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Sevy Blog: ovvero il mondo va, ma io non lo seguo...
SevY blog e' un piccolo spazio nella grande rete dove scrivo qualche pensiero ogni volta che non capisco piu nulla...
Nome: "Sevy" Sebastian Valmont Sono un "normalissimo uomo anormale" reso ancor piu normalmente anormale dalle donne. In questo blog infatti ho deciso di mettere a nudo quello che io chiamo "il Sevy Pensiero", ovvero le mie idee piu vere e spontanee sulle donne, sperando che un giorno qualcuna di loro possa davvero capirle. Non a caso la mia vita e la mia persona possono definirsi praticamente identiche aa quelle del personaggio di John "J.D." Dorian del serial TV Scrubs. Insomma non posso dire alto che ...but I can't do this all on my own, no I know... I'm NO Superman! |
Entro stasera o al massimo entro fine settimana giuro di inserire un paio di cose che dovevo scrivere da tempo. E ogni mia promessa è un debito!
Tornando a noi, qualche post fa promisi di parlare un po di piu dei miei fallimenti - che sono notoriamente moooolto piu numerosi dei successi - sicchè dopo un'ampia scrematura di ricordi fortemente aiutati dall'alcool mi è tornata in mente Alberta. Ricordando al lettore che il nome è ovviamente modificato onde evitare che l'esercito mi chiuda il blog e mi porti via (Decreto di Legge 675 del 1996 sulla privacy) ne approfitto per sottolineare che tale pseudonimo nasce dall'accostamento ideale di tale donzella con la buonanima dell'esimio prof. Albert Einstein, del quale la nostra protagonista ricalcava l'innato genio nello sparare aforismi di una creatività quasi disumana. Ne cito uno dei piu belli che ella rivolse al sottoscritto tanto per dare idea di quanto fosse brava a distribuire due di picche: "Guarda, mi prendi alla sprovvista; dovrei pensarci, ma intanto continuiamo a vederci…". L'ho sempre sostenuto: era un genio... del male.
Io: "Michele non mi avevi detto di avere un'amica come l'universo... meravigliosa, ma piena di mistero!" Probbilmente Alberta voleva intendere che mi avrebbe mollato un ceffone tanto forte da potersi equiparare ad un'esecuzione capitale, ma causa gli ormoni e il dannato l'afflusso ematico non mi resi conto della velatissima sfumatura negativa ed interpretai a modo mio, rincarando la dose: Io: "Magari! Sogno da una vita di essere la luna di un cielo stellato..." Ahhhhh! Alberta! Sempre una risposta pronta! Non l'abbattevi manco con un lanciamissili!
Alberta: "Ah... c'è anche l'astronomo che mi definisce una stella" La fedifraga probabilmente credette di aver colpito nel segno ma stavolta non fece i conti con il mio plasma che, seppur parzialmente dirottato continuava a concentrarsi maggiormente nelle tempie, tanto che un guizzo di ironia mi pervase e risposi un beffardo: Io: "Ti correggo! Sei una stupenda stella cadente... peccato che sei caduta di faccia!" Dovetti proprio colpire nel segno dato che la battuta ebbe come esito una paradisiaca risata di Alberta che ne trasformò il viso da quell'espressione da seduttrice ad una quasi da bambina. Ma Alberta era inattaccabile sicchè, ripresasi dalla risata, prontamente mi rispose: Alberta: "Ma si vede che cadendo ho fatto un bel po di danni" e si congedò da tutti con un sorriso ed un gesto di saluto per ricongiungersi all'amica in scooter.
Fu così fino al martedì successivo, quando coluì che avevo identificato come il suo slinguazzatore ufficiale non si fece vivo. Nella mia mente adolescenziale immaginai che il cafardo limonatore, ormai a corto di abiti orrendi, avesse optato per un po di shopping anzicchè insidiare le labbra del mio platonico ogetto del desiderio. Quel martedì decisi di giocarmi il tutto per tutto. Visto che la sagace Alberta era inespugnabile dall'interno decisi di attaccare dalle retrovie. Al consueto giro di saluti fermai Alberta per salutarla e le chiesi: Io: "Ma che fine ha fatto il tuo amico, quello con cui limoni di solito?" Alberta mi guardò quasi con odio per una frazione di secondo per poi farsi la solita stupenda risata. E fu li che Alberta mi stupì. Mi aspettavo già una rappresaglia per averle offeso il panzuto slinguazzatore ma lei, con ironia nella sguardo rispose: Alberta: "Appena lo vedo me la faccio dare, tu intanto rimanda la figura di merda". In quella frase credo fosse celato un quadruplo significato che probabilmente solo io interpretai ma tentai il tutto per tutto: Io: "Oh... ma allora anche tu qualche volta scendi dalla volta celeste per onorare noi poveri astronomi"
Io: "Insomma per conquistarti devo farti ridere?" Ah... Alberta! Ce ne fossero di piu come te! «Pablo Neruda ha detto che «L'architetto è un ingegnere che non sa la matematica, Non scrivo sul mio blog da ormai 3 mesi e piu. Non è per mancanza di volontà, ma per mancanza di tempo forze e sopratutto di morale. Sono capitate un po di cose ultimamente, tra cui un'operazione di mio padre che stava per trasformarsi in tragedia. Ma l'importante è che ora sta bene, e che le cose ora vanno decisamente meglio. Ragazzi giuro che c'ho provato a scrivere questo pezzo con tutti i crismi e carismi dello scrittore. Ho buttato via almeno una ventina di pagine del mio block notes durante il viaggio per la Biennale di Venezia in ottrobre e durante lunghi pomeriggi in ambiti meno felici a novembre, ma non è servito a nulla. Io scrivo di getto, con tanto di errori ortografici ed omissioni di punteggiatura. E' l'unico modo in cui so scrivere, in cui so amare e in cui so vivere. Sono diretto e spontaneo, non posso farci nulla. Quindi allacciate le cinture di castità e buttiamoci nell'ennesimo reportage di vita vissuta di questo Hank Moody di provincia, con tanto di Keglevich alla menta a suo fianco e marlboro Light in bocca. La Donna Intelligente. L'architetto è un essere strano.
