In questi giorni, per diversi motivi, mi sono ritrovato per le mani un veccio scatolo contenente materiale cartaceo che risale ai tempi della mia fanciullezza. Non so se è stato un bene o un male ma, rileggendo alcune cose ho sentito un po di nostalgia e mi sono fatto un paio di risate. Mi sono riproposto, quindi, di selezionare le piu carine e postarle qui, sperando che piacciano pure a voi.
Tra l'altro ho ritrovato molto materiale utile a dare un continuo a "Cronostoria di un'acchiappanza" che ha riscosso un certo interesse tra i pochi lettori di questo blog.
Cominciamo con
Elisa e la stanza dei significati
Correva l'anno del Signore 1991 ed io, 14enne in preda ai piu mostruosi istinti sessuali, frequentavo il 1° Liceo Scientifico, con ottimi risultati.
In quel periodo frequentavo una compagna di classe, Elisa, ragazzina di non grande bellezza ma dai costumi apparentemente disinibiti. Non a caso io le facevo il filo ma, complice la tenera età, i miei 10.000 tentativi di portarla in orizzontale, ebbero il solo effetto di sortire in lei una risposta alquanto cinica, nonchè subdola: "L'amore si dimostra con dolci parole, non con squallidi gesti".
Quell'anno fu indetto nel mio istituto un concorso di letteratura e poesia per scuole medie e licei. Non ricordo il nome di tale concorso, ma in compenso ricordo esattamente la traccia di concorso di quel preciso anno: "Errori del consumismo occidentale che incidono sulle popolazioni del III° mondo".
La prof. Grassi, docente di lettere, pur di dimostrare le sue capacità di insegnamento spinse affinchè tutta la classe partecipasse, ignoranti inclusi. Ne venne fuori un putiferio di banalità e castronerie che spaziavano dal tema del secchione di turno, Arturo, che sottolineava la troppa abbondanza di cibo sulle tavole italiane alla geniale cazzata di Raffaele "il casalese" che in poco piu di 20 righe ammoniva il malcostume dei regali a base di oro.
Decisi così di cogliere anch'io l'occasione al volo per per colpire in una sola volta i due proverbiali piccioni con la singola fava. L'intento fu di stupire la prof con un'opera degna di un 10 e di ammonire Elisa con qualcosa che le facesse capire il mio punto di vista.
Al termine delle 4 settimane di preparazione dell'elaborato, portai una simpatica poesiola, che (come tutti del resto) fui costretto a recitare in pubblico.
Si intitolava: "'o cesso"
(napoletano de "il gabinetto")
‘O Cesso
Bottigliette di profumi
guarnizioni di cristallo
sopra il tavolo dolciumi
specchi e piante di corallo
Come fossero ninfei
ancor’più terme di Tito
tre sculture degli Dei
Bacco Eros e Afrodite
Accostato li di fianco
ci sta un letto a baldacchino
che se sei spossato e stanco
ti ci fai un riposino
Per chi non sa rinunciare
al piacere dell’ebbrezza
la si può rifocillare
col martini o col gin-fizz
E la giù, proprio sul fondo
è piazzato un proiettore
con i film da tutto il mondo
per distrarre l’avventore.
Ma che dire, poi, del suono!
Che sia un dance o che sia un lento
con l’impianto stereo e mono
è un superbo godimento.
Il lavabo, novità
è scolpito in pietra rara
mentre tazza e bidet
sono in marmo di Carrara
Tutti i tubi e fontanine
e persino lo zampillo
sono in oro e diamaintino
e le stuoie in coccodrillo
E la vasca, figurarsi…
Ovviamente è una Jacuzzi!
Così larga da tuffarsi,
e con schiuma, bolle e spruzzi
..Ma… Hoibò! In questo posto
non vien fuori manco un goccio!
Con un bagno di tal costo
è normale che mi cruccio…
Mi sa tanto che ho toppato…
…tolto il costo della vasca…
L’acquedotto ha m’ha tagliato…
…perché non ho un soldo in tasca!
Qui seduto nel mio bagno
un pò triste, un pò depresso
solo ora mi ragguaglio
che rimane solo un cesso…
La poesiola, aveva solo il compito di rappresentare alla prof il valore effimero del consumismo, che simbolicamente poi finiva alla problematica della siccità e carestie, ed aveva la funzione di esplicare ad Elisa il mio stato danimo nel paragone che facevo di lei con la stanza.
Purtroppo essa ebbe un esito fantozziano: la prof mi diede un 4 per volgarità ed incongruenza dell'argomento con la traccia, mentre Elisa sostenne che avrei dovuto scrivere qualche poesia anche per lei.
Forse erano tutte e due stupide, o forse erano semplicemente tutte e due donne, non so...






