe.
Se c'è stata una sola volta in cui ho messo in seria discussione l'esimio Darwin e la sua teoria dell'evoluzione, è stato quando ho conosciuto Lucy in occasione di una serata in pizzeria. Piu che conosciuto dovrei dire che sono stato truffato. Un amico, infatti, che frequentavo allora - avrò avuto non più di 23-24 anni - non era automunito, e pare avesse trovato in me il perfetto chauffeur. Si da il caso, infatti, che l'abitazione della fidanzata di costui fosse sulla strada che collegava casa mia con la sua. L'abitudine era quella di passare a prendere la fidanzata per poi andare a prendere lui ed uscire tutti insieme. E dato che non si trattava di poche centinaia di metri, l'amico pensò di sugellare quella forma non scritta di accordo, piazzandomi con la sorella della sua metà. Io, seppur non sia stato mai propenso alla monogamia, quando vidi Lucy scendere di casa in compagnia della sorella mi feci abbindolare dall'inganno.
In quel momento Lucy è una specie di visione. Una donna statuaria ed al contempo dai movimenti sinuosi, un viso angelico adornato da stupendi capelli rossi. Porta grandi orecchini a cerchio, trucco pesante e qualche ettolito di profumo. Indossa un microvestitino che non lascia dubbi e - meraviglia delle meraviglie - un paio di sandali sberluccicanti dal tacco altissimo che tradiscono caviglie mozzafiato ed una pedicure degna della più riverita tra le principesse d'Oriente. Insomma una dea della bellezza, che scende le scale di una normalissima casa anzicchè dalle ripide pendici dell'Olimpo.
Purtroppo l'Afrodite condominiale ha lo sguardo vacuo e fisso nel vuoto, tipico degli psicotici in terapia. D'altronde va da se: cosa ci faceva una ragazza del genere nella mia auto, azicchè con il bellone di turno Ferrarimunito, se non avesse avuto qualche problema? Ma si sa: il sottoscritto non è un'aquila nel capire le donne e quell'insignificante dettaglio non lo spaventa piu di tanto. Dico tra me e me che forse è la volta buona che la dea della cornucopia (quella vera) si sia finalmente degnata di darmi il fatidico bacio.
Mi sbaglio di brutto.
Già durante il viaggio di andata Lucy, bella e luccicante, comincia a dare i primi segnali di pericolo: non parla. Che per una donna, a meno di una laringectomia, è un fatto abbastanza strano. La sorella di Lucy infatti, dal retro del mio semovente, blatera cose incomprensibili verso la consanguinea circa una presupposta relazione amorosa di una tale amica che pare sia l'ultima delle loro conoscenti appartenente alla stirpe delle non-accoppiate. L'ultima, tranne Lucy. Ma proprio mentre il mio unico neurone sta percependo quel particolare, Lucy si gira a guardarmi, con quell'occhio vuoto eppur adornato da tanta avvenenza. Quel movimento, infatti, fa si che il suo microvestitino si riduca ad una cintura e che il mio basso ventre prenda il controllo della mia coscienza.
Quando si dice che gli uomini ragionano a cazzo...
Arrivati in pizzeria, comincia a farsi chiaro l'arcano che circonda la personalità di Lucy: non ce l'ha. No, non capitemi male, non è che le manca l'apparato uro-genitale. Piuttosto le mancano le facoltà per usarlo, la personalità appunto. Già perchè dietro quella stupenda mise di memoria boccaccesca si nascondono 22 anni di niente. E per niente intendo proprio niente.
Tanto per cominciare, a fare la pizza con noi c'è Marvel (soprannome) con la fidanzata. Marvel non solo è di buona compagnia, ma è anche un buon intrattenitore, uno di quelli che ti fa davvero divertire a suon di barzellette, freddure e battute. Tanto bravo che da piccoli girava voce - poi rivelatasi falsa - che un amico della combriccola fosse morto a causa delle risate provocate da una sua barzelletta. Si svelò poi che il defunto si era invece trasferito a Milano con i genitori. Magari morire dalle risate no, ma era bravo, tanto che la sorella di Lucy in uno scoppio di riso espulse un frammento di pizza da una narice. Il che non fece altro che rincarare la dose di risate tra gli astanti.
Tutti tranne che Lucy.
Non che fosse immune alle battute, ma si limitava a sorridere in modo strano. Innanzitutto le sue esternazioni erano risatine a denti stretti, più sorrisi che risate vere e proprie e poi erano sempre accompagnati da quello sguardo che sembrava pensare a tutt'altre cose. Un particolare era il piu inquietante di tutti: ogni volta che Marvel faceva una battuta, mentre tutti scoppiavano dal ridere, Lucy si guardava intorno e solo alcuni istanti dopo faceva quel suo strano sorriso misto allo sguardo pieno di pensieri. Soltanto dopo presi coscienza che i pensieri non c'entravano nulla...
Verso la fine della serata decisi di interloquire un po più intimamente con Lucy, tanto per capirci qualcosa in quella che sembrava una specie di personalità inpenetrabile. Di parole non ne proferiva tante, anzi parlava a monosillabi tanto che dvovetti dar fondo a tutta la mia immaginazione per capire che la ragazza, dopo aver lasciato gli studi superiori, aveva deciso di darsi da fare.
Ma era davanti ad un dilemma: lavorare nel negozio di abbigliamento della madre o metter su famiglia?
Ora, corregetemi se sbaglio, ma a me non risulta che metter su famiglia corrisponda a percepire uno stipendio. Che per le donne sia diverso? Di sicuro, nella sua mente, le due cose coincidevano. Tanto che l'avvenente futura moglie era alla ricerca di un potenziale marito, perchè - così disse - "mi ci vedi a vendere vestiti, io che li dovrei indossare?". Ci vollero pochi minuti di conversazione, e tanta fantasia, per realizzare che la ragazza viveva in una specie di realtà parallela. Una realtà nella quale - secondo lei - un non ben identificato principe azzurro dotato di destriero l'avrebbe dovuta rendere la regina del castello, con tanto di ancelle a riverirla e di principini nati grazie allo stregone che abitava la torre nord del maniero. Fuor di metafora, la povera illusa cercava un marito economicamente conveniente pronto a sposarla e a fornirle la donna di servizio. In quanto ai riti magici, ella dichiarò: "si ma figli solo con l'utero in affitto". Insomma la principessa non voleva farsi carico nemmeno della procreazione, che forse vedeva come una cosa fuori dalla sua portata. Ma alla sua portata vedeva me, forse perchè tradita dalle parole del cognato o forse perchè la sorella le aveva ricordato d'essere rimasta l'unica senza consorte. Chi di voi starà pensando che io volessi cogliere l'occasione per far mia la mentecatta si sbaglia. Approfittare di una cerebrolesa non è un'azione di cui vantarsi. Ma sopratutto che gusto ci sarebbe stato? Infatti non ce ne fu bisogno. Fece tutto lei. Mi confessò che mi trovava "interessante", e che il cognato non si era sbagliato ad invitarmi. Sinceramente pensai l'esatto contrario, ma l'idea di essere sedotto da una tipa fermamente convinta di essere l'eroina di una fiaba dei fratelli Grimm, suscitò in me una specie di fantasia erotica preadolescenziale.
La fantasia era destinata a morire di li ad un'ora.
Quando accompagnai le due sorelle, Lucy avvertì la congiunta che si sarebbe trattenuta con me per qualche minuto. Furono i minuti più esilaranti e inconcludenti della mia vita. Perchè magari non ero in auto con un'aquila, ma almeno ero con una gattina dalle movenze eccitanti. Anche i suoi occhi, sembravano aver assunto una qualche forma di espressione. E la gattina non si fece pregare. Si lanciò su di be con un appassionante bacio. Verificato il concreto interessamento della ragazza e la sua scioltezza pensai bene di passare alla fase petting, ma non ebbi manco il tempo di allungare una mano che lei si ritrasse quasi spaventata. Gli occhi fornarono alla loro espressione vacua e stizzita, disse cotante parole:
"...Ma per chi mi hai preso? Mica sono una di quelle io! La verginità è una cosa importante!"
Ne seguì una mia fragorosa risata, che ebbe come effetto la sortita della ragazza dall'abitacolo, che ricomponendosi disse l'ennesima frase che si è scolpita per sempre nella mia mente:
"Tutti uguali gli uomini! Pensano solo a quello!"
In quel momento pensai che dopotutto mi ero sbagliato. Non è vero che la ragazza era un essere inutile. Dopotutto mi aveva strappato una risata, seppur in maniera così tragicomica. Per i più curiosi, da fonti certe (la sorella) risulta che Lucy, ora 29enne sia ancora alla ricerca spasmodica di un consorte. Mentre molteplici fonti molto meno attendibili la darebbero ancora per vergine. A voi credere alle parole del popolo. Ma si sa... Vox populi vox Dei
Giuro che domani scrivo della donna intelligente. Ma ora sto morendo di sonno...
mercoledì, 14 novembre 2007, 13:14
Sevy disse Linux, e Ubuntu fu!
Lo so, non ci azzecca niente con l'argomento del blog, ma sapete com'è: quando si fa una cosa bella ed utile si ha voglia di dirlo a tutti. Ecco com'è andata. Ieri, dopo un po di operazioni di ripristino di XP sul laptop, ero stanco dei continui riavvii e problemi che mi dava la solita copia pirata dell'OS di Redmond, specie nella noiosa fase di "la preghiamo di inderire il suo product key regolarmente piratato" sicché mi si è accesa una lampadina!
Era una lampadina proprio in stile Walt Disney, ma con la nuvoletta accanto che diceva: visto che per 10-12 ore al giorno uso una cinquantina di shell FreeBSD in remoto, nonché gestisco quotidianamente almeno una ventina tra derivazioni di RedHat (Fedora, CentOS, ecc..) e di tanto in tanto Mandriva, SUSE, Slackware e Gentoo, - per chi non lo sapesse faccio il sysadmin - perché non sperimentare l'OS desktop OpenSource più diffuso degli ultimi tempi?
Così nella successiva mezz'ora il caro vecchio Debian, distribuzione Ubuntu si è fatto strada tra i circuiti un po arrugginiti del mio laptop vecchio di quasi 2 anni... ma è stata una rinascita! In meno di un'ora il mio vecchio Acer Aspire 1522WLMi ha vissuto una seconda era, ed ora eccomi qui ad editare il mio blog con la potenza e soprattutto son la stabilità del pinguino. Viene proprio da chiedersi come mai nelle scuole e nelle università ci siano ancora i vecchi Windows NT a farla da padroni. In verità ci fu un progetto ministeriale abortito qualche tempo fa per un passaggio di massa a Mac OS-X, ma pare che le grandi menti dei prof. nostrani fossero troppo spaventate da un cambiamento così colossale.
