Vi è mai capitato di non sapere quando una persona vi sfrutta o quando invece ha solo bisogno d'aiuto? A me molte volte. E nonostante ciò continuo a cadere in quel dubbio che poi ogni volta, metodicamente, mi porta in errore. E questo mi porta a raccontare della pseudostoria con Dina, che dal punto di vista femminile probabilmente è una storia bella, e sensata. A mio parere, invece, sembra che per l'ennesima volta l'ho preso a quel servizio. Ma procediamo con ordine.
Il giorno in cui Dina bussò alla mia porta ero intento a lavorare sui miei servers e, a dire il vero, mi stavo annoiando alquanto. La visita di Dina, che già conoscevo da vari mesi, fu quindi un buon diversivo per una giornata banale. Lei, già laureata e già architetto abilitato presso l'albo nazionale venne a chiedere al sottoscritto (sono ancora uno studente di Architettura) "un aiuto" per "concludere" 2 progetti che a suo dire avevano bisogno di una controllata. Quando le feci notare che io, stando al comune pensiero, avevo molte meno competenze delle sue in materia di architetura, lei si giustificò sostenendo che la mia capacità informatica avrebbe risolto tutto, quasi a dire che un computer può sostituire il lavoro di un architetto! Accettai di buon grado la richiesta di aiuto, ma realizzando, purtroppo, in un momento successivo, che si trattava di di una vera e propria progettazione ex-novo.
Bene. Nell'opinione comune, quando una persona chiede un aiuto , di solito essa tende ad impegnare il tempo altrui il meno possibile, sia per riservarsi una disponibilità per eventuali aiuti futuri, sia per ottenere un aiuto non "forzato", sia per non abusare della disponibilità di colui che aiuta. Ma nel mio caso (che strano, eh?) ciò non si è verificato affatto. Anzi! Al contrario Dina si è piazzata a casa mia per ben 12 giorni (compresi un sabato ed una domenica) per una media di 5-6 ore al giorno, e del tutto non curante della mia disponibilità e dei miei impegni. Ho visto coppie di fidanzati rifiutarsi un aiuto ed io per una tizia che non aveva nessun legame con me mi prodigavo a tal punto. Ma era d'obbligoi farlo, proprio per sperimentare cosa succede quando abbandono le mie teorie.
Per quei 12 giorni la scena è stata sempre la stessa: Dina si presentava a casa mia subito dopo pranzo, pretendendo di usare il mio posto auto, e quindi costringendomi a mettere l'auto in garage ogni maledetto pomeriggio. Una volta arrivata cominciava ad insistere affinchè i m iei tempi di esecuzione del progetto fossero quanto piu brevi possibile. In tutto ciò lei aveva solo il compito di illustrare in che modo dovesse essere eseguito il progetto, esprimendo, tra l'altro, una serie di errori concettuali ai quali io ponevo sempre rimedio e per i quali ero costretto (ogni volta) a dare un'ampia spiegazione, per venire incontro alla sua ignoranza in materia.
La "giornata di lavoro" si concludeva con un grazie, seguito da un "ci vediamo domani". E quel paio di volte che la ho invitata a restare a cena o per un film, si è sempre divincolata con la scusa che la strada per casa sua era buia e quindi che aveva paura a tirnare troppo tardi. Mi sovviene una domanda: ma a novembre il sole non tramonta alle 5? Qundi che differenza fa tornare alle 7 o alle 9 se è solo una questione di buio?
Ma restiamo sul sogetto. In verità qualche scambio verbale tra noi c'è stato. Un giorno, ad esempio, ero troppo stanco per cominciare a lavorare subito dopo pranzo, così mi lanciai in un invito la bar per un caffè. Lei titubante per lo spreco di tempo che quel caffè avrebbe avuto, accettò. Una seconda volta, poi, le proposi una passeggiata o comunque un break dal "lavoro". Anche in quel caso accettò un po forzatamente. Innazitutto i preme far notare il fato che prima di allora, non fosse mai partito, da parte sua, un minimo accenno alla comune gentilezza che è quasi obbligo nei confronti di chi si prodiga per un'altra persona. E poi è d'obbligo sottolineare la banalità dei pochi scambi verbali tra me e lei.
L'argomento era dannatamente sempre lo stesso, e per quanto io cercassi di svicolare su tutt'altri argomenti, lei tornava sempre su quello. La domanda che lei poneva a se stessa era: "sarò un architetto di grande fama?". La logica mi avrebbe sicuramente spinto a farle notare che finchè si fosse appoggiata ad altri per eseguire il suo lavoro, di sicuro le sue competenze non si sarebbero accresciute. Ma non lo feci, un po per non urtare la sua fragile sensibilità e un po per evitare una discussione dal finale scontato. Cercai invece di adattarmi al suo assurdo modus agendi.
Quel sabato, forse in preda ad un attacco di sensibilità, decise di invitarmi ad una serata con il suo gruppo di amici. Accettai, mi preparai ed andai. Mi trovai al centro di uno stormo di imbecilli. Il gruppo era composto da 5 ragazze laureande (compresa Dina) e 4 ragazzi alquanto bloccati. Non fu difficile, quindi, adottare la tecnica "ro uall ngopp a munnezz" (trad. per i non napoletani: tecnica del "gallinaceo che sovrasta il cumulo di pattume"), con la naturale conseguenza che a fine serata l'attenzione comune era su di me ed ero riuscito a catalizzare il gruppo e a farli sorridere un po (dato che poche ore prima la situazione era un vero mortorio).
Avrei sperato in un approccio piu deciso per quella sera, ma mi accontentai che Dina mi si attaccasse addosso. In verità il suo attaccamento quella sera fu piu del tipo "Avete visto chi ho postato in gruppo? E' tutto merito mio", ma decisi di accettare quel poco. Il sabato successivo uscimmo dinuovo e fu la serata (simile a quela precedente) nella quale ci scappo un "bacio" (peccato che le piscine non si trovano facilmente). Da allora ho provato a contattare Dina varie volte, ma il risultato è sempre lo stesso. Prima mi dice che vorrebbe passare una bella serata con me, poi 5 minuti prima dell'appuntamento mi arriva un SMS con il quale mi avverte che non le sarà possibile farmi compagnia per quella sera. Questa scena si è ripetuta per ben 4 volte. E io sono dell'avviso che se una ti rifiuta il primo appuntamento per "abitudine", ti rifiuta il secondo per metterti alla prova, ti rifiuta il terzo perchè ha altri uomini a cui pensare, ma se ti rifiuta pure il quarto significa che ha manie omiocide nei tuoi confronti.
Mi viene un dubbio: non è che non sono bravo a baciare? Stando alle mie precendenti esperienze direi proprio il contrario.