Infatti, io studio architettura. E ricordo come fosse ieri la prima settimana di corsi all'università, quando incappai un un libricino di millesettecentoquarandadue pagine dall'accattivante titolo di "Storia dell'arte italiana Vol. 1-2-3" scritto da tale Giulio Carlo Argan che, guarda caso, non era manco un architetto. Sul mattone cartaceo, verso metà del secondo tomo, lessi una cosa che avrebbe cambiato la mia concezione dell'architettura per il resto della vita: "il paradosso dell'architetto"
E' un po come la storia di chi è nato prima tra l'uovo o la gallina. Oppure, se mi permettete il paragone, è come l'annosa questione tra uomini e donne. C'è chi sostiene che le donne non la danno via perchè gli uomini sono bastardi, e chi sostiene che gli uomini sono bastardi perchè le donne non la danno via. Io credo di aver risolto il dilemma. Ma dato che non sono ancora un architetto, e non aspiro alla carriera di pollicoltore, la mia intuizione si riferisce alla terza tipologia di paradosso: quello tra architetto maschio e architetto femmina. E' proprio qui che comincia la mia storia con Kate. Ma, come di consueto, vi invito ad ambientarvi con il solito filmato.
Tralasciando gli ovvi "e che c'azzecca sto video?" che starete pronunciando, mi limiterò a dire che come per Hank Moody anche per me era un periodo di grande crisi mistica. Mi ero diplomato da poco e non sapevo se la mia strada sarebbe stata quella di architetto, di chimico o di barbone. A parte poi lo scoprire che in ogni caso sarei finito a fare il barbone, feci come si fa nei periodi di crisi mistica: decisi di fare un viaggio, in una sorta di "mese sabbatico" che avrebbe dovuto portare in me la chiarezza sul da farsi. La chiarezza ci mise poco a farsi viva. Ora vi chiedo uno sforzo di immaginazione: figuratevi due ex compagni di liceo, un anno dopo il diploma che discutono di dove andare ad agosto, seduti in una vecchia panda diesel mentre sorseggiano Heineken, in una caldissima serata di metà luglio. I due amici sono Sevy e Bestia, ma non fatevi intimidire dal nome, Sevy è solo un abbreviativo. In quanto a Bestia, lo chiamavamo così non tanto perchè è brutto, quanto perchè è dotato della sensibilità di un comodino dell'Ikea. E si sa che i comodini dell'Ikea suscitano tristezza quando viene il momento di assemblarli...
Ora che ci penso, non mancherò di raccontare le avventure e le disavventure che mi hanno visto protagonista in ben 5 viaggi nella bella e dannata Corfù. Ma ora tmi limiterò a quel primo viaggio. Sbarcammo a Kerkira, il capoluogo dell'isola, di primo mattino dopo una lunga traversata notturna cominciata sulle coste di Brindisi. Ma. a differenza di Ulisse. non incontrammo sirene britanniche bensì tre Gorgoni italiane rispettivamente di Bari, Taranto e Matera, che ci guardammo bene dall'invitare ad unirsi a noi. Apena discesi dalla sgangerata imbarcazione, ci incamminammo verso Kiavos a bordo della mia fatisciente panda, nella speranza di trovare un appartamento e un poco di riposo dall'estenuante viaggio. Non avremmo mai immaginato di trovare il paradiso...
I nostri occhi si soffermano sulle ragazze... C'è la bionda e c'è la mora, la rossa lentiginosa e la nera coi capelli rasta. Ci sono ragazze che percorrono allegramente un viottolo dal quale si intravede il mare ed altre che prendono il sole su lettini e sedie sdraio intorno ad una piscina. Sono tutte assolutamente differenti tra di loro, in un eterogeneo mosaico carico di incredibile fascino, ma tutte sono accomunate da un unico fattore: sono tutte in topless.
Quando prendemmo posseso della camera, come solito tra maschietti italiani nel paese dei balocchi, scorreggiavamo e ruttavamo come verri da riproduzione finchè non mi affacciai al balconcino per abbordare dall'alto qualche britannica. Proprio mentre cercavo di attrarre l'attenzione di una improponibile scrofa in topless, mi resi conto che l'appartamento accanto era abitato. Due ragazze more abbastanza carine, anche loro con le tette di ordinanza al vento, mi guardavano dal loro balconcino incuriosite mentre esibivo la mia tamarraggine partenopea. Una delle due aveva un seno particolarmente bello: almeno una terza ma che si teneva su come fosse di silicone. Mi lanciai nell'approccio... io: "Hi! I'm Sevy..." Hmmm - pensai - ha capito che sono italiano... Sentivo di aver toppato alla grande! Già mi aspettavo barriere e scudi spaziali, perciò chiamai in aiuto Bestia il quale, appena sentite le voci, si era materializzato sul balcone già da qualche secondo, come fosse stato teletrasportato direttamente dall'Enterprise di Star Trek... altro che scudi spaziali! Dopo le presentazioni tentai il recupero in stile provolone con qualche battutaccia all'italiana, malamente tradotta in inglese, finchè sparai un ridicolo: "I was not trying to court that fat girl" (non stavo tentendo di corteggiare quella ragazza grassa - n.d.r.) Kate, che fino ad allora era sembrata sorridere ed annuire alle mie cazzate, mi guardò con aria severa. Già mi aspettavo una critica per il "fat" (grassa) attribuito alla sua connazionale dall'aspetto suino, ma lei con voce beffarda mi parlò in italiano, con un quasi impercettibile accento sassone: "Si dice «to hook around»... To court significa corteggiare, mentre tu stai cazzeggiando"