 E questo mi riporta all'argomento del blog: la mia relazione col mondo e con le donne (che fanno categoria a se). Dovete sapere che nella mia triste facoltà di architettura non solo si tira avanti con macchine x86 delle guerre puniche, ma hanno anche il coraggio di installarci su roba "leggera" tipo Windows XP o NT Enterprise. E fino a qui non mi stupirei, ma il colmo è successo ieri, mentre seguivo la prima lezione di tesi quando mi sono reso conto che un tizio accanto a me ha acceso un 2.1 GHz con poco piu di 512 MB RAM con su installato Windows Vista! Sarà stato un caso che abbia chiesto al prof di attendere qualche minuto prima di cominciare la lezione affinchè si avviasse Microsoft Word? Sta di fatto che il tizio mi faceva pena.
E qui si inserisce il vero problema, ovvero la sua causa scatenante. Dovete sapere che l'aula di informatica della mia facoltà è gestita da un tizio che definire "sfigato" è praticamente un eufemismo. Come al solito, onde evitare denunce in base alla Legge n. 675 del 1996 (Artt. 1 - 29) sulla privacy, ometterò il nome del suddetto limitandomi a chiamarlo "Ken il Guerriero" non tanto per il suo aspetto che è al contrario quello del classico sfigato ultra-trentenne che non ha mai visto gnocca in vita sua, ma per una certa assonanza del suo nome con un altro personaggio del cartone animato, e soprattutto a causa della sua indole: è sempre incazzato come una iena e se potesse ucciderebbe tutti. Che c'entri la sindrome da carenza di fessa?
Tornando a noi, Ken mi odia. In verità mi ha sempre odiato. Fino a qualche tempo fa ero convinto che avesse cominciato ad odiarmi quando feci un takeover del server archivio2 per fregarmi il doc del test a risposta multipla relativo alla prova intercorso di Restauro dell'Architettura, o forse poco prima quando creai alcune backdoors sul server RADIUS perché il poveraccio aveva come password il suo nome seguito dalla data di nascita. Ma poi facendo mente locale mi sono reso conto che mi ha odiato da sempre, sin da quando entrai nell'aula di informatica con un LiveCD Knoppix e il povero sventurato, abituato a vedere il desktop di NT da quand'era nato vide un desktop Gnome su una delle macchine e pensò erroneamente che l'avessi formattata.
 Ma se devo essere ancora piu preciso credo che il suo odio verso di me nacque il mio quinto giorno in facoltà. Feci la domandina in carta semplice alla segreteria degli studenti, nella quale richiedevo l'assegnazione di un account di accesso personale, una casella di posta @unina2.it, una scheda elettronica per la prenotazione degli esami e un account web sul server universitario con spazio illimitato, php/cgi e accesso shell dato che mi spettava di diritto essendo uno sviluppatore attivo di ben 7 communities opensource. Presi il cedolino dalla segreteria e lo consegnai a Ken il quale in atteggiamento scocciate e superiore mi disse: "Bene, torna tra una settimana ed avrai accesso al tuo account, per ora usa l'account Guest". Rimasi un po interdetto davanti a tale farase sicchè replicai: "una settimana? Ci vogliono 30 secondi, basta aprire l'account manager di NT ed immettere 4 righe di informazioni! Se non ti va lo faccio io...". Ricordo che mi lanciò un'occhiata intimidatoria del tipo "Questi sono i miei giocattoli e ci giochi solo quando lo dico io!" e si limitò a dire "Ora non ho tempo!". Sta di fatto che pur avendo insistito nei successivi 3 mesi per la creazione del mio account, oggi ad otto anni di distanza il mio account non è ancora stato creato. E credo che proprio dopo quell'evento siano cominciate le mie rappresaglie ai danni della rete universitaria.
Tornando a ieri, sono entrato in aula informatica e mi sono apprestato a seguire la lezione del prof. piazzando il mio Ubuntu nuovo di zecca in una delle postazioni apposite per laptop. L'ho messo in corrente e l'ho agganciato alla LAN della facoltà. A quel punto Ken ha inveito contro di me dicendo "Che fai? La LAN non si puo usare ed ora l'aula chiude quindi tolgo la corrente" dimenticandosi della presenza di circa veti altre persone delle quali almeno otto con un portatile. E' stato in quel momento che ho focalizzato in maniera piu precisa la ragione di tanta rabbia. Ma per capirlo bisogna fare una domanda ed un passo indietro.
Domanda: quale sysadmin è geloso di una LAN di proprietà statale e soprattutto dell'energia elettrica erogata a spese dello stato?
Risposta: solo un cerebroleso.
Per quanto rovinata possa essere l'amministrazione ministeriale scolastica, dubito che un qualsiasi consiglio direttivo possa affidare la gestione di un'aula CAD ad una persona affetta da Sindrome di Down. Sicchè, escluso (ma solo in via teorica) il deficit cerebrale, faccio mente locale ad un piccolo particolare che è sfuggito alla maggior parte degli studenti della mia facoltà: il server centrale di ammninistrazione della facoltà, quello dove risiede praticamente tutto il materiale critico e riservato, si chiama Lia.
 Tale nome non è un caso. Trattasi di una giovane e giunonica fanciulla simpaticissima ed ormai laureata della quale il nostro Ken si invaghì qualche tempo prima essendo, il povero tonto, totalmente ignaro del fatto che costei fosse una delle piu degne portatrici sane della Sindrome da Zoccolamma Irreversibile Autoimmune. Correva l'anno 2005 quando, al ritorno da una noiosa lezione di Progettazione Urbanistica mi offrii di dare un passaggio a casa alla puledra, dal qual momento passarono 3 giorni di causali incontri che si conclusero in una splendida nottata nel suo appartamento in affitto.
Non sono stato il primo e non sarò l'ultimo ad aver avuto tale piacere, ma fonti certe riportano che Ken non abbia mai nemmeno sfiorato la giunonica donzella. Sicchè a me torna il vecchio dubbio di sempre: ma se gli esseri umani di sesso maschile (specie se amministratori di aule di informatica) sono la vergogna e la rovina del sistema planetario che colpa ne ho io?
Quindi, a mo' di metafora, mi permetto di dire: uomini cambiate sistema operativo. Anzicchè star li a pagare per un XP o a cercare affannosamente una chiave pirata che vi permetterà solo temporaneamente di godere del vostro NT, passate all'OpenSource possibilmente già infetto dal virus Zoccolamma Irreversibile Autoimmune. Altrimenti vi ritroverete inevitabilmente con un Windows ingrippato configurato col nome di un Linux di ultima generazione.
Per quel che mi riguarda io amo gli OS OpenSource distribuzione Lia...
venerdì, 28 aprile 2006, 22:44
Citazione: "Esistono due tipi di donne: puttane e pure. Le prime sono puttane, le seconde pure."
(Roberto Benigni)
Uno dei piu grandi misteri dell'universo, secondo solo alla morte è "Cosa vogliono le donne?". In una analisi superficiale si sarebbe portati a dare risposte banali del tipo "Vogliono le stesse cose degli uomini" oppure "Non vogliono null'altro che quello che vuole un uomo" o ancorea "Non vogliono assolutamente nulla"... Ma all'attenta osservazione dell'uomo intelligente risulta lampante un unico fatto: a questa domanda non esiste alcuna risposta.
Dal mio punto di vista, chiedere ad una donna "Cosa vuoi?" equivale a chiedere ad un guerrigliero maoista del Nepal in lotta contro la monarchia costituzionale quale sapore ha l'Happy Meal del McDonalds di Piazza Dante a Napoli. Ancora una volta il lettore poco attento si soffermerà sul fatto che l'Happy Meal ha lo stesso sapore a Piazza Dante come ad Hong Kong o a Los Angeles, ma il vero punto della questione è che il povero guerrigliero maoista del Nepal non ha la benchè minima idea di cosa cazzo sia un Happy Meal e tantomeno di cosa sia un Mc Donalds!
Detto questo, pasiamo alla fase riflessiva, nella quale cercherò con tutte le mie forze di trovare almeno un punto che faccia cadere la mia teoria del guerrigliero maoista del Nepal, in modo da verificare se il mio puo essere considerato un assioma o solo un banale punto di vista.
Mi chiedo: se una donna sa davvero cio che vuole da un uomo, perchè non lo trova mai? Semplice: perchè non è coerente. Il discorso sulla coerenza si potrebbe allungare all'infinito e riempire l'intero server di splinder, ma io mi soffermerò su di un solo aspetto attaverso il quale la coerenza si manifesta nel suo massimo grado: la comunicazione.
La coerenza tra esseri umani, in genere, ruota tutta intorno alla comunicazione. E' ovvio infatti, che un essere mano isolato dal mondo è in perfetta coerenza con se stesso, ma se quest'essere umano vene messo in un gruppo piu o meno grande di altri esseri umani, ecco che viene fuori l'incoerenza dei sogetti singoli, generata dalla incapacità di comprendersi reciprocamente. Essa trova a sua soluzione nell'attività piu antica dell'ominide: la comunicazione.
Che bella parola che è "Comunicazione", ma bisogna capire cosa veramente essa significa. L'enciclopedia ci puo dare una mano. Essa riporta:
"La comunicazione (dal lat. cum = con, e munire = legare, comporre, costruire) è lo scambio di informazioni per mezzo di segni tra sistemi, in particolare tra esseri viventi e tra persone. La caratteristica fondamentale dei sistemi che comunicano è la capacità di interagire comprendendo ciò che viene comunicato. Nell'uso quotidiano, la comunicazione è lo scambio di pensieri tra esseri umani per mezzo della parola, della scrittura, dei gesti, delle immagini."
La definizone enciclopedica ci aiuta, quindi, a capire e definire che la comunicazone puo avvenire tramite svariati canali, tra i quali quello verbale, qello gestuale, quello delle immagini ecc...
Detto questo, esprimo a chiare lettere il mio dubbio:
Ma (porco Dio) perchè le donne non parlano?
Il sopracitato dubbio, nasce dalla continua osservazione di donne ignobilmente ciniche le quali sostengono che laddove un uomo voglia fare del sesso, gli basti chiederlo, per ottenerne quantità sovraumane. Un esempio lampante lo trovate qui:
Ma ora analizziamo la controparte:
Perchè le donne non dicono cio che vogliono?
- Hanno forse paura di cio che chiedono?
- Forse ciò che chiedono non puo essere dato?
- Per caso ciò che chiedono non è realmente ciò che vogliono?
- Forse sanno già che cio che vogliono è irrealizzabile? E in tal caso, perchè vogliono l'impossibile?
A tutte queste domande ci sono solo due possibili risposte:
1)Le donne non parlano perchè sono mute.
2)Le donne NON sanno cio che vogliono.
Le avvocatesse del daivolo staranno già affilando le armi, per smentire la precedente tesi, ma io non sono una cinica donna. Io sono un onesto uomo che, proprio per avvalorare ancora di piu la sua tesi, proverà a distruggerla ipotizzando che le donne sappiano davvero cio che vogliono.
Partiamo dall'ipotesi della coerenza, quindi: le donne sanno ciò che vogliono. Ma allora (ripetendo la domanda già fatta in precedenza) perchè non lo dicono? Volete davvero scopare? Allora fatemelo capire! Volete compagnia? Parlate! Volete soddisfare un massiccio bisogno egoistico? Fate un disegno!
I piu scettici faranno notare che ci sono alcune donne (una sparutaminoranza) che si azzardano a dire ciò che vogliono. E' proprio in quel caso che la mia tesi, azicchè vacillare, si fa ancora piu forte.
Fissiamo l'attenzione sul momento in cui una donna dichiara ciò che vuole.
Innanzitutto scartiamo quelle donne prive di corteccia cerebrale che dichiarano cose del tipo "Da un uomo mi aspetto che sia: marto, amante, padre, madre, figlio, spirito santo, carpentiere, muratore, avocato, architetto, schiavo ma padrone, intelligente ma stupido, brutto ma bello, impotente ma maiale..." ecc. e concentriamoci su quelle che sembrano dare una parvenza di intelligenza.
Avete mai notato quanto sia difficile, se non impossibile, ascoltare le parole di una donna? Credo che Le donne abbiano una specie di deformzione cerebrale che impedisce loro di comunicare. Facciamo qualche esempio:
Esempio n1 (personale):
Io ed una ragazza in macchina, dopo una estenuante quantità di avances, celate a malapena, mi dice che se voglio scopare basta che lo chieda. Poi, in conseguenza alla mia esplicita richiesta sotto forma di
"Si, voglio scopare"
lei risponde:
"Per conquistarmi devi cambiare direzione, perchè la mia personalità è complessa. La mia idea di rapporto sessuale è piu ampia, e presuppone delle azioni che non ancora hai compiuto."
Esempio n2 (personale):
Parlando di sesso tra amici, una ragazza sostiene: "Un vero uomo sa come conquistare una donna" ed io rispondo "Dato che io NON sono un vero uomo, potresti essere cosi gentile da spiegarmelo?". Seguono circa 30 secondi di silenzio che culminano in un sonoro ed rabbioso "Vaffanculo!".
Esempio n3 (personale):
Al sesto appuntamento con una ragazza, prima del quale non si era concluso nulla, sotto casa sua. Lei sale in auto e mi chiede:
Lei: Allora che si fa?
Io: Andiamo a ballare?
Lei: No, non mi sono preparata.
Io: Allora cinema?
Lei: No, al cinema mi rompo...
Io: Passeggiata romantica sul lungomare di Mergellina?
Lei: Che palle!
Io: Io: Possiamo andare a casa di Costantino, stanno tutti li...
Lei: Non ho voglia di vedere gente.
Io: Allora che facciamo?
Lei: Sai che ti doco? Questa è una di quelle sere in cui farei sesso fino a cadere esausta!
Io: Allora facciamolo!
Alcuni secondi di silenzio accompagnati da uno sguardo severo ed accusatorio. Poi si volta con aria schifata, scende dall'auto sbattendo la portiera e se ne risale a casa.
Esempio n4 (riportatomi da Mimmo, un amico dell'università che cito testualmente in una confessione che mi face quasi in lacirme):
"Mi aveva detto che voleva scopare tutta la notte. Io ho ripulito la casa di Baia Domizia, ho fatto il pieno alla macchina ed ho comprato i presrvativi. Siamo andati a Baia, ed appena siamo entrati, ci siamo spogliati. Stavo per darmi da fare quando lei mi ha fermato e mi ha detto che non era sicura. Le ho chietsto di cosa non fosse esattamente sicura, e lei mi ha detto che non lo sapeva. Sentiva che la cosa le piaceva ma non riusciva a farlo. E siamo tornati a casa senza concludere niente. Mica potevo violentarla!"
Per inciso, come feci notare a Mimmo qualche gionro piu tardi, lei, lo sputtano con le sue amiche accusandolo di essere, sessualmente, un buono a nulla.
Se non è incoerenza questa...
Ma cerchiamo, con un ultimo sforzo, di trovare un punto di rottura nella mia tesi. Sosteniamo, come alcuni fanno, che la lettura del pensiero femminile debba essere fatta al contrario, interpretando i SI come no e viceversa.
A tal proposito, citerò un dei molteplici episodi nei quali ho agito secondo la teoria del contrario e che hanno sortito un effetto opposto a quello previsto.
Correva il 1999 e le mie vacanze toccarono, per alcuni giorni, le affollate sponde del mare adriatico. Erano momenti di spensieratezza con un gruppo di amici abbastanza simpatici. Conobbi Daria, una baldanzosa gnocca di Cesenatico che sin dai primi istanti dava segni di profondo squilibrio mentale femminile. Decisi così, di procedere ad un esperimento secondo il quale, io mi sarei dovto comportare in maniere perfettamente opposta alla coomune logica. Fui oltermodo fortunato poichè, contemporaneamente, Pasquale, un amico della combriccola decise, anch'egli di provarci con la bella Daria, ma ovviamente agendo in maniera perfettamente coerente.
Trascorsero due giorni di situazioni davvero singolari nelle quali io sarei potuto passare, senza troppi giri di parole, per un pazzo da rinchiudere in manicomio, mentre l'ignaro pasquale si comportava da vero gentlemen senza macchia o difetto.
Il risultato fu inaspettato, poichè la ragazza non scese alcuno di noi due, ma sembrava attratta da ambedue finchè una sera, per gioco, rispose che sarebbe venuta volentieri a letto con tutti e due. Quella fu l'ultima volta che la vedemmo...
Insomma per concludere la mia tesi che fin ora non trova nemmeno un elemento per essere considerata fallimentare, cito un grande autore:
"Le donne non sanno mai quando si cala il sipario. Vogliono sempre un sesto atto e, proprio quando l'interesse dello spettacolo è svanito del tutto, propongono di continuarlo"
(Oscar Wilde)
venerdì, 30 settembre 2005, 00:18
Eccomi qui, rimpinzato di un'ottima pizza, con una Heineken gelida che campeggia davanti allo schermo che ha appena proiettato l'ultimo DivX illegalmente scaricato alla faccia delle Majors, e l'immancabile Marlboro Light in bocca. Cosa voglio di piu dalla vita? Effettivamente sto alla grande, non fosse per alcune parole che mi rimbombano nel cervello da circa 2 ore...
Allora, andiamo per ordine e raccontiamo i fatti.
In questo piovoso giovedì sera proprio non mi andava di infilarmi nel "Chiostro" (vedi articolo precedente) dato che avrei probabilmente avuto 2 scenari possibili: o mi sarei trovato nella solita calca di gente che non ha un cazzo da fare, ammassata nel cortile del chiostro, o peggio mi sarei trovato tra i 4 gatti irriducibili che con sprezzo della sicura doccia ancora una volta si sarebbero andati a fare l'happy hour (che da queste parti comincia alle 10 e finisce a mezzanotte). Ambedue le situazioni proprio non mi andavano a genio, così ho optato per una pizza+birra+divx che mi sembravano la cosa piu sana ed intelligente da fare.
La prassi è pressapoco questa: scale di casa, auto, tranquillo fino alla pizzeria. Poi i Nick Fettuccina (soprannome) mi fa la solita pizza farcita di ogni ben di dio che mi costerà uno sforzo piu in palestra e un'ora in meno di vita. Da li una cosa abbastanza sfrenata per arrivare a casa senza che la pizza somigli ad un freesbie col quale far giocare il cane. Da li il relax: pizza birrae rutto libero davanti ad un film. Ma la vita non sempre è come noi la immaginiamo...
Se dovessi star qui ad elencare le sole motivazioni per le quali dalle mie parti c'è traffico, non basterebbe tutto lo spazio delle potenti strutture informatiche sulle quali poggia la piattaforma blog splinder. Mi limiterò quindi a descrivere cosa è successo all'interno dell'abitacolo della mia auto tralasciando cio che avveniva fuori, ove peraltro imperversava una pioggia fittissima, che, si sa, fa tutt'altro che bene al traffico.
Come dicevo, il traffico con la pioggia è lento e triste così accendo la radio per rianimare l'ambiente e saltellando da stazione a stazione finisco sulla buna RMC (Radio Montecarlo) che, in quel momento, trasmette un pezzo che adoro: Misread dei Kings Of Convenience. Tranquillo e felice come una pasqua me ne vado scarrozzando per le strade in direzione pizzeria.
Ad un tratto quella bellissima melodia sfuma sulla suadente voce di Kay Rush. La cosa non mi dispiace perchè Kay Rush oltre ad avere una bellissima voce e ancore, in barba alla sua età, un dei piu grossi chiavatoni asiatici sui quali il mio sguardo si è mai posato, cosicchè mentre ascolto la sua voce me la immagino vestita solo di un paio di cuffie parlare la microfono ri RMC, il microfono poi diventa un'altra cosa e... beh ci siamo capiti, no? Insomma la Rush tra una parola e l'altra introduce una certa giornalista il cui nome mi suona familiare: Marida Lombardo Pijola.
Decido di ascoltare cosa ha da dire a tizia.
La giornalista comincia con i soliti stucchevoli saluti dei quali solo le vecchie puttane del mestiere sono capaci. La falsità della voce della tizia sembra quasi schizzare fuori dall'abitacolo dell'auto che ormai ne è pieno. Mentre la tizia annuncia che il suo "radio articolo" di oggi sarà di una gravità quasi apocalittica, io in preda ad una specie di misticismo giornalistico comincio a ricordare dove ho letto il suo nome. Mi torna alla mente la prima pagina de "Il Messaggero" (quel patetico giornale romano che non ha neppure il danaro per avere un suo server dedicato e si appoggia a quello di caltanet.it) e comincio a ricollegare il nome agli articoli. Così ricordo che "Marida Lombardo Pijola" è una tizia sedicente giornalista che per non so quale ragione ha la passione di fare la falsa reporter per argomenti triti e ritriti. Così mentre la tizia introduce l'argomento dell'articolo che sta per recitare via radio a me torna in mente quello che ho letto qualche settimana prima sul messaggero. L'articolo mi incuriosì poichè si intitolava "Le cifre" e sottotitolo "Non chiamatele piu puttane". Visti gli argomenti mi sembrava di decente interesse anche se lo vedevo abbastanza poco di attualità dato che le puttane esistono dalla genesi (bibblica o naturale che si voglia) della terra.