Nei minuti successivi scoprimmo che in realtà il trucco c'era solo a metà, dato che Kate e la sua amica dal poco pronunziabile nome di Lindsay erano studentesse della facoltà di Construction & Project Management dell'University College of London, e da ben due anni aderivano al Progetto Erasmus che le vedeva collocate presso il Politecnico di Milano. In pratica parlavano italiano meglio di me e Bestia. Come da manuale prendemmo appuntamento per quella sera, ovviamente per andare a bere qualcosa insieme nel club gestito dal nostro comune padrone di casa. Ma conoscendo l'idea che di solito si fanno le straniere, quando stanno a lungo contatto con i miei connazionali, davo quasi per scontato un sicuro "doppio due di picche" per me e per il mio socio di cuccaggio. Insomma perchè mai avrebbero dovuto perdere tempo con noi mentre avevano centinaia di connazionali inotrno a se? Le sorprese, invece, dovevano ancora cominciare... Quella sera, in onore di quell'inaspettato acchiappo, io e Bestia da italiani standard ci preparammo come damerini: jeans all'ultimo grido, scarpetta alla moda, camicia firmata e una mezz'ora davanti allo specchio a pettinare la criniera già abbastanza curata dal parrucchiere a casa. Non ci preoccupammo nemmeno di verificare cosa faceva il resto della popolazione. Perciò quando scendemmo le scale dell'appartamento fummo sorpresi di vedere le nostre due accompagnatrici vestite solo di un bikini, una maglietta e udite udite... le ciabattine da spiaggia! Ci vogliono scaricare! Quello fu il mio primo pensiero. Abituato e forse corrotto dlla cultura italiana, gIà m'immaginavo una scusa del tipo "non siamo riuscite a prepararci in tempo e ci sono venute le mestruazioni miracolosamente in contemporanea", ma ogni dubbio fu fugato quando le due ci annunciarono che saremmo andati a ballare altrove. L'ennesimo dubbio mi venne sbirciando la magniettina di Kate. Vidi nitidamente le punte dei suoi capezzoli dare forma alla t-shirt, segno evidente che non portava il pezzo di sopra del bikini. Non mi era chiaro il perchè scomodarsi a non indossare il reggiseno del bikini se ci volevano scaricare, ma appena alzai gli occhi da quella stupenda visione una molto meno bella ma allo stesso modo affascinante si impresse nel mio cervello ormai stordito da tanti pensieri e visioni.
Non è il paese dei balocchi - pensai - questo è il paese degli alcolisti! Le nostre accompagnatrici ci annunciano che quella sera c'è festa grossa ad un locale chiamato "LimeLight Disco Club" e che non siamo nella giusta condizione vestiaria per partecipare. Io be Bestia siamo costretti a risalire le scale e ad indossare costumino a pantaloncino e t-shirt. Io indosso l'infradito ma Bestia, fedele alle sue abitudini, mette su le scarpette ginniche. In meno di 5 minuti siamo al LimeLight che ci si presenta come uno di quei locali fighetti italiani nei quali per entrare devi lavorarti il PR che non slo prende la percentuale ma che sembra pure farti un favore a metterti in lista. Piccolo appunto di viaggio per la Grecia: i greci, nostri antichi padri, sono gente furba. Sanno che un britannico medio quando va in un club spende una cifra considerevole in consumazioni sicchè si guarda bene dal fargli pagare l'ingresso. Ed evita anche cose come il pretendere qualche particolare abbigliamento, pretendere l'entrata in coppia o assurdità del genere, tipiche del locale italiano. Anche perchè l'inglese medio, seppur belligerante di natura, raramente s'ammazza di botte col connazionale e quando capita di solito è perchè quello non s'è fatto offrire da bere, a differenza dell'italiano che invece s'ammazza di botte col connazionale perchè quello ha respirato a meno di cento metri di distanza da quella che lui s'è portato nel locale con la speranza che quella poi glie la dia. Non a caso gli italiani non erano ammessi al LimeLight, ma noi passiamo perchè io e Kate continuiamo a parlare in inglese fluente e Bestia sta zitto mentre Lindsay gli parla. Finalmente ci diviene chiaro il motivo di un abbigliamento così poco trendy degli avventori: questa sera c'è la gara degli indumenti bagnati, e le nostre due amiche vogliono ovviamente partecipare.
Davanti a quella scena guardai Kate negli occhi tutto emozionato tentando di ringraziarla con quello sguardo di averci portato in un posto così assurdamente pazzo. Sono quasi certo che lei capì di aver involontariamente compiuto un piccolo miracolo, insomma di avermi svezzato ad un tipo di divertimento al quale non ero abituato. Ok, a ballare andavo, ma mai con la prospettiva di rimanere nudo per fine serata! Ma Kate probabilmente capì anche qualcosa che non avevo nemmeno ipotizzato: partecipare alla gara. Comunica qualcosa a Lindsay e tutti e quattro ci troviamo, trascinati dalle corrispettive, davanti al nerboruto son la scritta securyty che ci spinge sul ponticello per poi tirarselo via. Ormai è fatta, siamo in ballo e non si torna indietro.
Quando risalii il bordo della piscina mi sentii proprio come il piu classico degli italiani in una serata sfigata: con quei due fusti li non sarebbero piu scese dalla pedana e noi ce ne saremmo tornati al nostro appartamento con la coda tra le gambe. Sicchè invitai Bestia a bere qualcosa al bar, che almeno era una nuova sensazione chiedere da bere ad un bancone seminudi e tutti grondanti di acqua. Passaggio obblicato al guardaroba col gettone in mano, prendo il danaro necessario e ordino un Cuba Libre. Bestia si fa servire una birra. Solo il tempo di fare il primo sorso che Kate, scesa dalla pedana con dinuovo la maglietta bagnata indosso, mi sfila il bicchiere di mano. Si fa un sontuoso sorso e mi fa con quel suo impercettibile accento sassone: "andiamo a divertirci!".