Riporto un passo di tale articolo (circa l'80% se non vado errato) recuperato grazie alla utilissima cache di Google, altrimenti perso per sempre in forma digitale.:
"LE CIFRE
<<Non chiamatele piu puttane>>
di MARIDA LOMBARDO PIJOLA
ROMA- Non chiamatele più puttane, se potete, non senza averle osservarle molto bene. Come l’altra notte, nello stanzone della questura di via Genova. Se ne stavano rannicchiate su una panca come fanno i bambini quando hanno paura od hanno freddo. Cercavano di sparire tra le adulte, di far mucchio in mezzo alle duecento che la polizia aveva raccattato per le vie di Roma. Ma a riconoscerle non ci voleva niente. Le calze rotte. Il trucco era un pasticcio, come accade dopo la festa del martedì grasso ai ragazzini. Gli abiti parevano travestimenti rubati alla mamma, esperimenti di ragazzine in fase pre-adolescenziale. Sedici, quindici, tredici anni. Bionde e malinconiche, diafane e sottili come Gretel nelle figure dei libri di fiabe, oppure nere e vitali, con gli occhioni e coi capelli ricci, come le bamboline dei girotondi anti-razzisti sui libri di scuola. E quando le poliziotte hanno portato da mangiare, loro si sono messe a festeggiare come fanno i ragazzi quando hanno molta fame, soprattutto se l’hanno misurata all’Est, o nell’Africa subshariana. «Vedesse che festa, si sbalordivano nell’ottenere cibo in cambio di niente, nel venir trattate da esseri umani..», racconta Nicola Calipari, dirigente dell’ufficio immigrazione della polizia di Stato. Lui si è abituato a tutto, sa tutto sulla prostituzione, e non ha quasi più tempo per pensare.
Invece noi, che siamo tutti in debito di conoscenza, dovremmo evitare di abituarci a tutto questo, avendo ben chiaro che tutto questo accade attorno a noi. Noi che ci infastidiamo vedendole passeggiare per le vie, noi che ce le portiamo via per venti o trenta mila lire, se siamo quell’italiano su tre che le "consuma". No, non dovremmo più chiamarle puttane, mignotte, nè con nessuno degli altri 30-40 nomi con i quali si chiamano le prostitute. Dovremmo chiamarle prostitute, ovvero costrette alla prostituzione. "Trattate", o "trafficate", come si dice sui verbali. O, meglio ancora, schiave, perchè questo sono. Come nella "Capanna dello zio Tom", anche peggio.
Sono, nel mondo, due milioni, la metà degli schiavi d’America nell’ottocento. Invece delle catene, per controllarle ci sono i cellulari, e al posto della frusta ci sono i coltelli, l’acqua ghiacciata, le sigarette sui polsi, se portano meno di un milione a sera quelle dell’Est, e meno di trecento le nigeriane, perchè non sono bionde. In Italia, le schiave sono più numerose dei giornalisti, dei notai, dei giudici, sono l’equivalente della popolazione Repubblica di San Marino o di una città come Sulmona. In parte sono bambini e bambine, dagli undici ai diciotto. Sono state rapite ed ingannate. Vendute e comprate. Segregate, torturate, violentate. Infine sbattute sulla strada. Perciò qui non si parla più del "mestiere più antico del mondo", questo non è affatto un mestiere, e, come età, non ha superato i 18 anni. Qui non si parla delle lucciole di Carla Corso, le emancipatissime donne permale, che sono oramai una esigua minoranza, ed hanno lasciato la strada da dieci anni. Quando dite prostituzione oggi, parlate di un fenomeno che trasforma esseri umani in altro. Che succhia risorse dalla fame, dalla disperazione, dalle guerre civili. Che alimenta una nuova mafia spietata e transazionale, «meno sofisticata- dice Calipari- ma forse più crudele di quelle tradizionali». Giro d’affari al mese: 30.000 miliardi, 130 in Italia (pari a quasi 800 milioni di euro all’anno), volàno di tutte le altre attività illegali. Si contende con traffico di droga e di armi il primato degli affari malavitosi. E’ la faccia più turpe della globalizzazione. Ed ogni giorno cresce, cresce..
Quando parlate di prostituzione oggi, parlate di Nadia, moldava di 20 anni, passata di mano quattro volte da un trafficante all’altro, ogni volta a sfilare nuda e ad essere "provata", come tante altre Nadie che sono proprietà assoluta di chi le ha ingannate con una promessa di lavoro o matrimonio, oppure le ha rapite all’uscita da scuola o da una discoteca. E quando parlate di prostituzione, parlate di Elèna, bimba albanese tredicenne che si vendeva a Roma, tirandosi appresso il suo orsacchiotto, come un’infinità di altri bambini albanesi venduti in appartamenti non lontanissimi dai vostri, un traffico che nessuno ha potuto quantificare ancora. E si parla di Alberta, venduta dai suoi familiari in un villaggio dell’entroterra nigeriano, e di tutte le Alberte come lei, incatenate dai riti woodoo alla propria superstizione, un dente, un capello strappato, un residuo mestruale, ed un pupazzo sul quale infilare spilloni, per spargere terrore, come se non bastassero le botte di una "maman" grassa e violenta. Nessun diritto, nessuna identità. Costrette a dimenticare il proprio nome, la propria nazionalità, la propria età, e ad ignorare quelle dei "padroni". Costrette a spostarsi continuamente, come greggi impazziti, senza conoscere nè provenienza, nè destinazione. Al lavoro sempre, di giorno e di sera, malate ed indisposte. E per dormire, le nigeriane stipate in luridi appartamenti, soffitte, magazzini, quelle dell’Est rinchiuse in appartamenti o alberghi di quart’ordine col proprio sfruttatore. Racconta Carla, operatrice delle Unità di Strada a Roma: «Quando le invito a presentarsi all’Asl perchè stanno male, mi rispondono io non ho tempo da perdere.Io devo lavorare»."
Quando lessi l'articolo dissi tra me e me: "Perfetto! Questa non ha capito un cazzo, ma almeno si è interessata ad un argomento spinoso che altri giornalisti volutamente tralasciano". Con questo commento avrei voluto semplicemente dire che la tizia aveva mancato l'argomento principale ovvero "PERCHE' LE DONNE SI PROSTITUISCONO?" ed aveva mancato di dare ovvie risposte come "FORSE SI PROSTITUISCONO PERCHE LE LORO COLLEGHE <<NON PUTTANE>> NON RIESCONO AD ACCONTENTARE IL PUBBLICO MASCHILE". Ma la tizia si era limitata ad osservare il dolore delle lavoratrici piuttosto che andare alla radice del "problema". Ma si era meritata, almeno dal sottoscritto, un bel 5 e mezzo per lo sforzo di aver analizzato seppur in maniera sbagliata un fenomeno abbastanza distribuito. Mai avrei potuto immaginare la squallida donna moralista che si celava dietro quella stucchevole voce.
Torniamo al presente, io felice come una pasqua guido nel traffico verso la pizzeria mentre la donna dalla stucchevole voce comincia il suo sconcertante racconto con "I minorenni vanno in discoteca!". Azz!, mi dico, questa si che è una giornalista acuta! La tipa poi continua commentando la sua diretta esperienza in 2 locali romani nei quali riesce ad entrare con uno squallido stratagemma, ovvero fingendo di essere una madre che deve chiamare il figlio e minacciando di interpellare le forze dell'ordine. A mio modestissimo parere sarebbe bastato pagare il biglietto, ma guarda caso la prima critica è proprio rivolta al prezzo del biglietto: "Dieci euro, capite? un prezzo spropositato per un ragazzino do 16 anni".
E la prima cosa che mi viene in mente è "Ma come proprio tu, donna in età avanzata, che come <<regalino>> chiedi al tuo povero partner una bocetta di merda profumata che nella migliore delle ipotresi costa 130 euro, proprio tu critichi un passatempo che di sicuro è piu divertente che spruzzarsi un po di merda profumata addosso e che di sicuro è piu economico". Senza contare poi che per una strana ed antica usanza le ragazze non pagano.
La tipa continua criticando il modo di ballare dei minorenni. Va a capire cosa frullava per la testa della tizia in quel momento...
Ho immaginato una vecchietta incartapecorita che, alla gentile richiesta di un gioviale vecchietto incartapecorito di un romantico valzer in una polverosa balera anni cinquanta, risponde con un secco e sonoro "Ma cosa dice! Non sono mica una di quelle io". E mentre inorridisco a tale visione sento la terza critica che si rivolge alla promiscuità dei balli precedentemente citati, che a dire della sedicente giornalista richiamano in maniera nequivocabile a richjiami sessuali.
Ma il bello viene alla fine, quando, tra le servili approvazioni di Kay Rush, la stucchevole tizia proferisce queste esatte parole: "Sono sconcertata infine dall'uscita della discoteca. Ragazzine che baciano coetanei toccandosi in maniera inadeguata alla loro età [...] per poi andare a fare chi sa che chi sa dove!"
E' stato in quel preciso istante che ho capito quanto desidero non superare i 30 anni. Ed in quell'esatto momento la mia mente ha cagato l'ennesima metafora per dare un senso alla grande contradizione che caratterizza le donne, specie se giornaliste oltre i 40.
Ho concepito l'eufemismo pensando a quell'orda di ragazzine che, in età adolescenziale ed in preda alla famigerata malattia del "mondo delle favole e dei principi azzurri", si innamorano di animaletti di tutti i tipi, spesso peluche ma spesso anche animali veri che trattano come peluche e ai quali riservano attenzioni che sarebbero spese molto meglio a favore di qualche loro coetaneo di genere maschile. Insomma parlo di quelle ragazzine che criticano i coetanei maschietti per una soreggia e coccolano criceti piu puzzolenti di una fogna. E parlo di quelle ragazzine alle quali ricordare che il loro criceto in fondo è nient'altro che una zoccola, significa firmare la propria condanna a morte.
"Si ma in fondo è solo una zoccola..."
"No! Il mio Trudy è un cricetino dolcino e bellino!"
"Ok è dolce e bello ma, rimane una zoccola..."
"No! Trudy è tenero ed ha i dentini bellini!"
"Appunto ha i dentini come ogni comune zoccola..."
"No! Trudyno è mio e non è una zoccola!"
e così via, quasi come se un nome cambiasse il contenuto delle cose.
Quelle ragazzine sono le future 40enni giornaliste che dopo i postumi della malattina del "mondo delle favole e dei principi azzurri", ancora non del tutto guarite si nascondono dietro le definizioni senza capire che le cose non cambiano se gli cambi nome, senza capire che la grande differenza tra criceti e zoccole è nel contenuto non nel nome, senza capire che le zoccole che loro tanto criticano sono i criceti ingabbiati e che i criceti che loro credono di essere altro non sono che zoccole di fogna.
Così, tanto per rimanere nel tema fanciullesco, mi chiedo come mai quell'assurda mentalità contradittoria non fa si che le madri "emancipate" di oggi insegnino alle bambine (di oggi) che Topolino, Gerry (il compare di Tom), Speedy Gonzales, Topogigio, e chi piu ne ha piu ne metta, hanno in se (seppure modificato) il gene del roditore, cosa che fa di loro null'altro che zoccole.
Forse dietro non c'e altro che una difesa della propria categoria (quella femminile) che, tramite l'astuto e subdolo stratagemma del capro espiatorio, accusa la categoria delle consanguigne (le zoccole) salvandosi così dall'accusa di essere dei roditori e camuffandosi così da personaggi del mondo delle favole, retaggio della congenita malattia femminile del mondo delle favole.
Intanto sono arrivato alla pizzeria, e mentre apro lo sportello poggiando il piede sinistro sull'asfalto bagnato dalla pioggia una domanda mi attanaglia la mente:
Ma Topogigio è un topo o una zoccola?
domenica, 15 maggio 2005, 19:36
Benjamin Franklin, in "Experiments and Observations on Electricity" scrisse: "Chi ha pazienza può ottenere ciò che vuole." Questa ossevazione è di assoluta coerenza ed è profondamente veritiera se applicata ai suoi esperimenti volti alla scoperta di quel fenomeno fisico che ha cambiato il nosto modo di vivere: l'elettricità. Ma, al contrario, tale affermazione è assolutamente fuori luogo se riferita a Francesca la pesca.
Premessa: non so quale forza divina ci sia dietro questo evento, ma pare che la mia vita sia costellata di donne che si chiamano "Francesca". Forse un segno divino? Forse pura casualità? Non lo so! So solo che le Francesca della mia vita fanno a gara per stabilire chi è la meno sensata e la piu cretina.
L'appellativo "la pesca" quindi nasce per differenziarla dalle altre Francesca. E mai tale appellativo fu piu adeguato per una donna come lei. Mi spiego: è opinione comuine che le donne tanto se la tirano quanto piu belle sono. Io potrei dissentire dimostrando che a volte le brutte se la tirano ancor di più delle belle a causa della loro frustrazione, ma non lo farò e mi adaterò all'opinione comune. Non di meno si dice che "a farsi le bone sono bravi tutti, ma il vero uomo si vede quando ha il coraggio di incaprettarsi il cesso".
Francesca la pesca deve il suo appellativo al fatto che è una di quelle ragazze che istintivamente non ispirano assolutamente nualla. Intelligenza limitatissima, estetica banale, atteggiamento inconcludente, vuoto siderale dell'anima ecc... Insomma quella che, dal punto di vista di un uomo genera la frase "Quella deve darmela per forza, sennò mi faccio prete".
Ebbene io con Francesca la pesca non ho concluso nulla. Ma andiamo per ornine cronologico.
Francesca mi chiama nel periodo successivo a capodanno dicendomi che vorrebbe rivedermi (avevamo avuto una storia precedentemente con qualche banale punta di erotismo, ma vero sesso praticamente MAI). Accetto il suo invito così usciamo insieme una sera. La serata scorre tranquilla con i suoi ed i miei amici così che quando la accompagno a casa lei mi invita a rivederci il mercoledì successivo. Quel mercoledì lo trascorriamo a chiacchierare in auto, finchè lei non comincia a stuzzicarmi. Io prontamente rispondo alle sue provocazioni ma lei si divincola in un modo che mai avevo sentito prima (notare l'ironia, please):
"Sai, ho le mie cose..."
Ci vorrebbero un centinaio di trattati di criminologia per stabilire quanto stupida sia una donna a dare una risposta del genere. Insomma ci sono settecentomila milioni di triliardi di cose da fare oltre a deflorare una figa, no? Eppure una donna come Francesca ha ben ritenuto di spremere le sue argute meningi per trovare una scusa così sottile e ben congegnata da farmi demordere.
Sicchè alla mia spontanea risposta:
"Mamma mia che tempismo!"
forse Francesca ha capito di aver toppato. Risultato quasi scontato è che Francesca mi invita a vederci una seconda volta e qui riporto fedelmente le sue parole:
"Ci vediamo venerdì e facciamo l'amore per 2... anzi 3 ore!"
In preda alla pura follia io accetto senza chiedermi come mai sia possibile che una donna che avrebbe potuto darsi da fare in quel momento mi invita a rivederci due giorni dopo. Solo successivamente mi balzano alla mente domande del tipo: "Ma le mestruazioni passano in 2 giorni?" oppure "Come mai ha rimandato di 2 giorni? Deve meditare sulla decisione politica di scopare con me? Magari teme un crollo della brsa di Tokyo?" o ancora "Credeva che non avessi i preservativi con me?".
Insomma per farla breve arriva il fantomatico sabato in cui le ancora piu fantomatiche mestruazioni erano scomparse. Mentre andavo a prenderla pensai che dati i precedenti, non avrei concluso nulla neppure quella sera. Decido così di trascorrere una semplice (quanto inutile) serata in relax. Trascorriamo qualche ora davanti ad una ceres lei ed una guinness io condite da dei nachos con del chilly da far infiammare un iceberg. Sono due ore e mezza di discorsi di una banalità quasi inaudita:
Lei "Mi mancano 7 esami alla laurea"
Io (annoiato) "A me ne mancano 4"
Lei "Sai che penso di Marilyn Manson? Sencondo me è tutta una bufala costruita a regola d'arte per i ragazzini che amano lo spiritismo"
Io (ironico) "E' vero! Non ci avevo mai pensato"
Lei "Appena prendo la laurea vado a lavorare da un amico di mio padre"
Io (sarcastico) "Beata te! Io dopo la laurea frequenterò un master in comunicazione d'impresa a Fort Lauderdale in Florida"
Lei "Il mio film preferito è 'Il Ciclone' di Leonardo Pieraccioni, perchè è una storia d'amore troppo bella"
Io (quasi suicidandomi) "Il mio è '2001 Odissea nello spazio' di Stanley Kubrick, ma non è un granchè. E' solo il riassunto di tutti i perchè umani... un po palloso a dire il vero"
Insomma i toni vanno avanti così finchè rientriamo in auto. Io, convinto di doverla riaccompagnare a casa, mi dirigo verso l'imbocco della superstrada, ma lei mi sussurra all'orecchio che vuole tener fede alla sua promessa, così parcheggio in un posto tranquillo.
A questo punto anche la mente piu perversa, atroce, squilibata, folle e/o demente di questo mondo vedrebbe una sana bella e goduriosa scopata tra me e Francesca "la pesca"... E invece succede l'inverosimile.
Mentre sto baciando la pesca lei fa un brusco movimento della testa verso sinistra, mentre alza il braccio destro per guardare l'orologio ed esclama:
"Oh Madonna mia! E' mezzanotte e mezza!".
L'unica cosa che sono riuscito a pensare in quel momento è stata:
"Cosa sei? Cenerentola col fuso orario di Città del Messico??? Hai 26 anni e non puoi ritirarti dopo la mezzanotte??? Potevi trovare una scusa piu creativa!"
Ma da "gentiluomo" (come mi fa ridere sta parola) le dico che non c'è problema. E come credete si è risolta la serata? L'ho dovuta riaccompagnare a casa in stile Schumacher (ma non ho una F1) con un grazioso sottofondo di sue scuse per aver interrotto "un momento così bello".
A questo punto una qualsiasi persona normale al terzo invito di lei avrebbe esclamato un sonoro "VAFFANCULO" no? Ma il sottoscritto va in controtendenza per natura, cosicchè quando lei, la domenica successiva mi chiama e mi invita per la sera io come un cretino accetto, proponendole di vederci un po prima per non fare la fine della serata precedente. Ma c'è un particolare inquietante in tutto questo, mentre siamo al telefono lei pronuncia le seguenti parole:
"Muoio dalla voglia di fare l'amore con te".
Dalle mie parti c'è un detto popolare che recita:
"Chi è piu fesso, un fesso o chi gli va appresso?"
La cultura popolare a volte ci azzecca al 100%! Già, perchè se sulla stupidagine di Francesca non v'è dubbio anche sulla mia stupidità nel seguire la sua follia c'è poco da discutere! Ci incontriamo nel centro città, passeggiamo un po e poi lei mi propone di farci un drink per "riscaldarci". Io, ormai scettico, accetto la proposta, così ce ne andiamo in vineria. Io ordino un prosecco e lei un Ferrari invecchiato. E mentre lei è a metà del suo bicchiere io mi faccio pure un Moet & Chandon che però sa un po di tappo. Dopo una mezz'ora di risate io finisco il mio Moet mentre lei lascia il suo Ferrari Brut a metà, ci alziamo e andiamo verso l'auto. E' tutto perfetto, lei mi guarda provocante, c'è Nora Jones come sottofondo ed io parcheggio, stavolta in un posticino davvero bello. Quando sto per dire a me stesso "Visto Sevy? Alla fine un Dio esiste!" Francesca poggia dolcemente una mano sulla fronte e fingendo una falsissima ubriachezza mi dice:
"Oddio mi gira la testa!"
Io, un po perplesso, fingo di non aver capito il trucco e le dico:
"Sarà il mio effetto..."
Ma lei, senza scomporsi:
"Guarda che mi gira davvero, la testa!"
Io avrei voluto risponderle 'E a me girano i cogioni!', ma ancira una volta da gentiluomo (che risate):
"E mica ho detto che non è vero!"
E lei con una falsità che toccava quasi il livello di una riproduzione di Rolex da venditore cinese:
"Non voglio vivere un momento così bello e rischiare di non ricordarlo"
A quel punto avrei voluto incazzarmi come una iena, ma ho continuato a persistere col mio ridicolo modello di falso bravo ragazzo che tanto piace alle donne. L'ho tenuta in braccio per una mezz'ora accarezzandola e rassicurandola. Poi l'ho riaccompagnata a casa e mentr la guardavo scendere dall'auto mi sono chiesto come mai mezzo bicchiere di spumante l'avesse ubriacata mentre una bottiglia di birra non le avessa fatto assolutamente nulla appena qualche giorno prima, con tanto di fantomatiche mestruazioni.
Da quel giorno Francesca la pesca si è rifiutata di vedermi per ben due miei inviti, la prima volta dando la colpa allo studio e la seconda dicendomi che una sua carissima amica si era lasciata col ragazzo e che ora aveva bisogno della sua assistenzza per qualche giorno. A volte credo che quando una donna si lascia con un uomo abbia una specie di malattia immaginaria per la quale ha bisogno di persone intorno a darle medicinali immaginari.