A questo punto invito tutti i lettori maschi a fare un punto della propria vita sentimentale e sessuale, perchè nel mio caso quello fu un momento di svolta epocale. Capirete poi il perchè. Cerco nel mio vuoto mentale di trovare un modo, un approccio verbale adeguato atto alla conquista di Kate. Purtroppo, complici l'euforia e l'alcool, l'unica cosa che mi esce è un triste e melanconico "andiamo sulla spiaggia?" quasi come quei ragazzetti che cercano di approcciare le controparti a suon di luoghi comuni come "il dolce rumore del mare" e "che belle sono le stelle"! A quel punto Kate, come suo solito, mi stupì per la quinta volta da poche ore che la conoscevo. Mi diede la risposta che chiunque avrebbe voluto. Modulò il suo simpatico accento britannico e disse: "Sulla spiaggia c'è la sabbia... meglio il letto" In men che non si dica mi trovai sul mio letto con il bicchiere di cuba libre in una mano e il pacchetto di profilattici nell'altra. Quella sera ci divertiimmo un casino, e a giochi finiti, quando pensavo già ad un dolce sonno abbracciato al quel fenomeno della natura, Kate rimodula quella cazzo di vocina e mi fa: "mica vuoi dormire?" Insomma ci rivestimmo con la stessa velocità con cui ci spogliammo ed andammo nel locale del nostro padrone di casa per bere come spugne. Credeteci o no lo facemmo per ben tre volte! Su a trombare e giu a bere, su a trombare e dinuovo giù a bere. Una nottata che sarebbe stata da incorniciare e da mettere negli annali già di suo. Ma quella era poco meno che la punta dell'iceberg. Nuove sorprese mi aspettavano, ma questo ve lo riporto domani nella seconda parte perchè mo vado a cucinare.
Lui: Ehm, gentile signorina, io sto lavorando... Lei: Beh visto che siamo colleghi, divertiamoci senza spesa e senza impegno... Lui: Senza spesa è ok, ma senza impegno non riesco. Sa, di solito per me la mancanza di spesa implica un impegno, seppur lieve... Lei: Spiacente tesoruccio, io sono quel che sono, gli impegni non sono per me... Lui: Allora tutto ciò che le posso offrire, signorina, è una prestazione gratis. Lei: Vada per la prestazione gratis! Tanto di amici ne ho quanti ne voglio. Mi basta uno schiocco delle dita! Lui: Beata lei signorina, io invece sono solo, tremendamente solo... Lei: La solitudine è per i deboli, le amicizie per i forti. ---------- Dopo aver consumato ---------- Lei: Ciao bello, e grazie per la serata. A mai piu rivederci. Lui: Non mi ringrazi signorina, ringrazio io lei d'avermi dato prova del suo disinteresse. Ora so ancora meglio cosa cerco. Lei: Bene! Oltre ad essermi divertita ho anche fatto del bene! Adièu... Lui: Signorina dimentica le sue mutandine... Lei: Sono rotte, tienitele pure. Lui: No, signorina, sono perfettamente integre e sono le sue. Vorrei restituirglele... Lei: Quelle sono usate, vecchie, puoi buttarle. Me le farò ricomprare da qualche mio amante... Addio. ---------- Qualche tempo dopo, il telefono squilla a casa di lui ---------- Lui: Pronto? Lei: Ridammi le mie mutandine! Lui: Ehm, signorina, io volevo ridargliele, ma lei ha detto che erano vecchie e non le servivano. E dato che non servivano nemmeno a me, le ho buttate via. Non sapevo che farmene... Lei: Brutto stronzo! Rivoglio immediatamente le mie mutandine! Lui: Vorrei tanto poterle essere utile, signorina, ma davvero non so che fare. Tant'è che le ho buttate via seguendo il suo consiglio. Lei: Perchè sei così insensibile? Io sono rimasta senza mutandine e tu non me le ricompri! Lui: Signorina, vedrà che se cerca bene nel suo armadio qualche vecchia mutandina la troverà. Ce ne sono sempre di vecchie... Lei: Ma io non voglio una vecchia mutandina! Io voglio le mie mutandine e nuove di zecca! Lui: E allora perchè chiama me, signorina? Lei: Perchè tu le hai buttate! Lui: Ma le ho bttate dopo la sua richiesta. Non ha provato a chiamare qualche suo amico, quanche amante? Magari glie le ricompra... Lei: Quelli se ne fregano! Una botta e via, poi non mi cagano più. Tu invece dicesti che per te la mancanza di spesa... Lui: ...si, ma le dissi anche che non può esserci mancanza di spesa e mancanza d'impegno. Sono un essere umano, mica un robot... Lei: Si ma io ora mi sento sola senza le mie mutandine. Lui: La solitudine è per i deboli, le amicizie per i forti... Si, il Bacardi è buono... ma dalle mie parti non è mica così fashion e trendy! Così ho riadattato un po lo spot, per farlo quadrare con la zona Napoli Caserta :) Per scaricare il video in uno dei formati
click col tasto destro e salva oggetto con nome - Filmato DivX (condivisione P2P)
- Filmato mp4 (formato per iPod)
- Filmato 3gp (formato per cellulare)
- Filmato flv (Macromedia Flash Player)
L'avevo promesso e lo faccio! Magari con 48 ore di ritardo, ma eccomi a scrivere della donna-intelligente, sperando che i miei 2 o 3 (forse esagero) lettori ne possano godere, o almeno trarne qualche forma di beneficio. Sinceramente, lo dubito.