Alla fine non mi sono fatto piu prete, ma ho imparato un'altra cosa sulle donne: lo spumante fa girare la testa mentre la birra fa venire le mestruazioni. Mi chiedo che effetto ha la sangria...
martedì, 19 aprile 2005, 14:34
Vi è mai capitato di non sapere quando una persona vi sfrutta o quando invece ha solo bisogno d'aiuto? A me molte volte. E nonostante ciò continuo a cadere in quel dubbio che poi ogni volta, metodicamente, mi porta in errore. E questo mi porta a raccontare della pseudostoria con Dina, che dal punto di vista femminile probabilmente è una storia bella, e sensata. A mio parere, invece, sembra che per l'ennesima volta l'ho preso a quel servizio. Ma procediamo con ordine.
Il giorno in cui Dina bussò alla mia porta ero intento a lavorare sui miei servers e, a dire il vero, mi stavo annoiando alquanto. La visita di Dina, che già conoscevo da vari mesi, fu quindi un buon diversivo per una giornata banale. Lei, già laureata e già architetto abilitato presso l'albo nazionale venne a chiedere al sottoscritto (sono ancora uno studente di Architettura) "un aiuto" per "concludere" 2 progetti che a suo dire avevano bisogno di una controllata. Quando le feci notare che io, stando al comune pensiero, avevo molte meno competenze delle sue in materia di architetura, lei si giustificò sostenendo che la mia capacità informatica avrebbe risolto tutto, quasi a dire che un computer può sostituire il lavoro di un architetto! Accettai di buon grado la richiesta di aiuto, ma realizzando, purtroppo, in un momento successivo, che si trattava di di una vera e propria progettazione ex-novo.
Bene. Nell'opinione comune, quando una persona chiede un aiuto , di solito essa tende ad impegnare il tempo altrui il meno possibile, sia per riservarsi una disponibilità per eventuali aiuti futuri, sia per ottenere un aiuto non "forzato", sia per non abusare della disponibilità di colui che aiuta. Ma nel mio caso (che strano, eh?) ciò non si è verificato affatto. Anzi! Al contrario Dina si è piazzata a casa mia per ben 12 giorni (compresi un sabato ed una domenica) per una media di 5-6 ore al giorno, e del tutto non curante della mia disponibilità e dei miei impegni. Ho visto coppie di fidanzati rifiutarsi un aiuto ed io per una tizia che non aveva nessun legame con me mi prodigavo a tal punto. Ma era d'obbligoi farlo, proprio per sperimentare cosa succede quando abbandono le mie teorie.
Per quei 12 giorni la scena è stata sempre la stessa: Dina si presentava a casa mia subito dopo pranzo, pretendendo di usare il mio posto auto, e quindi costringendomi a mettere l'auto in garage ogni maledetto pomeriggio. Una volta arrivata cominciava ad insistere affinchè i m iei tempi di esecuzione del progetto fossero quanto piu brevi possibile. In tutto ciò lei aveva solo il compito di illustrare in che modo dovesse essere eseguito il progetto, esprimendo, tra l'altro, una serie di errori concettuali ai quali io ponevo sempre rimedio e per i quali ero costretto (ogni volta) a dare un'ampia spiegazione, per venire incontro alla sua ignoranza in materia.
La "giornata di lavoro" si concludeva con un grazie, seguito da un "ci vediamo domani". E quel paio di volte che la ho invitata a restare a cena o per un film, si è sempre divincolata con la scusa che la strada per casa sua era buia e quindi che aveva paura a tirnare troppo tardi. Mi sovviene una domanda: ma a novembre il sole non tramonta alle 5? Qundi che differenza fa tornare alle 7 o alle 9 se è solo una questione di buio?
Ma restiamo sul sogetto. In verità qualche scambio verbale tra noi c'è stato. Un giorno, ad esempio, ero troppo stanco per cominciare a lavorare subito dopo pranzo, così mi lanciai in un invito la bar per un caffè. Lei titubante per lo spreco di tempo che quel caffè avrebbe avuto, accettò. Una seconda volta, poi, le proposi una passeggiata o comunque un break dal "lavoro". Anche in quel caso accettò un po forzatamente. Innazitutto i preme far notare il fato che prima di allora, non fosse mai partito, da parte sua, un minimo accenno alla comune gentilezza che è quasi obbligo nei confronti di chi si prodiga per un'altra persona. E poi è d'obbligo sottolineare la banalità dei pochi scambi verbali tra me e lei.
L'argomento era dannatamente sempre lo stesso, e per quanto io cercassi di svicolare su tutt'altri argomenti, lei tornava sempre su quello. La domanda che lei poneva a se stessa era: "sarò un architetto di grande fama?". La logica mi avrebbe sicuramente spinto a farle notare che finchè si fosse appoggiata ad altri per eseguire il suo lavoro, di sicuro le sue competenze non si sarebbero accresciute. Ma non lo feci, un po per non urtare la sua fragile sensibilità e un po per evitare una discussione dal finale scontato. Cercai invece di adattarmi al suo assurdo modus agendi.
Quel sabato, forse in preda ad un attacco di sensibilità, decise di invitarmi ad una serata con il suo gruppo di amici. Accettai, mi preparai ed andai. Mi trovai al centro di uno stormo di imbecilli. Il gruppo era composto da 5 ragazze laureande (compresa Dina) e 4 ragazzi alquanto bloccati. Non fu difficile, quindi, adottare la tecnica "ro uall ngopp a munnezz" (trad. per i non napoletani: tecnica del "gallinaceo che sovrasta il cumulo di pattume"), con la naturale conseguenza che a fine serata l'attenzione comune era su di me ed ero riuscito a catalizzare il gruppo e a farli sorridere un po (dato che poche ore prima la situazione era un vero mortorio).
Avrei sperato in un approccio piu deciso per quella sera, ma mi accontentai che Dina mi si attaccasse addosso. In verità il suo attaccamento quella sera fu piu del tipo "Avete visto chi ho postato in gruppo? E' tutto merito mio", ma decisi di accettare quel poco. Il sabato successivo uscimmo dinuovo e fu la serata (simile a quela precedente) nella quale ci scappo un "bacio" (peccato che le piscine non si trovano facilmente). Da allora ho provato a contattare Dina varie volte, ma il risultato è sempre lo stesso. Prima mi dice che vorrebbe passare una bella serata con me, poi 5 minuti prima dell'appuntamento mi arriva un SMS con il quale mi avverte che non le sarà possibile farmi compagnia per quella sera. Questa scena si è ripetuta per ben 4 volte. E io sono dell'avviso che se una ti rifiuta il primo appuntamento per "abitudine", ti rifiuta il secondo per metterti alla prova, ti rifiuta il terzo perchè ha altri uomini a cui pensare, ma se ti rifiuta pure il quarto significa che ha manie omiocide nei tuoi confronti.
Mi viene un dubbio: non è che non sono bravo a baciare? Stando alle mie precendenti esperienze direi proprio il contrario.
martedì, 08 febbraio 2005, 00:27
Parlare di Nella iniziando con "La incontrai un giorno di Novembre..." sarebbe troppo riduttivo. Per cominciare a spiegare la "non-storia" con Nella l'unico modo è cominciare dal mio colpo di fulmine. Capita davvero raramente di trovare una donna che a prima vista ti scombussola la mente il cuore ed i boxers, ed io ho avuto la fortuna di incontrarla. Il giorno in cui l'ho vista per la prima volta era bellissima, spiccava tra le amiche per bellezza, ed aveva un non so che di "semplice" che mi appassionava. Ci misi poco a capire che la ragazza deficitava alquanto di materia grigia, così dopo mezz'ora mi trovavo in un mix di cazzate e banalità che quasi mi sopprimevano. La serata era stata concepita per vedere un film in compagnia, ed era stato affidato a me il compito (chissà perchè eh?) di portare lettore DVD e di scegliere il film. Proposi un bel film che tutti doverebbero vedere una volta nella vita: CLERKS. Dopo appena 7 minuti di proiezione tutti optarono per "The Terminal", il solito polpettone sentimentale con Tom Hanks e Catherine Zeta-Jones, con la solita storia d'amore inverosimile e il solito finale romantico-assurdo. Mi adattai alla situazione senza fiatare.
Piu volte ho toccato l'argomento "percezione" e questa è uno dei casi piu esaustivi. Si dice che alcune sensazioni non le puoi confondere con le altre o almeno che non puoi non notarle. E io una sensazione di suo interessamento l'avevo percepita fin troppo bene. I casi erano due: o io mi facevo delle mere illusioni o lei mostrava un certo interesse. Intanto mi viene da pensare che, scettico come sono, di sicuro non mi ero fatto alcuna illusione, tant'è che a fine serata l'amico Cocco mi fece notare l'interessamento di lei verso me. Le serate successive poi furono quasi poesia, ma poesia satirica...
La serata successiva fu una cena a casa di una amica in comune (che pure era presente alla serata precedente). La serata scorse liscia come l'olio e le attenzioni di lei furono sempre piu chiare finchè non decisi di fare il grande "primo passo". Sia ben chiaro: la mia idea di primo passo è più o meno un coito violento in una piscina in una calda notte di mezza estate, ma per il resto del mondo il primo passo è "un bacio". Cercando di adattarmi quanto pu possibile allo standard abitudinario delle genti che mi circondano feci mente locale a quelle circa cinquemila e passa persone che mi dicevano sempre di avere pazienza prima di fare il primo passo. Anche quella sera decisi di aspettare, di avere pazienza e di rimanere su quella sottile linea di inutile attesa che alle donne piace così tanto e che a me fa solo rompere i coglioni. Volle la fortuna (o la sfortuna?) che qualche giorno dopo, parlando con Kevin, venne fuori che alle donne piacciono i regali e le gentilezze. Dopo aver dimostrato a Kevin che quello che lui chiamava "piacere per le gentilezze" non fosse altro che meschina approfittanza, decisi di mettere alla prova la mia convinzione e di sperimentare che effetto averebbe potuto fare lasciarle approfittare della mia gentilezza.
Il sabato successivo ci incontrammo tutti in una simpatica vineria un po fuori mano. Quella sera venne fuori che C.&M. stavano organizzando un bel viaggetto fuori porta per la romantica Parigi, così C. si mette a fare la lista dei possibili partecipanti e viene fori che Nella non è in condizioni economiche per fare il viaggio. Non me lo faccio ripetere due volte! Do una delle mie VISA a C.&M. e offro il viaggio a Nella. "Prenota per due, non posso permettere che Nella manchi". Ma lei non mi degna nemmeno di un misero "grazie".
Per tutta la serata cerco di capire cosa le frulla per la testa e noto che alza un po il gomito, senza ascoltare gli amici che la esortano a non esagerare. Decido coì di far diventare mio complice il "bicchiere della staffa" (che poi si rivelano 3 bicchieri) ed ordino un Greco di Tufo Impreiale. Ce lo scoliamo in meno di mezz'ora, con l'unica differenza che io posso bere fino a 2 bottiglie di Greco di Tufo prima di cedere. Alle 2:15 lei è ormai andata, e si confessa riconfermandomi soltanto il fatto di essere tanto stupida quanto avevo già immaginato e verificato fino ad allora. Stavo quasi per sferrare l'attacco (sempre in modalità "gentile" con il bacio ed evitando il coito in mancanza di piscina) quando l'intera ciurma si alza per andar via e mi rompe l'atmosfera da falso uomo romantico. Anche quella sera era andata male.
Sebbene fossi sempre piu convinto che l'aproccio animale funzionasse meglio, decisi di dare una ultima chance all'opinione perbenista quando mi si presentò una nuova occasione. Complice di Cocco e C.&M. organizzai una serata al cinema. Ovviamente i miei gusti mi avrebbero portato ad una visione cinematrografica tecno-sexy, un incrocio tra fantascienza (ovvero donne che la danno) e sexy (cioè astronavi e marziani). Tanto per fare una battuta, la scelta sarebbe dovuta andare verso un film del tipo 2069 A SEX ODISSEY (copertina accanto) ma ovviamente le donne vincono sempre così si decide per l'ennesimo polpettone sentimentale che io, mio malgrado, decido di sorbirmi. Nella dapprima accetta felice di venire al cinema, poi qualche ora dopo disdice l'appuntamento. Io, da perfetto presunto gentiluomo la chiamo e le chiedo cosa la blocca dal venire al cinema con noi e la sua risposta è che non è in possesso di un mezzo di locomozione che la porti fino al cinema. Cosicchè io mi offro di prelevare lei ed una sua amica e di portarel al cinema. Di li a poco mi arriva una seconda telefonata rinunciataria con a seguito la motivazione addotta alla mancanza di danaro per pagare il biglietto. Conseguenza logica è la mia disponibilità a pagare il biglietto. E l'odissea sembra aver fine.
Quella sera stessa, mentre mi recavo verso casa sua, mi arriva una sua telefonata con la quale mi avverte che non potra venire perchè deve studiare, dato che tra otto giorni avrà un esame. La salutai con tutto il rispetto di cui ero capace, ma mi uscì solo un "Ok, ciao...". Feci inversione di marcia e me ne andai al cinema con i miei amici.
L'unica cosa che ho saputo da allora è che si è messa con un tizio dopo 2 giorni che lo conosceva. Pare che conobbe questo tizio ad una serata al cinema il giorno dopo il mio invito al cinema.
Forse esagero io, o forse le donne sono un po piu zoccole puttane troie arriviste e traditrici di quanto loro stesse ammettono d'essere...
venerdì, 04 febbraio 2005, 14:09
Non scrivo sul mio blog da ormai 2 mesi. Apatia? Stanchezza? Rifiuto?
Nulla di tuttp questo! Semplicemente SPERIMENTAZIONE.
Dopo numerosi confronti con amici, parenti, semplici conoscenti e websurfers (non ultimi i bloggers) sono arrivato alla conclusione che riprendere le mie sperimentazioni sul complesso rapporto uomo-donna fosse indispensabile. Ma per riprendere tale sperimentazione, al fine di fugare i miei dubbi circa l'iniquità di tale rapporto, mi sono convinto di dover abandonare totalmente ogni forma di pregiudizio. E così ho fatto. Ho ricominciato da zero, tagliando di netto con ogni passata esperienza e documentando solo ciò che mi è acaduto di recente. Ho deciso così di raccontare gli ultimi 2 mesi di "esperienze" in modo da dare al lettore una veloce panoramica (ovviamente del tutto personale) su quella serie di incoerenze con le quali devo fare i conti quasi quotidianamente.
E' ovvio che la sperimentazione qui di seguito riportata fa riferimento a momenti salienti, piuttosto che ad una trattazione meticolosa degli eventi. Ciò nonostante, ho tentato di dare una idea quanto piu oggettivamente ragionata e quanto piu possibile priva di considerazioni aprioristiche e di eventuali irritazioni dovute all'incoerenza di fondo. Spero di esserci riuscito...
Inutile ricordare per l'ennesima volta che il tutto è fatto in rispetto al decreto legge n°158 del 24 giugno 2004, in merito alla privacy. Quindi i nomi sono modificati, pur rimanendo ciò trattato perfettamente coincidente con la realtà.
Bando alle ciance, e a voi l'ardua sentenza.
lunedì, 13 dicembre 2004, 23:09
Breve trattato enciclopedico ad uso privato sugli esseri femminili
(e poi dicono che i gay sono in aumento)
Ho scritto questa pagina, l'ho riletta e dato che mi piaceva tantissimo l'ho spedita a tutti i miei amici piu cari. Sono venuto a sapere da un sito (mi pare qualcosa tipo kazzate.com o qualcosa del genere) che mio malgrado la mail ha fatto il giro di Italia (e non solo) in pochi giorni. Ed ha finito per peggiorare il mio già malfamato nick. Mi sono chiesto come mai si sia diffusa così velocemente. Il mio amico Giggi mi ha suggerito che si è espansa a macchia d'olio forse perchè è divertente, forse perchè è irriverente o, piu semplicemente PERCHE' DICE IL VERO.
Eccovi la famigerata email:
Che donna sei, in ogni cosa che fai...
Breve trattato enciclopedico ad uso privato sugli esseri femminili
(e poi dicono che i gay sono in aumento)
La seguente classificazione è da ritenersi utile per puro scopo didattico. Nulla di quanto segue, infatti, è applicabile a priori data la ormai consolidata insensatezza femminile e la conseguente incoerenza che rende ogni essere di natura femminile un caso di studio a se stante. Non di meno si invita il lettore ad approfondire ogni singola categoria al fine di migliorare la propria capacità di relazionarsi al suddetto essere, pur ammettendone l'assurdità intrinseca.
La Fighetta:
La categoria delle fighette, è composta essenzialmente da ragazze, in genere giovani (17-21 anni), che se la portano a spasso ridendo e scherzando con uno stuolo di amiche, in genere fighette anch'esse. La fighetta non si caratterizza per una particolare bellezza: essa semplicemente è un tipo che sembra disponibile, da come si comporta, salvo poi rivelare un carattere da vera rompicoglioni nel momento in cui l'approccio diviene più esplicito...
La Gnocca:
La classe delle Gnocche è composta da elementi di sesso femminile con elevato grado di attrazione. Caratatterizzata di solito da forme assai piacevoli, è solita vestirsi in modo vistoso, gradevole e si distingue per i suoi modi sensuali e spigliati. Caratteristica fondamentale della gnocca è il tirarsela quel tanto che serve per fare passare la voglia, ai comuni mortali non dotati di conto corrente a 10 cifre, di tentare un approccio, adducendo la solita frase "Naaa...se la tira troppo..."
La Cozza:
Estremamente diffusa, la categoria delle cozze è composta da esemplari di sesso (forse) femminile che poco hanno di umano e molto di celenterato... La cozza ha peso variabile, non necessariamente eccessivo, ma in caso di peso "normale", l'assenza di grasso non ne pregiudica l'appartenenza alla classe, dato che normalmente le sue forme assomigliano più a quelle di un coccodrillo che di una donna. Non di rado, la cozza, pur di darsi un tono, se la tira come e più della Gnocca, ottenendo come risultato una progressiva migrazione verso la categoria delle Brutte Zitelle Stressacazzi.
La Figa Standard:
Categoria molto apprezzata, quella delle fighe standard è una famiglia di medio-bassa diffusione, composta essenzialmente da esemplari con alcune caratteristiche peculiari (o belle tette o bel culo, o altro..), ma in ogni caso di aspetto piacevole, discreta disponibilità al dialogo e grande versatilità morale. La Figa Standard si accompagna spesso ad una o più Cozze, con le quali intrattiene rapporti di amicizia profonda, certa dell'assoluta impossibilità di una qualsiasi forma di concorrenza sessuale da parte delle amiche. Il difetto fondamentale della Figa Standard è una sua rapida declassificazione a Suora, non appena si rende conto della reale attrazione suscitata negli uomini. Questo ne rende inutile la frequentazione.
La Figa Pazzesca:
Rarissima specie di donna, caratterizzata da un aspetto da far sbavare, curve perfette, sorriso ammaliante e abbigliamento preciso, la Figa Pazzesca è una delle prede più ambite in ogni ambiente. La Figa Pazzesca è dotata in genere di una notevole simpatia, ma spesso anche di scarsa intelligenza, che la porta a volte ad infilarsi in storie assurde con personaggi maschili che, pur di tenersela stretta, depauperano tutte le loro risorse economiche nell'attività di correlazione: aperitivi, cenette, regali, locali notturni e, in non rari casi, droga. La Figa pazzesca è, e rimane, un "cult" per ogni uomo che sia in grado di superare l'iniziale momento di euforia dato dalla conquista dell'esemplare.
La Brutta Zitella Scassacazzo:
Terribile esempio di come un essere umano possa degenerare, le Brutte zitelle scassacazzo sono una vera e propria mina vagante. Generalmente orribili, questi esseri circolano liberamente con tutto il loro pesante carico di odio e invidia verso tutti gli altri generi femminili, con la sola esclusione delle Cozze, con le quali intrattengono spesso rapporti di pettegolezzo. Spesso la Brutta zitella scassacazzi è accompagnata dalla madre o dalla nonna, la quale fa opera di carità al mondo, sottraendole tempo che altrimenti sarebbe destinato alla devastazione dei rapporti altrui. Purtroppo, però, le appartenenti a questa famiglia hanno in genere una predisposizione naturale al disbrigo rapido di tutte le faccende e lavori che altri esemplari eseguono in tempi standard, rendendo quindi difficile la loro alienazione da troppo lavoro. Non sono rari i casi in cui la Brutta zitella scassacazzi, data la sua cronica inapplicazione sessuale, perde la testa per qualche esemplare maschile, subendo una temporanea trasformazione che la riporta alla famiglia delle cozze, dalla quale passa spesso alla famiglia delle Maialone Orrende Senza Ritegno. Tali transizioni sono generalmente temporanee, tranne in rari casi in cui l'esemplare migra definitivamente all'ultima categoria e ci resta fino alla vecchiaia.