Trattasi infatti di spezzoni appositamente selezionati ed accuratamente tratti da un telefilm di ultima uscita, dall'evocativo titolo Californication, che su queste righe c'azzecca moltissimo. Ma non lasciatevi fuorviare! Si tratta soltanto di dare una sensazione, piuttosto che un'ambientazione alle mia parole. D'altra parte non è un segreto che oltre a scrivere una marea di cazzate, non sia nemmeno bravo a scriverle. Quindi perchè non farsi aiutare dai video? Fatta questa doverosa spiegazione, mi permetto di aggiungere al post anche la categoria della donna-stupida, non foss'altro che per completezza di narrazione. Capirete poi il perchè... donna stupida E non è che fosse brutta. Anzi. E' stata forse una delle donne più belle che io abbia mai conosciuto. Probabilmente troppo bella per me. Infatti avrei dovuto sospettare qualcosa sin dall'inizio, ma non sono così furbo come pensate. Tanta era la differenza estetica che potrei dichiarare, se il paragone non risultasse offensivo, che io sto a lei come Alvaro Vitali sta ad Edwige Fenech. Offensivo, s'intende, per Alvaro Vitali. A questo punto, bisogna vedere il filmato. Direte voi: e che ci azzecca sto filmato? A parte il finale con "profanami" (che ho lasciato intenzionalmente per poi parlare della donna intelligente) direi che la donna descritta nel filmato rientrasse perfettamente in colei che chiameremo Lucy, in onore dell'omonimo fossile di Australopithecus afarensis del quale la nostra protagonista ricalcava solo l'innata capacità di camminare su due zampe.
In quel momento Lucy è una specie di visione. Una donna statuaria ed al contempo dai movimenti sinuosi, un viso angelico adornato da stupendi capelli rossi. Porta grandi orecchini a cerchio, trucco pesante e qualche ettolito di profumo. Indossa un microvestitino che non lascia dubbi e - meraviglia delle meraviglie - un paio di sandali sberluccicanti dal tacco altissimo che tradiscono caviglie mozzafiato ed una pedicure degna della più riverita tra le principesse d'Oriente. Insomma una dea della bellezza, che scende le scale di una normalissima casa anzicchè dalle ripide pendici dell'Olimpo.
Mi sbaglio di brutto. Già durante il viaggio di andata Lucy, bella e luccicante, comincia a dare i primi segnali di pericolo: non parla. Che per una donna, a meno di una laringectomia, è un fatto abbastanza strano. La sorella di Lucy infatti, dal retro del mio semovente, blatera cose incomprensibili verso la consanguinea circa una presupposta relazione amorosa di una tale amica che pare sia l'ultima delle loro conoscenti appartenente alla stirpe delle non-accoppiate. L'ultima, tranne Lucy. Ma proprio mentre il mio unico neurone sta percependo quel particolare, Lucy si gira a guardarmi, con quell'occhio vuoto eppur adornato da tanta avvenenza. Quel movimento, infatti, fa si che il suo microvestitino si riduca ad una cintura e che il mio basso ventre prenda il controllo della mia coscienza. Quando si dice che gli uomini ragionano a cazzo... Arrivati in pizzeria, comincia a farsi chiaro l'arcano che circonda la personalità di Lucy: non ce l'ha. No, non capitemi male, non è che le manca l'apparato uro-genitale. Piuttosto le mancano le facoltà per usarlo, la personalità appunto. Già perchè dietro quella stupenda mise di memoria boccaccesca si nascondono 22 anni di niente. E per niente intendo proprio niente. Tanto per cominciare, a fare la pizza con noi c'è Marvel (soprannome) con la fidanzata. Marvel non solo è di buona compagnia, ma è anche un buon intrattenitore, uno di quelli che ti fa davvero divertire a suon di barzellette, freddure e battute. Tanto bravo che da piccoli girava voce - poi rivelatasi falsa - che un amico della combriccola fosse morto a causa delle risate provocate da una sua barzelletta. Si svelò poi che il defunto si era invece trasferito a Milano con i genitori. Magari morire dalle risate no, ma era bravo, tanto che la sorella di Lucy in uno scoppio di riso espulse un frammento di pizza da una narice. Il che non fece altro che rincarare la dose di risate tra gli astanti. Tutti tranne che Lucy. Non che fosse immune alle battute, ma si limitava a sorridere in modo strano. Innanzitutto le sue esternazioni erano risatine a denti stretti, più sorrisi che risate vere e proprie e poi erano sempre accompagnati da quello sguardo che sembrava pensare a tutt'altre cose. Un particolare era il piu inquietante di tutti: ogni volta che Marvel faceva una battuta, mentre tutti scoppiavano dal ridere, Lucy si guardava intorno e solo alcuni istanti dopo faceva quel suo strano sorriso misto allo sguardo pieno di pensieri. Soltanto dopo presi coscienza che i pensieri non c'entravano nulla... Verso la fine della serata decisi di interloquire un po più intimamente con Lucy, tanto per capirci qualcosa in quella che sembrava una specie di personalità inpenetrabile. Di parole non ne proferiva tante, anzi parlava a monosillabi tanto che dvovetti dar fondo a tutta la mia immaginazione per capire che la ragazza, dopo aver lasciato gli studi superiori, aveva deciso di darsi da fare. Ma era davanti ad un dilemma: lavorare nel negozio di abbigliamento della madre o metter su famiglia?
La fantasia era destinata a morire di li ad un'ora.
"...Ma per chi mi hai preso? Mica sono una di quelle io! La verginità è una cosa importante!" Ne seguì una mia fragorosa risata, che ebbe come effetto la sortita della ragazza dall'abitacolo, che ricomponendosi disse l'ennesima frase che si è scolpita per sempre nella mia mente: "Tutti uguali gli uomini! Pensano solo a quello!" In quel momento pensai che dopotutto mi ero sbagliato. Non è vero che la ragazza era un essere inutile. Dopotutto mi aveva strappato una risata, seppur in maniera così tragicomica. Per i più curiosi, da fonti certe (la sorella) risulta che Lucy, ora 29enne sia ancora alla ricerca spasmodica di un consorte. Mentre molteplici fonti molto meno attendibili la darebbero ancora per vergine. A voi credere alle parole del popolo. Ma si sa... Vox populi vox Dei Giuro che domani scrivo della donna intelligente. Ma ora sto morendo di sonno... Ed io che m'impegno tanto a trattare temi seri come la prostituzione e le modalità con cui debellarla. Ma si sa: categorizzi un uomo e quelli si identifica, ma categorizza una donna e... apriti cielo! E giù con "Non sono mica come le altre io!". Quindi come promesso alla fine di questo post eccovi la sua integrazione tanto attesa e tanto reclamata dai commenti, a proposito di due "omissis", cioè la donna sono come sono e la donna intelligente, ovvero: l'onestà dell'amore è il vero senso della vita... Partiamo, doverosamente, dalla più reclamata cioè la donna "io sono come sono". Come al solito, pur pralando di vita vissuta, chiameremo le protagoniste FrancAlberta, FrancElena FrancAntonia e FrancAstolfa sennò la madama mi si viene a prendere fino a casa per oltraggio alla privacy femminile. Se poi succede che non solo ti riconosci nella tipologia ma ti chiami pure FrancAstolfa, tesoro mio... fatti una corsa all'anagrafe! Tipologia "io sono come sono" Per capirci: è quel tipo di donna che se tu vai da lei solo perchè istintivamente è bona e speri di limonarci, o nel migliore dei casi speri di fartela, le da te pretende la sincerità. Vuole che tu glie lo dica, perchèle ammette che tu possa pensarlo, ma poi inevitabilmente ti dirà: Da aggiungersi, come proposto dai miei lettori e sopratutto dalle mie lettrici, che la donna "io sono come sono" desidera esclusivamente l'uomo "io sono come tu mi vuoi" (razza la cui esistenza è ancora da dimostrarsi) che però oltre a diventare inevitabilmente l'uomo "io ero quel che ero" finisce per tendere all'uomo "chi cazzo me lo ha fatto fare". Beate le donne che riescono a concepire tutte queste trasformazioni... Ma visto che vi voglio bene, a questa categoria ci aggiungo anche le esperienze personali, come promesso. Vi chiedo solo lo sforzo di immaginare me in diversi periodi della mia vita; già... perchè FrancAlberta, FrancElena, FrancAntonia e FrancAstolfa sono venute fuori, in tempi assolutamente distanti tra loro. Cominciamo con FrancAlberta che io intitolerei "...così impara quello stronzo!".
FrancErnesto, poveretto, non era un'aquila sicchè la povera FrancAlberta ci mise un po a convincerlo a "stare insieme", come si diceva a quei tempi. Fatto stà che una torrida mattina di fine giugno, durante l'ora di educazione fisica, mentre mi dilettavo a calciare con gli amici, tra un tiro in porta ed un passaggio di testa notai la coppietta appartarsi dal lato del parcheggio dei professori. Da quel momento... il buio! Non ho mai saputo cosa successe in quei 4 o 5 minuti di "imboscaggio", so solo che al ritorno la sedicente amica si sedette ed aspettò la fine dell'ora, e quando il Prof ci intimò la ritirata in classe, mi si avvicinò furtiva e disse un sibillino: "dopo ti devo chiedere una cosa...". Alle 13:20 avevamo già varcato le porte a vetri del liceo, e mentre mi accingevo a togliere il pesante catenone che legava la moto al cancello di recinsione, FrancAlberta mi chiese un passaggio per casa "perchè ho perso il biglietto del bus". Mi carico la tipa in sella, le affido il mio zainetto e manco persorsi 700 metri tra macchine di genitori in fila e autobus stracolmi di studenti lei mi fa "Fermati!". Non si dica mai che il sottoscritto non rispetta il volere femminile! Così mi fermo all'incrocio nella strada che porta alla stazione, metto il cavalletto e faccio per girarmi in modo da scendere dall'imponente cinquantino e.... ZAC! FrancAlberta mi tira almeno 6 centimetri di lingua in bocca. Passati quei 30-60 secondi di puro piacere da limonata, lei si tira indietro e fa: "...ma perchè FrancErnesto non bacia come te?!?". Io più perplesso che stupito "Boh???"... e lei, con un filo di vendetta nella voce: "così impara quello stronzo!" e mi rificca la lingua in bocca... Passiamo a FrancAntonia e FrancAstolfa, che io intitolerei "...la mia vita è come un film..."
Li per li pensai che fosse una candid camera ma quando un po perplesso le faccio "Ciaooo! Da quanto tempo..." per schivare la sicura figura di merda di non ricordarne il nome, lei mi fa "Stavo per fare una figuraccia... Avevo scambiato il tuo amico per FrancArturo, quello che chiamavate <<il teschio>>". E li mi si apre l'album mentale dei ricordi! E' FrancAntonia, quella tipa grassa come una balenottera che, quando avevo poco piu di 14 anni, mi correva dietro ogni santa sera che ci riunivamo a via Squarcioni... Porca puttana quanto s'è fatta bona!!! E le faccio "Beh... ma lo sai che sei cambiata un casino?!?" e lei "Eh si, sai la pubertà ti trasforma... ma anche FrancAstolfa è cambiata un casino! Aspè, la chiamo... FrancAstolfaaaaaaa....". Manco il tempo di ricordarmene e mi si para davanti l'ennesimo ricordo di fanciullezza: anche FrancAstolfa, che all'epoca era una specie di brufolo con una ragazzetta in mezzo, è diventata proprio bona... Che dire? Due esempi di come la natura a volte si rende conto dei suoi errori e li corregge! Intanto sono stati fatti i convenevoli tra Cocò e le mie due vecchie amiche, e siamo sotto la biglietteria quando loro acquistano i tickets per vedere "Gioco d'amore", una di quelle puttanate con Kevin Costner che tanto stanno a cuore alle donne. Ricordo bene quel momento perchè pensai "Beh...si saranno fatte pure bone, ma a quanto pare sono rimaste sempre melense e sdolcinate". Ad ogni modo ci invitano a vedere il diabetico film, ma noi gentilmente rifiutiamo e ci congediamo per lanciarci alla visione del preferibile Matrix. Dopo 130 spettacolari minuti di film, prima di riprendere la strada di casa, ci fermiamo al bar del multisala a bere una coca, e li ci si ritrova dinuovo con FrancAntonia e FrancAstolfa che vengono a salutarci. Come di buona norma si fanno quattro chiacchiere in compagnia durante le quali, vengo a sapere che FrancAntonia s'è fidanzata con FrancOrazio, vecchia conoscenza di via Squarcioni, nonchè mio collega di liceo alla succursale, che ora fa il carabiniere. Pare che FrancAntonia sia follemente innamorata di FrancOrazio da ben 5 anni e dato che lui già lavora ed ha anche un paio d'anni piu di lei, stanno seriamente pensando di andare a vivere insieme. Tutto ciò potrà avvenire appena lei si sarà laureata in psicologia e lui avrà trovato una casa in affitto. Scopro anche che FrancAstolfa sta ancora con FrancUgo, e ci sta da 8 interminabili anni. La serata si conclude con l'immancabile scambio dei numeri telefonici che poi nessuno userà mai.