La Donna in Carriera:
La classe delle Donne in carriera sta avendo grandissima diffusione negli ultimi anni. Questa categoria è sostanzialmente composta da donne provenienti da altre categorie, delle quali mantengono parte delle caratteristiche, aggiungendone di nuove che in alcuni casi si rivelano deleterie. Una di queste nuove caratteristiche è l'atteggiamento "so tutto io perchè mi faccio il culo in ufficio e non voglio sentire cazzate perchè sono stanca!". Derivante da questo atteggiamento è il cosiddetto "stress da troppo pochi cazzi", inteso sia in senso morale che materiale. Non di rado, infatti, pur di accedere alla categoria, le donne si prestano a compromessi (pur se rarissimi e con risultati inesistenti) , ivi compresi quelli di natura sessuale, senza rendersi conto della naturalezza del gesto stesso. La febbre da carriera le costringe quindi, per mantenere il corretto "career improvement path", a costanti sessioni di seduzione sul luogo di lavoro, con notevole dispendio delle proprie risorse umane e, peggio di tutto, senza mai arrivare all'effettiva prestazione. Questo si riflette in modo moolto negativo sull'eventuale partner maschile, il quale, giustamente, dopo alcuni mesi di tolleranza all'assenza di un normale equilibrio nella psiche della compagna, inizia a farsi un pochetto i cazzi propri, mollando, come si suol dire, la presa per dedicarsi ad una più sana attività da scapolone. La donna in questione, resasi conto di tutto ciò, in alcuni casi ritorna nella categoria di provenienza, ma di solito accede alla categoria delle Zitelle Lavoratrici Croniche.
La Troia:
Come da definizione, la Troia è colei la quale, pur di divertirsi, passa sopra a qualunque principio, morale o materiale. Naturalmente portata ai rapporti interpersonali, la Troia predilige spaziare in ambienti ad elevata concentrazione economica. In molti casi la Troia è di aspetto gradevole, ed è dotata di una notevole attrattività. Essa è inoltre fornita di alcune capacità previsionali che hanno dell'incredibile: la Troia riesce, in moltissimi casi e con una semplice occhiata, ad intuire di qualsiasi uomo i seguenti dati:
-numero di conti correnti intestati
-automobili possedute
-fido della carta di credito
-contanti posseduti nel portafoglio
Grazie a questa caratteristica, la Troia riesce ad approcciare qualunque uomo, sposato, fidanzato o libero, offrendo in modo più o meno evidente i propri favori sessuali ed iniziando una costante opera di drenaggio di capitali, adottando la tecnica dello scambio "10 minuti di sesso = regalino da 500 euro". Caratteristica distintiva della Troia è una normale predilezione per tutti quei generi di abbigliamento che coniugano l'alta sensualità con la praticità di svestizione. Altra caratteristica importante del loro vestiario, è la estrema capacità di assorbire "con-macchia" ogni sorta di fluido organico maschile, in modo da poter utilizzare l'abito come arma di ricatto...
La Suora:
Nella categoria delle suore, rientrano quasi tutte le donne con particolare predisposizione di tutte quelle gentili signorine che, nonostante la loro disponibilità al divertimento e alla vita notturna, manifestano una presumibilmente totale amenità ai piaceri della carne. Un comportamento tipico delle suore è il presentarsi come gentili, affabili, disponibili e soprattutto libere da ogni vincolo, suscitando una legittima curiosità negli esemplari maschili che frequentano, dato che spesso gli esemplari appartenenti alla famiglia in oggetto sono discretamente attraenti. Il problema è che, come lascia intuire il nome della famiglia, le suore sono specializzate nel portare, più o meno volontariamente, gli uomini ad interessarsi sessualmente a loro, per poi opporre un secco rifiuto a qualunque genere di proposta anche solo blandamente erotica. Frase tipica delle suore è:"Ma per chi mi hai presa? Per una che la dà a tutti quelli che incontra?". La frase, riferita al contesto è in effetti oggettivamente corretta, in quanto la suora, per definizione di classe, non la dà assolutamente a nessuno. Questo la porta spesso ad uno stato di eccezionale depressione (una donna senza cazzo si sciupa), che viene solitamente (e notoriamente) superato praticando delle feroci sedute di autoerotismo. Come risultato di questo comportamento, la Suora tende con il tempo a migrare verso altre famiglie, soprattutto verso la famiglia delle Acidone, a volte in quella delle Zitelle Lavoratrici Croniche.
La Maialona Orrenda Senza Ritegno (M.O.S.R.):
A questa famiglia appartengono tutti quegli esemplari femminili pachidermi (N.d.R - Non esiste ancora prova verificabile che si tratti di effettive "donne") che, non disponendo di caratteristiche attrattive sufficienti ad attirare l'attenzione autonoma degli uomini, ricorrono al vecchio trucco di "sbatterla in faccia a tutti quelli che le capitano". Riconoscibili per l'abbigliamento succinto, dal quale si evidenzia a colpo d'occhio la trabordanza della massa grassa, le M.O.S.R. sono spesso dedite al bere, nonchè alla frequentazione di tutti quei luoghi di aggregazione dove abbondano degli esemplari maschili in astinenza forzata. In alcuni casi, però, le M.O.S.R., si rivelano utili: capita infatti che qualche esemplare maschile, uscente da una relazione con un esemplare di fighetta o di donna in carriera, frustrato dalla momentanea situazione di abbandono, trovi rifugio nelle attenzioni di una qualche M.O.S.R. Questo avviene perchè spesso, le M.O.S.R., sono esperte in una qualche pratica erotica inusuale. Questo stimola la curiosità del maschio, il quale, dopo un breve periodo trascorso a farsi sollazzare dalla zozzona, la abbandona al suo destino per ricominciare a dedicarsi a prede più lontane dall'estetica pachidermica.
La Zitella Lavoratrice Cronica (Z.L.C.):
Questa famiglia è strettamente legata alla famiglia delle donne in carriera. In effetti si potrebbe definire come una sottospecie della donna in carriera, dato che normalmente l'atteggiamento è lo stesso, tranne che per alcune caratteristiche che permettono la distinzione delle due classi. La Z.L.C., infatti, ha perso il fondamentale interesse alla prosecuzione della carriera, in quanto ha spesso ottenuto uno stop forzato alla crescita professionale causato da un qualche errore di percorso. Ad esempio: capita che una donna in carriera, nello svolgimento delle sue funzioni, cerchi di sedurre l'uomo di una qualche altra donna in carriera più in alto di lei nella scala gerarchica. Questo porta la donna in carriera di rango più elevato a tramutarsi istantaneamente in femmina vendicativa, scatenando tutte le armi a sua disposizione per frenare l'avanzata della concorrente. La poveretta (si fa per dire) si trova a questo punto sputtanata in tutto l'ufficio e, vuoi per la vergogna o per costrizione, si rifugia nello stakanovismo più feroce. Questo la costringe ad abbandonare ogni velleità, sia in ambito professionale che privato, lasciandola dedita solo ed esclusivamente al lavoro. Le Z.L.C possono provenire anche da altre categorie, ma difficilmente escono dalla loro condizione per mutare di classe.
La Acidona:
La famiglia delle acidone comprende tutti quegli esemplari che, per un motivo o per l'altro, non sono in grado di passare una serata in compagnia, senza scazzare con qualcuno del gruppo. Caratteristica dell'Acidona, è la sua capacità di criticare qualunque frase le venga rivolta come se fosse un insulto nei suoi riguardi. Ad un classico "Ciao, come stai?", l'Acidona risponde quasi immancabilmente "Che ti frega? Fatti i cazzi tuoi!". Da questo comportamento ne deriva un generale disprezzo nei suoi riguardi, che la porta negli anni ad inacidirsi sempre di più, fino a sfociare nella categoria delle Isteriche.
La Tipa:
Probabilmente la categoria più diffusa. Le tipe sono tutte quelle che si incontrano normalmente ad una festa, che ti chiedono se hai una sigaretta, se gli fai accendere, se gli reggi la borsa, ma con le quali non si intrattengono discorsi che durino più di 30 minuti (casi eccezionali). In generale la Tipa si presenta come un esemplare femminile normale (si fa per dire), salvo poi presentare caratteristiche che ne permettono una classificazione più specifica in una delle seguenti sottofamiglie:
- Tipa che non la dà
- Tipa che la darebbe ma (guarda caso!) ha il tipo
- Tipa che te la faresti se non ci fossero altri 3 milioni di tipi che le la farebbero
- Tipa che te la fai facendole credere che sei chissacchì e poi non la accompagni neanche a casa.
L'Isterica:
Definire l'isterica corrisponde a dare uno sguardo un po' a tutte le donne... tuttavia ci sono alcuni esemplari che fanno dello sclero la propria ragione di vita. L'isterica non si proccupa minimamente della situazione, del momento, delle persone con cui ha a che fare, e si lascia generosamente andare a degli scatti di ira furiosa che in non rari casi sfociano in un vero e proprio attacco di violenza gratuita.. Il problema è che queste poverette, non si rendono conto del fatto che la pazienza umana ha un limite, quindi, giunte all'ennesimo scazzo feroce, quando cercano per l'ennesima volta di schiaffeggiare il povero cristo di turno, perdono i sensi e si risvegliano doloranti di percosse... Di solito, a questo punto, cercano di rimediare con l'ennesima botta isterica, questa volta dominata dal pianto furioso (spesso il pianto si presenta in meno di 5 secondi). Naturale conseguenza è l'espulsione di smodate quantità di lacrime che si riversano al suolo provocando disidratazione (purtroppo mai sufficiente a provocarne la morte), mentre dalla bocca fuoriescono degli strani mugolii assolutamente incomprensibili. Questi momenti sono estremamente delicati: MAI COMUNICARE L'INCAPACITA' DI COMPRENDERE CIO' CHE LA MATTA DICE!! Il rischio minore è quello di riportarla allo stadio immediatamente precedente al pianto, ossia quando pretende di mandarvi al tappeto, quello maggiore è di ritrovarvi effettivamente al tappeto vittime di una feroce ginocchiata nei coglioni.
La Pornodonna:
Definire la Pornodonna equivale ad una solenne descrizione di uno dei desideri più osceni di molti maschi: una donna splendida, simpatica e soprattutto assetata di sesso più di qualunque altra cosa. Chiaramente un esemplare del genere, può avere il suo campo di applicazione per un periodo massimo di 10 giorni... seguire il ritmo di una Pornodonna è pressocchè impossibile già se si è dei ricconi nullafacenti, figurarsi se in più si è tenuti al lavoro... Una pornodonna rappresenta quindi un'impresa, nel vero senso del termine... ella si presterà a qualsiasi tipo di rapporto sessuale, in qualsiasi momento e in qualunque situazione; permetterà all'uomo di turno di passeggiare amabilmente abbracciato ad una ragazza splendida, abbandonandosi alla sacrosanta bastardaggine data dal poter comunicare a sguardi ai propri amici il famoso: "Guardate un po' chi mi scopo io...".
Unico difetto della Pornodonna è che NON ESISTE...
Sevy
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