Così ad un tratto lei mi fa "Ma che fai? Mi guardi le tette???" ed io, con tutta la sincerità di cui sono capace "Se avessi saputo che erano così belle, l'altra sera avrei guardato il film insieme a te!". Non vi racconterò tutta la serata, ma basterà dirvi che da quella battuta nacque uno scambio di ignobili provocazioni a base cinematografica del tipo:
Ed infine FrancElena che senza mezzi termini intitolerei "...con te vado a letto... ma lui lo amo!" FrancElena è recente, meno di un'anno e mezzo fa. I fatti si svolgono quando sono a qualche mese da compiere i fatidici 30 anni, l'allupamento si è trasformato in una doviziosa selezione, mi sono fatto casa per conto mio e la Fiat Bravo vecchia di zecca è diventata un Mercedes C220 Coupè nero con TV e lettore DVD. All'epoca frequentavo una palestra (non quella attuale), che con un gioco di parole chiameremo "Officina del Porco" onde evitare la famigerata legge 675/1996 sulla privacy. E vi dirò che mai nome fu più azzeccato per una palestra, vista la strabordante presenza di figa e l'altrettanta immensa quantità di "uomo-suino" che c'ho incontrato, categoria dalla quale prendo le debite distanze da sempre.
All'officina c'era anche Socrata, che chiameremo così non tanto perchè in ogni suo discorso tentava di fare la filosofa al pari del suo omonimo teorizzatore dell'etica, quanto per il fatto che mi ricordasse inevitabilmente l'altro suo omonimo, il calciatore brasiliano Sòcrates, forse a causa dei suoi folti e ben mantenuti baffi. E dato che non sono un sostenitore del detto "donna baffuta sempre piaciuta" mi affidai al più saggio detto popolare "donna brutta è sempre piena di amiche bone".
La cena "della palestra" era a casa di Socrata, e gli invitati erano due coppiette e tre singles tra cui il sottoscritto. Tralasciando i due miei compagni di sventura nelle grinfie della baffuta padrona di casa, mi concentrai sulle coppiette, cercando di evincere quanche informazione per dare un senso a quella serata. La coppietta di fidanzatini numero 2 era composta da Mazzinculo e corrispettivo fidanzato mentre la coppia numero 1, quella di mio interesse, altri non era che FrancElena e rispettivo marito, che da ora in poi chiameremo per convenzione "Muflone". Muflone mi si presenta come uno scialbo 41enne, magrolino e quasi calvo, con un vestito semi-classico sul marroncino cacca e un viso inespressivo, tipico di quelle foto che spesso si vedono al TG del tizio che stermina la famiglia a fucilate e poi si va a costituire dicendo "...li ho uccisi perchè li amavo troppo...".
Non ricordo esattamente le parole, quindi citerò a memoria. Dissi, con voce pacate e sorridente, qualcosa del tipo: <<... Difendo solo l'ebbrezza di un primo appuntamento. Quel senso di euforia che accompagna i giorni della settimana in cui il fatidico giorno si avvicina, quel senso di indecisione che ti prende davanti l'armadio nel pensare a che immagine vuoi dare di te a quella persona. Difendo quel senso di gioco nello sfoderare le diverse personalità che ti contraddistinguono durante l'appuntamento, quell'avere uno scambio di opinioni con gente diversa, il mettersi alla prova trovandosi davanti a persone nuove, la semplice bellezza del conoscere altri punti di vista. I primi appuntamenti sono forgianti del carattere, sono lì che ti aspettano al varco, con i loro imbarazzanti momenti di silenzio, con i timidi sguardi rubati e le parole dettate dal vino ma a volte anche dall'ingenuità del non saper vendersi bene quando si è sotto pressione. Difendo i primi appuntamenti perchè sono elettrizzanti, perchè non sai mai cosa ne esce, perchè non c'è certezza che domina la serata, perchè il bacio a volte c'è, ma molte volte non c'è. E difendo l'incertezza del conoscersi appena, che a volte ne esci folgorato, altre volte infastidito, ma nulla è d'ordinanza, si è in due sconosciuti davanti ad un calice di vino, emozionati, palpitanti e vivi...>> Il risultato fu una generale incazzatura con gli accoppiati che cominciavano a passare dalla parte dei singles, e le donne che si coalizzavano tra di loro. Ma quando parli di emozioni gratuite, quando parli di romanticismo, quando accenni alle palpitazioni di cuore, tutte le donna-coppia (e sottolineo TUTTE) in cuor loro ci pensano e rimpiangono quei momenti. Potranno negare e difendere la coppia quanto vogliono ma rimangono delle inguaribili appassionate dell'uomo conquistatore, quello che non sanno mai se riusciranno a far innamorare.
Per farla breve, la donna innamorata va bene solo per l'uomo onesto e muflone. Perchè l'onestà dell'amore è il vero senso della vita... Ma poi chi pensa alle donne non innamorate? Qualcuno dovrà pur fare il lavoro sporco... Della donna intelligente ne parliano domani che s'è fatto tardi e ho sonno. Quanto odio dover ripetere che "io l'avevo detto". E mica l'avevo detto qualche ora fa, lo dico dal 2004 e prue da prima! Ma andiamo per ordine.
Da 50 anni, ovvero dalla promulgazione della Legge Merlin, in Italia è in corso una vera e propria guerra alla prostituzione. Vien da chiedersi come sia possibile che in cinquant'anni di lotta non solo non si sia trovata una soluzione, bensì non si sia nemmeno riusciti a capire le motivazioni che sono alla base di un fenomeno così diffuso. Per capire meglio, quindi, analizziamo innanzitutto qualche notizia degli ultimi mesi e dell'ultima settimana. Il 20 dicembre il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge per impedire la prostituzione in strada e in luoghi aperti al pubblico mediante l'arresto. Già qui il primo dubbio va a quanti non abbiano pensato che forse, dopo l'esperienza della chiusura delle case di tolleranza il 16 agosto 1948, questo disegno di legge ne avrebbe naturalmente riattivato il meccanismo.
C'è anche chi ha pensato, un po come faccio io nel mio stile, di affrontare la cosa in maniera ironica ed autocritica come il caso del servizio-inchiesta della grandiosa Elena di Cioccio per Le Iene in cui la reporter ha pensato di vedere se davvero l'abito fa il monaco. Ma cosa ho già detto? Che la mente umana a volte gioca brutti scherzi! E le lucciole hanno imparato a coprirsi e scoprirsi all'uopo, ma nemmeno questo ha fermato il moralizzatore dal continuare la sua opera di purificazione delle strade. Pare infatti che la polizia, successivamente abbia cominciato a chiedere di vedere cosa ci fosse sotto il cappotto delle tipe, ma questo è ancora da verificarsi...
Ma credete che sia finita qui? Se si, allora siete proprio degli ottimisti... Pare infatti che l'italiano medio, non contento della nuova sluzione trovata dalle meretrici, abbia pensato di estendere la purificazione anche alla rete. E così è cominciata la caccia alle streghe digitali, con sequestri di siti e l'oscuramento di domini .com .net .org .info .biz .us e ovviamente .it peraltro gli unici sui quali può cadere la giuristizione italiana, laddove il sito sia ospitato fisicamente in un altra nazione.
Ma sapete la cosa più sconvolgente di tutto ciò dov'è? E' nel fatto che mentre tutto ciò accadeva venivano fuori notiziuole e chicche che invece all'italiano medio sono piaciute tantissimo (ne è la prova il fatto che se ne sia parlato addirittura in testate giornalistiche serie e qualche TG). Prima notizia bomba: Seconda notizia bomba, e con questa concludo il reportage sullo squallore italiano: Insomma, se ancora servisse ricordarlo, per eliminare le prostitute dalla faccia della terra c'è bisogno di qualcuna che prenda il loro posto! Ma è così difficile capire che se la prostituzione esiste sin dai tempi dei sumeri, un motivo deve pur esserci? E mi astengo dal riportare tutte quelle assurde notizie degli ultimi tempi che riportano sempre piu donne (e solo loro, si badi bene) che si dichiarano a favore dell'astinenza sessuale. Per quel che mi riguarda, io combatto per la figa ogni giorno, e trovo da solo le mie soluzioni (vedi post precedente), ad ogni modo, come già fatto in un vecchio post, sono costretto a ripetermi con una mia vecchia massima: Ma ve l'immaginate che bello se le donne la dessero via senza farsi problemi e magari anche provandoci piu piacere di quanto noi uomini diamo via il cazzo? Meditate, italiani, meditate... Ho la serissima intenzione di riprendere a scrivere le mie chicche su questo blog. Sto solo riorganizzando i pensieri. Quindi per adesso leggetevi questo pezzo che ho scritto qualche settimana fa in conseguenza alla mostruosa quantità di figa che mi è piovuta addosso negli ultimi mesi e che vi racconterò per filo e per sengo. Le mie modalità ed i miei tempi di abbordaggio. Ovvero come portarla a letto senza perdere tempo. Oggi il tempo sembra non bastare mai. Siamo sempre col cronometro in mano tra lavoro, studio, e vita sociale tanto che il tempo a nostra disposizione si riduce sempre di piu. Sono lontani i giorni dell'amor cortese medievale; il cavaliere che andava in battaglia e la sua amorosa che lo aspettava a corte trombandosi il servo, l'amor cortese del cavaliere e le poesie al balcone dell'amata che s'era appena masturbata non sono cose che oggi possono funzinare. C'è troppo poco tempo. E allora una piccola guida (da rivedere e aggiornare in seguito) per la sopravvivenza del maschio metropolitano. Si basa sul principio di dare alle donne sesattamente ciò che vogliono: le bugie. Non fatevi troppi problemi perchè, fichè la richiesta parte da loro, voi non fate altro che una cortesia a dar loro ciò che vogliono. Quest'abbozzo di guida è modellato sulla mia esperienza, ma con qualche ritocco può adattarsi a chiunque, credetemi.
Tipologia teenager:
Tipologia oca:
Tipologia romantica inguaribile: Da rivedere e aggiornare... Pare che finalmente ho un motivo genetico che giustifica la mia attitudine che pursempre è considerata da me normale (e che non credo abbia bisogno di giustificazioni). Ad ogni modo, uomini trombaioli che rifiutate la monogamia ecco un articolo tutto per voi: |